Beverly Hills 90210, il cult televisivo che ha segnato una generazione
In occasione del ritorno della serie su SKY e NOW, riscopriamo le disavventure romantiche di Brandon, Brenda, Dylan e tutti i ragazzi di Beverly Hills.

Esiste un paradosso nella malinconia televisiva: più una serie è consolidata nella propria epoca - incarnandone moda, linguaggio, ansie generazionali - più rapidamente questa invecchia, diventando quasi vetusta per chi non l'ha vissuta in un primo momento. Eppure proprio questa specificità storica trasforma certe produzioni in un'iconica capsula del tempo, nella quale reimmergersi anche anni dopo con afflato piacevolmente nostalgico.
Soltanto qualche tempo fa abbiamo ripercorso su queste pagine l'impatto che ha avuto Dawson's Creek e la recente perdita del suo title-character James Van Der Beek, oggi invece vi parliamo di qualcosa che è venuto ancor prima, vero e proprio spartiacque delle storie teen su piccolo schermo. Dal 3 aprile arrivano su Sky e NOW tutte e dieci le stagioni di Beverly Hills, 90210 ed ecco perciò l'occasione per tornare nuovamente in quei mitici anni Novanta, concettualmente così distanti dal mondo e dalla gioventù d'oggi.

Come eravamo
Una sorta di documento antropologico, più accurato di qualsiasi saggio sociologico, è ciò che rappresenta la prima stagione di Beverly Hills, 90210, testimonianza di un'America che non esiste più, di un'adolescenza pre-internet che sembra lontana quanto il Cretaceo, di un momento storico - quella breve parentesi tra la caduta del Muro di Berlino e l'11 settembre - in cui sembrava che l'unico dramma rimasto fosse quello degli amori non corrisposti.
Quando la serie debuttò il 4 ottobre 1990 su Fox, in pochi avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, anche per via rating della prima stagione non certo benevoli. Eppure la perseveranza ebbe ragione e trasformò un flop in un fenomeno di massa su scala globale.

Darren Star era un giovane sceneggiatore trentenne che sognava di trasformare i film adolescenziali alla John Hughes in formato seriale, portando sull'allora tubo catodico quella stessa miscela di romanticismo, commedia e temi più seri che aveva reso opere come The Breakfast Club (1985) e Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare (1984) delle pietre miliari del cinema adolescenziale anni Ottanta. Dall'altra Aaron Spelling, produttore che aveva già riempito il palinsesto americano con produzioni del calibro di Dynasty, Charlie's Angels, The Love Boat, Fantasy Island e così via, era una certezza e sapeva come intercettare i gusti del grande pubblico.
Lontani ma vicini
Beverly Hills, 90210 ci ha portato tra le case dei ricchi, in uno dei quartieri benestanti d'Oltreoceano per eccellenza, spingendo il giovane spettatore a identificarsi con quei coetanei o poco più, alle prese con tribolazioni romantiche di vario tipo. Il sesso era una sorta di chimera, un obiettivo da sbloccare, e nulla era dato per scontato, tra influenze alla James Dean - nella figura chiave di Dylan, che paradosso tra i paradossi non era nemmeno presente nella puntata pilota - e richiami a quell'American Graffiti (1973) o ancora ad Happy Days in un contesto ben più avanti nel tempo.

La serie si apre con premessa semplice quanto efficace, introducendo come principali protagonisti i gemelli Brandon e Brenda Walsh, appena trasferitisi con i genitori da Minneapolis alla scintillante Beverly Hills. Questo permette a chi guarda di osservare e scoprire quel mondo dorato attraverso occhi esterni, condividendo lo shock culturale dei due consanguinei. Brandon è costruito come il classico boy scout ingenuo e rispettoso delle regole, mentre manifesta già un'indole ribelle per quanto sia di buon cuore. Un dualismo drammatico quanto basta per creare tensione narrativa e attirare le simpatie del pubblico.
Fuori dal tunnel
La prima stagione più delle successive è stata una sorta di unicum, quasi sospesa nel tempo: lo spirito degli anni Ottanta non era infatti completamente svanito a inizio anni Novanta, anche se accenni grunge cominciavano piano piano a emergere. E i personaggi non erano adolescenti veri ma fantasie idealizzate di adolescenza, con il cast quasi sempre assai più maturo rispetto a chi interpretava - emblematico il caso di Andrea, con l'attrice Gabrielle Carteris praticamente trentenne.

Ciò che davvero ha distinto Beverly Hills, 90210 è l'audacia, del tutto nuova per l'epoca, con cui affrontava temi considerati tabù per l'audience contemporanea. Dall'AIDS alla violenza sessuale, dalle gravidanze indesiderate alla malattia, fino alle dipendenze da droghe e alcool. Certamente ad oggi il come si siano affrontati tali argomenti può apparire con sguardo parzialmente edulcorato, ma bisogna contestualizzare il tutto al preciso periodo storico e a come la televisione ai tempi parlava al proprio target. Un target che tutt'oggi, tra tragiche scomparse dei membri del cast - da Luke Perry alla più recente Shannen Doherty - e ricordi della propria giovinezza, avrà modo di rituffarsi nuovamente in questo coming-of-age che ha segnato un'intera generazione.












