Ubisoft: dipendenti in piazza, proteste anche in italia
Lo sciopero contro la famiglia Guillemot e i tagli aziendali

Gli sviluppatori di Ubisoft sono passati dalle parole ai fatti: lo sciopero di tre giorni promesso e organizzato per questa settimana è letteralmente sceso in piazza in corrispondenza delle sedi europee della software house, soprattutto a Parigi e Milano.
Sotto accusa ci sono le politiche di taglio alle spese e licenziamenti perpetrate dall'azienda soprattutto a seguito dell'accordo stipulato con Tencent. La goccia che avrebbe però fatto traboccare il vaso sarebbe stata la decisione di annullare qualsiasi forma di lavoro in remoto obbligando di fatto tutti i dipendenti a presentarsi in ufficio 5 giorni su 7. Le proteste sono particolarmente accese nei confronti di Yves Guillemot, fondatore dell'azienda insieme ai suoi fratelli e tutt'ora CEO della società, accusato di essere ormai distaccato dalla reale situazione degli studios e del mercato.
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"A questo punto è evidente che Yves Guillemot non abbia alcuna conoscenza o comprensione della sua compagnia o dei suoi dipendenti - dichiara Marc Rutschlé, rappresentate sindacale della firma Solidaires Informatique ai microfoni di Gamesindustry - La compagnia sta proseguendo nel suo piano di taglio dei costi e licenziamenti. I nostri team stanno già lavorando sotto pressione, spesso sotto organico. Dopo numerosi anni senza aumenti di stipendio (o aumenti irrisori) siamo certi che, ancora una volta, i dipendenti non riceveranno un aumento quest'anno."
La manifestazione è stata documentata sul social Blusky da tale Mando - o Mrmandolino - e mostra cartelli e sfottò che sfruttano tra l'altro l'immagine dei Rabbids, i conigli dispettosi e irriverenti della stessa Ubisoft. Tra gli altri capeggiano cartelli e adesivi con le scritte "Non UBIdisco", "Il viaggio rapido esiste solo nei videogiochi", "Gli azionisti non fanno i giochi: li facciamo noi" e altro ancora. Si nota anche molta "italianità" nello sciopero, con i manifestanti pronti a far sentire e vedere la loro presenza anche ballando al ritmo di musiche dei videogiochi.
Ubisoft: un futuro tutto da discutere
È importante notare come queste forme di protesta stiano arrivando da Francia e Italia dove i dipendenti di Ubisoft godono, in forza delle leggi locali, di protezioni sindacali e hanno dunque anche il diritto di organizzare e sostenere scioperi. Così non avviene automaticamente oltreoceano, per esempio in Canada dove Ubisoft possiede vari studios che stanno subendo passivamente le decisioni aziendali. Ne è riprova il fatto che David Michaud-Cromp dello studio di Montreal sia stato licenziato dopo essersi espresso negativamente nei confronti della politica del lavoro in presenza. Marc-Alexis Côté dello studio Quebec, invece, dopo essere stato allontanato contro la sua volontà ha denunciato la società.
In tutta questa querelle Ubisoft mette a capo dei nuovi investimenti il discusso figlio di Guillemot e cancella progetti su progetti, tra cui il Remake di Prince of Persia: le Sabbie del Tempo. Il futuro della società è dunque estremamente nebuloso e non sono in pochi a considerarla "dead man walking"...


