Stuart Fails to Save the Universe – Recensione: il nuovo spinoff di Big Bang Theory che non ritrova la formula magica
Chuck Lorre porta Stuart e i "comprimari" di TBBT in un multiverso di episodi, ma il ritmo e l'alchimia della serie madre restano un'illusione
Dopo Young Sheldon e George & Mandy, arriva oggi su HBO il terzo spinoff di The Big Bang Theory, ideato sempre dallo stesso Chuck Lorre che ha dato vita ad una delle serie più amate nella storia della televisione. Come suggerito dal titolo, il nostro Stuart, lo squinternato proprietario della fumetteria di TBBT, è impegnato a rimettere in piedi quello che resta del nostro universo, accidentalmente mandato in pezzi da una particolare macchina quantistica costruita da Sheldon, Howard e Leonard. Saltando da una realtà parallela all’altra dovranno ricomporre i pezzi di questo cosmico puzzle nella ricerca delle informazioni necessarie (e anche di alcuni componenti), per rimettere le cose a posto una volta per tutte, con scarsi risultati. Il cast raccoglie tutti quei personaggi di “secondo piano” della serie originale, rendendoli protagonisti assoluti in situazioni al limite del paradossale anche se, non possiamo spoilerare, non mancheranno le sorprese, tipo la Nowitzki segretaria di una Caltech “alternativa” davvero molto particolare.
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Il cast: i "comprimari" di TBBT diventano protagonisti
Oltre al già citato Stuart, il nucleo principale del cast è composto anche dal Bert (il corpulento geologo), Kripkie (il fisico antagonista di Sheldon e Leonard) e Denise, che anche in questa serie ha il compito di essere l’eterna fidanzata di Stuart, anche se in alcuni mondi la troveremo inizialmente assieme ad un nuovo personaggio ricorrente, Gary, salvo poi tornare (per una serie di motivi sempre diversi), tra le braccia del nostro Stuart.
Lo scorrere delle puntate è caratterizzato proprio dal fatto che ad ogni episodio ci troviamo sempre in un nuovo mondo, con le sue stranezze e le sue peculiarità. Inizieremo con un universo post apocalittico simile a Fallout, con enormi falene volanti e corporazioni armate a rastrellare le strade ma con la fumetteria di Stuart sempre operativa. Quello che stranisce un po' proprio nel primo episodio è un certo grado di “violenza” (attenzione alle virgolette) che sulle prime potrebbe spiazzare un po' lo spettatore, ma che trova perfettamente senso nell’ottica dell’ambiente in cui si svolge la puntata. Troveremo altri mondi dove i nostri eroi apprezzeranno brucare erba e piante e altre dove metteranno a soqquadro la vita di una pacifica comunità indigena.

Il fallimento di Stuart: un esperimento riuscito solo a metà
Il ritmo cerca di richiamare quello serrato di TBBT, ma qualcosa manca all'appello. Diverse puntate risultano tirate per le lunghe e il tono non riesce a restituire quella dinamica di battute fulminee che aveva reso celebre la serie originale. Non bastano le trovate più folli, i riferimenti a classici come L'alba dei morti viventi, le citazioni di Jurassic Park, Matrix o Platoon, né i camei sparsi lungo i dieci episodi della prima stagione. Stuart Fails to Save the Universe resta un tentativo riuscito solo in parte: dà finalmente spazio alle "seconde linee" di una serie cult, ma pur con interpreti capaci, non riesce a replicare quella formula che il pubblico si aspettava, senza però costruire un'identità autonoma abbastanza solida da reggersi da sola.
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Redazione










