Il nuovo Il signore delle mosche è brutalmente fedele al romanzo originale: la recensione
La BBC porta sul piccolo schermo il classico di William Golding con un adattamento ambizioso e produttivamente imponente, presentato in anteprima alla Berlinale.

Era da tempo che BBC non presenta al suo pubblico un progetto ambizioso come Il signore dello mosche, un classico della letteratura (per ragazzi e non) che è diventato varie volte un film e ora sbarca sul piccolo schermo. È un colpo, forte, che l’emittente pubblica inglese batte in un momento di forte crisi reputazionale ed economica, senza dimenticare le pressioni politiche e le riorganizzazioni interne. Da quanto è stato possibile appurare al Festival di Berlino, dove sono stati presentati in anteprima mondiale i primi due episodi dei quattro che vanno a comporre la miniserie, è una scommessa vinta come non se ne vedevano da tempo in campo televisivo per BBC.
Il signore delle mosche è una serie ambiziosa anche nei mezzi nelle scelte produttive
A impressionare di questo adattamento è innanzitutto la scala produttiva: in un momento di difficoltà puntare su un classico molto amato ma mai adattato per il piccolo schermo potrebbe sembrare un andare sul sicuro, non fosse che la produzione ha creduto con convinzione al progetto, approcciandosi allo stesso con un budget e una preparazione che sa di vecchia, costosa TV di altri tempi.

Anche se il dilagante uso di grandangoli e lenti anamorfiche non rende sempre giustizia alla bellezza selvaggia dell’ambientazione, questo Il signore delle mosche è stato girato per la gran parte nell’Arcipelago di Langkawi, in Malesia, con un gruppo di ragazzini giovanissimi scelti attraverso un infinito processo di casting. Le probabilità che diventino nel giro di pochi anni facce e nomi familiari sono piuttosto alte. Basta considerare che il giovanissimo Lox Pratt ha spuntato due ruoli da antagonista da annali qui e nella nuova serie di Harry Potter dove sarà il nuovo Draco Malfoy, passando per infiniti casting, per dare un’idea della qualità recitativa sua e del suo contraltare David McKenna nei panni di Piggy.
I nomi, altisonanti, ricorrono un po’ in tutta la produzione: bastano per esempio appena pochi minuti di visione per capire che la colonna sonora si muove su un livello altissimo, tutt’altro che relegata allo sfondo, dato che non si accontenta della presenza di una star del settore come Cristóbal Tapia de Veer (il compositore delle iconiche musiche di The White Lotus) ma gli affianca anche il premio Oscar Hans Zimmer (Dune, Inception, Il Re Leone) e Kara Talve per il tema principale e le musiche aggiuntive.

Ci si è messa anche la fortuna: tra la produzione e l’uscita della serie lo showrunner Jack Thorne è diventato anche lui una star, o quantomeno un nome di riferimento quando si parla di adolescenti problematici in TV. BBC dunque può sfruttare il traino di Adolescence, serie Netflix che lo ha consacrato, per rendere ancora più appetibile la visione di una storia in cui “gli esseri umani producono il male come le api producono il miele”, come soleva dire l’autore del romanzo e premio Nobel William Golding.
Uno dei punti chiave di questo adattamento è infatti mantenere intatto lo spirito del romanzo d’origine, che viene adattato in maniera piuttosto fedele proprio il pessimismo cosmico del suo scrittore. Golding infatti immagina un disastro aereo a cavallo tra le due guerre mondiali di cui gli unici sopravvissuti sono un gruppo di giovanissimi ragazzini britannici. Espressione della società inglese più altolocata e posh, i ragazzini (divisi tra un manipolo di preadolescenti e un gruppetto di bambini più piccoli) cercano da subito di organizzare la propria sopravvivenza in quel modo “civico” e regolato che la società e gli adulti hanno insegnato loro. La bellezza brutale della storia sta proprio in come mostri come certe fondamenta basate su dinamiche di potere e sopraffazione siano già radicate in giovanissimi partecipanti alla vita sociale che, se isolati e senza una guida adulta, finiscono molto presto per rivelare quanto l’essere umano porti con sé timori atavici, paranoie e una spiccata propensione alla sopraffazione e alla violenza che per Golding sono insite nella sua stessa natura.

