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Due Spicci di Zerocalcare: arrendersi al cambiamento

Due Spicci di Zerocalcare: arrendersi al cambiamento
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Dalle vignette su Facebook alla terza serie animata su Netflix: la parabola di Zerocalcare è in perenne ascesa e oggi probabilmente è il fumettista italiano più influente di sempre. Due Spicci, la nuova serie in onda in questi giorni su Netflix è l’apice (per ora) di un percorso artistico che attraverso un linguaggio quotidiano e le ipocondrie di un paio di generazioni cresciute insieme all’autore romano ha prima contribuito alla rinascita del fumetto in Italia negli anni ‘20 e poi ha sdoganato l’animazione per adulti su Netflix, ormai vero erede della TV nazional-popolare. Già questo non sarebbe poco: se ci aggiungiamo che lungo tutto questo tragitto fatto di decine di lavori a fumetti, interminabili firmacopie, festival, presentazioni, le immancabili locandine per la sagra del cinghiale fracico e la direzione artistica di un progetto di animazione, Michele Rech è rimasto sostanzialmente sempre lo stesso. Ecco questo dettaglio, Zerocalcare che è rimasto sempre lo stesso, teniamolo qui, per il momento.

La trama di Due Spicci

Come quasi ogni tassello della lunga narrazione di Zerocalcare, Due Spicci è ambientato nella periferia romana è ha per protagonista lo stesso Zerocalcare e il suo gruppo storico di amici. In questa occasione il motore del racconto è Cinghiale (quello che pensa sempre a una cosa sola), divenuto nel tempo socio d’affari con Zero nel bar di zona, da cui però iniziano a mancare soldi in cassa a fine mese. Il confronto tra i due apre uno squarcio su problemi nati piccoli e sfociati nel territorio della bassa manovalanza della mala romana.

Due Spicci di Zerocalcare: arrendersi al cambiamento

Quasi contemporaneamente, nella vita di Zero riappare Smeralda, amore platonico di Zero, in cerca di una sistemazione temporanea dopo aver rotto per l’ennesima volta con il suo fidanzato violento. Sarah la ospiterebbe volentieri, ma ha già diversi problemi di fiducia da gestire con la sua compagna, quindi a Zero non resta che mettersi in tasca la sua misantropia e aprire le porte di casa sua all’amica. Nel frattempo però, i problemi con la criminalità di zona peggiorano, rischiando di mettere in pericolo anche Smeralda.

Questo mondo non lo ha reso cattivo.

Zerocalcare è sempre lui, dicevamo, e lo stesso si può dire per la sua poetica.L’artista romano da sempre parla (o meglio disegna e scrive) di ciò che vive in prima persona e da lì non si è mai spostato di una virgola: è cresciuto, è invecchiato (il dramma tricotico che accompagna ogni italiano fa più di un cameo in questa serie) e con l’età sono cambiati i suoi problemi, ma restano sempre i suoi, del suo quartiere, del suo attivismo, del suo modo di vedere il mondo. E per quanto ci possa far piacere credere il contrario, il cambiamento individuale è un percorso lento, lentissimo, quasi impercettibile dall’esterno e la produzione di Zerocalcare, sempre molto puntata verso l’interno, ne è un riflesso. Difficilmente cambiano i temi: più facilmente cambia il modo in cui Zero e gli altri personaggi li affrontano.

Due Spicci di Zerocalcare: arrendersi al cambiamento

Non cambiare inteso come cercare di non derogare mai ai valori che lo guidano è un po’ il tratto caratteristico di Zerocalcare. Al punto che appare normale vedere il suo alter ego escludere immediatamente il ricorso alla polizia come strumento valido per aiutare l’amica Smeralda, vittima di violenza da parte del compagno. Benché sia un dettaglio, una manciata di fotogrammi al massimo che si perdono nel flusso narrativo degli 8 episodi della serie, è un dettaglio molto significativo della coerenza interna mantenuta dalla produzione di Zerocalcare, ma anche della facilità con cui scrive sé stesso. Questo abiurare alla regola aurea della serialità italiana, per cui poliziotti e medici sono da raffigurare come figure in odore di santità, passa così sotto traccia che le polemiche sono scoppiate altrove, su un altro terreno. Nel caso non sappiate di cosa stiamo parlando, ci riferiamo all’animazione, ma se far il punto su questa vicenda vi rimandiamo a un video dello stesso Zerocalcare, è interessante parlarne perché è su quel fronte che si notano i cambiamenti più evidenti, con un allontanamento dallo stile di Zerocalcare in alcuni elementi di contorno e incursioni più esplicite di altri stili (un po’ come avveniva in Spongebob, per capirci) spesso per finalità comiche.

Se tutto cambia, si può rimanere se stessi?

Intorno a Zero, però, il mondo cambia. Cambiano gli amici, ciascuno immerso nei propri guai come Secco, la cui assenza è un mistero silenzioso che serpeggia lungo la prima parte della serie per poi svelarsi nella seconda parte. È cambiato Cinghiale, ormai sposato con prole, dovendosi adattare alla frotta di problemi adottati insieme al nuovo status quo familiare. E Zero? Puoi rimanere sempre lo stesso se nel frattempo buona parte della tua esistenza viene inghiottita dal lavoro, le presentazioni, i tour, le fiere, i firmacopie, le riunioni, le interviste.. Chi è sparito davvero dai riti quotidiani dell’amicizia, tu o gli amici?

Due Spicci di Zerocalcare: arrendersi al cambiamento

Come quasi ogni opera di Zerocalcare, anche Due Spicci è una seduta di auto-analisi in cui il fumettista di casa Bao si guarda dentro, in cerca di risposte a domande che arrivano dallo stesso interno in cui sta guardando. E il mostro, questa volta, è la consapevolezza di come l’individualismo sia riuscito a mettere bandiera anche laddove la l’azione collettiva era riuscita a respingerlo: Zero col lavoro, Cinghiale coi buffi, Sarah coi problemi di coppia. Abbiamo tutti una soluzione per i problemi degli altri, ma i nostri solo nostri, un velo da nascondere all’esterno, ma anche una comoda giustificazione per il progressivo rinchiudersi in se stessi dell'età adulta. Abbiamo tutti i nostri problemi, probabilmente troppi per riuscire a gestirli tutti e allora i problemi stessi diventano scudi che giustificano il ritiro nel privato, benché sia tristemente chiaro a tutti che le soluzioni sia più facile trovarle insieme.