Crans-Montana e La notte che non passerà, le analogie tra una tragedia reale e il racconto televisivo
La tragedia di Crans-Montana riporta al centro La notte che non passerà, miniserie che racconta una storia vera e interroga ancora la memoria collettiva.
La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno 2026 a Crans-Montana, in Svizzera, ha riaperto una ferita che sembrava ormai affidata alla memoria collettiva. Nelle stesse ore in cui le autorità cercavano di ricostruire le cause dell’incendio nel locale Le Constellation, molti spettatori hanno avvertito nel racconto televisivo un’eco dolorosa di quanto stava accadendo. È in questo contesto che La notte che non passerà è tornata al centro dell’attenzione.
Cos’è La notte che non passerà: la storia vera
Uscita nel 2023 su Netflix, la miniserie ricostruisce l’incendio della discoteca Kiss di Santa Maria, in Brasile, avvenuto nel gennaio 2013. Un evento che causò centinaia di vittime, in gran parte giovani, e che segnò profondamente il Paese. Il racconto segue la dinamica del rogo, le indagini, il dolore dei familiari e il lungo percorso giudiziario, nel tentativo di restituire una memoria condivisa di ciò che accadde.
Cos’è successo a Crans-Montana: parallelismi con La notte che non passerà
Il parallelismo con quanto successo a Crans-Montana non nasce da un confronto numerico né da un accostamento forzato. Le analogie emergono piuttosto da elementi ricorrenti che la cronaca ha già mostrato in passato. In entrambi i casi si parla di incendi sviluppatisi all’interno di locali chiusi e affollati, durante momenti di festa. In entrambe le vicende, l’uso di dispositivi pirotecnici e la presenza di materiali infiammabili hanno avuto un ruolo centrale nelle ricostruzioni investigative. Anche le difficoltà legate alle vie di fuga e alla gestione dell’emergenza sono riaffiorate nelle prime ore successive ai fatti.
Rivedere oggi La notte che non passerà non significa cercare spiegazioni semplici o scorciatoie narrative per comprendere una tragedia ancora in fase di accertamento. Significa invece osservare come una storia raccontata a distanza di anni possa riemergere come monito, senza aver perso la propria funzione civile. La serie nasceva con l’intento di preservare la memoria di una catastrofe e delle responsabilità che ne seguirono, non certo di anticipare eventi futuri.
La vicenda svizzera è ora oggetto di indagini complesse e delicate, che richiedono tempo e rispetto per le vittime e per i loro familiari. In questo senso, il rinnovato interesse per la miniserie brasiliana non va letto come una sovrapposizione tra finzione e realtà, ma come il segnale di un bisogno collettivo di comprendere, ricordare e interrogarsi. Il passato, quando viene raccontato con rigore, può ancora offrire strumenti di riflessione. Non per spiegare il presente, ma per evitare che tragedie simili vengano archiviate come eventi isolati, privi di insegnamenti.