Anche dopo Adolescence, Jack Thorne continua a sperimentare
Ambientato negli stessi anni del romanzo, di cui trasla abbastanza fedelmente lo sviluppo, Il signore delle mosche vede il suo creatore Jack Thorne scegliere ancora una volta di sperimentare in campo registico. Ancorché bellissima, l’isola su cui sbarcano i bambini non appare mai come tale, perché tra una fotografia ipersatura e una regia che deforma costantemente i contorni del fotogramma l’impressione continua è quella di un voyeurismo ossessivo e paranoico.
Thorne evita agilmente la trappola del spiegare troppo e anzitempo: non è una serie particolarmente dialogata, anzi. Il signore dello mosche è capace quando necessario di seguire in silenzio i suoi protagonisti nel folto della foresta, lasciando che a poco a poco rivelino da sé cosa li turba. Ci sono per esempio almeno tre scene nei primi due episodi (ognuno dei quali dedicato a uno dei ragazzini) in cui seguiamo l’antagonista Jack standogli alle spalle. La luce che si riflette sulla sua schiena via via più sporca, il movimento delle scapole mentre avanza silenzioso nel folto della foresta alla ricerca di un cinghiale da cacciare, il ripiegarsi su sé stesso quando sente di aver fallito: è una serie che non sottovaluta la fisicità degli interpreti, dato che poi la principale contrapposizione vede due menti e due corpi radicalmente differenti una dall’altra e forse anche per questo istintivamente ostili l'un l'altra.

Piggy (David McKenna) è grassottello e per questo così soprannominato, ma è avveduto, sapiente, persino pedante nel suo essere giudizioso. Condivide astuzia e capacità manipolatorie con Jack, che è il suo esatto opposto: magro, longilineo, atletico e crudele. La serie non fa nemmeno l’errore di ridurre il tutto a una contrapposizione tra i due, dando spazio anche agli altri ragazzini, che sono un mix tra le loro caratteristiche, non ingentilendosi nemmeno quando il precario equilibrio “civile” va frantumandosi e il gruppetto comincia a regredire verso brutali, violente logiche tribali, non estranee a superstizioni e paranoie.
Per la riuscita della serie sarà cruciale che queste premesse vengano mantenute anche nella seconda parte, dove sarà interessante capire se Jack Thorne condivide in toto la visione pessimista di Golding o invece avendo quattro ore di durata a disposizione per approfondire ulteriormente le psicologie dei giovani personaggi, arriverà a conclusioni differenti. Quanto visto dei primi due episodi basta però per dire che si tratta già di una delle uscite più ambiziose dell'anno, a cui vale assolutamente la pena di dare un'occhiata.
Voto
Redazione

Il nuovo Il signore delle mosche è brutalmente fedele al romanzo originale: la recensione
Il signore delle mosche è un ottimo adattamento. Può vantare un curatissimo processo di selezione delle location e un lavoro sopraffino di casting di giovanissimi interpreti che dimostrano già un’ottima caratura e abilità recitativa. A fare la differenza è anche la capacità di Thorne di essere fedele al testo e al messaggio originale senza però per questo accasciarsi a peso morto sullo stesso. Quello del signore delle mosche è un adattamento fedele nell’epoca e nei contenuti, che utilizza sapientemente la dimensioni visiva e sonora, rendendo via via più scarni i dialoghi e i confronti tra i personaggi (lasciando grandissimo respiro alle loro azioni) per trovare una sua specificità, che va a magnificare ancor di più il punto della storia, dimostrando quindi di esserne assolutamente all’altezza.


