James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

A poche ora dalla scomparsa dell'amato attore, lo ricordiamo in uno speciale che riflette sulla sua carriera e su quella serie iconica che ha segnato la generazione dei millennials.

James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

La notizia ha cominciato a spargersi ieri in serata e anche chi è andato a dormire presto stamattina ha di certo saputo, dato che ha invaso i social network e le news di internet: la scomparsa di James Van Der Beek, ricordato dal grande pubblico per il ruolo di Dawson Leery nella serie cult che prendeva il titolo proprio dal nome del personaggio, ha profondamente segnato in particolare quel pubblico di millennials cresciuto con le sue tribolazioni amorose.

Lui, Joey, Pacey e Jen - senza dimenticare tutti i personaggi più o meno secondari - hanno accompagnato chi cresciuto tra gli anni Ottanta e Novanta per lungo tempo, in quei pomeriggi dove, tornati da scuola, si accendeva la televisione immedesimandosi nelle prime cotte e nei turbinii adolescenziali che almeno una volta nella vita chiunque ha provato.

C'è qualcosa di profondamente ingiusto nel fatto che proprio James, che per sei stagioni ha incarnato l'ottimismo implacabile e la fede incrollabile nei sogni, ci abbia lasciato a soli quarantotto anni, stroncato da un cancro al colon-retto che aveva combattuto con quella stessa ostinata determinazione che caratterizzava il suo iconico alter ego. La notizia, diffusa dalla moglie Kimberly Brook, madre dei loro sei figli, arriva come un pugno nello stomaco per chi ha costruito il proprio immaginario romantico sulle sponde di Capeside, fittizia cittadina che è stata per la maggior parte della serie il palcoscenico di quattro ragazzi che cercavano di capire chi fossero e cosa volessero diventare.

James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

Capeside caput mundi

Non è certo stato un fulmine a ciel sereno, della malattia dell'attore si sapeva da tempo così come delle costose spese mediche che ha dovuto sostenere in un'America dove la sanità può diventare complicata e onerosa anche per chi i soldi dovrebbe averli. Ma le dichiarazioni dell'attore stesso e i suoi viaggi per sensibilizzare sulla patologia e aiutare altri nella sua stessa condizione lasciavano auspicare una potenziale guarigione, purtroppo smentita dai fatti che soltanto poche ore fa hanno sconvolto colleghi e milioni di fan in tutto il mondo.

James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

Per chi scrive Dawson ha rappresentato una sorta di unicum nel panorama televisivo dei tempi, una figura con la quale immedesimarsi più che mai: appassionato di cinema, profondamente idealista, innamorato di quella sua migliore amica con la quale ha costruito un tira e molla durato per tutte le stagioni, fino a quell'epilogo che ha deluso alcuni e soddisfatto altri. E Van Der Beek, pur in tutte le sue contraddizioni e in quell'espressività particolare, che ha dato poi vita a diversi meme assai popolari sul web, aveva messo dentro questo giovane cinefilo molto della sua sensibilità, come dimostrano anche le dichiarazioni odierne di chi ha avuto modo di lavorare con lui.

D'altronde chiunque abbia visto Dawson's Creek sa che quella serie non era semplicemente un teen drama come gli altri. Creata da Kevin Williamson, lo stesso sceneggiatore/papà della saga di Scream (1996), la serie affrontava questioni di sessualità e di identità con una franchezza e un'articolazione che la televisione americana non aveva mai visto prima in personaggi così giovani. Più idilliaca di Beverly Hills 90210 e meno cinica rispetto a operazioni successive come Melrose Place, si portava addosso una ventata di amabile dolcezza e malinconia, che risuona ancor più ora in chi, coi ricordi, si spinge a ricordarne quelle trasognate atmosfere.

James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

E lì Dawson, aspirante cineasta che divorava i film di Spielberg e guardava al mondo attraverso la lente della Settima Arte, eterno romantico che credeva nell'amore come nelle pellicole e che ha idealizzato nell'anima gemella Joey una musa da cui prendere ispirazione. Un personaggio che paradossalmente ha ingabbiato l'attore, rimastone schiavo anche dopo la conclusione della serie ma capace di giocarvici sopra con un'autoironia sorprendente: basti pensare alla partecipazione nel ruolo di se stesso nei ventisei episodi di Non fidarti della str**** dell'interno 23 o ancora nell'esilarante versione vista nel dittico delle disavventure in solitario di Jay & Silent Bob firmate da Kevin Smith, tra i primi a ricordarlo con un toccante post sui social network.

Non solo Dawson

E se in tanti nominano un altro ruolo iconico per il pubblico teen, ovvero il giocatore di football - del quale era un grande appassionato - nel piccolo cult a tema Varsity Blues (1999), la sua prova migliore, in grado di convincere pubblico e critica pressoché senza riserve, resta quella in Le regole dell'attrazione (2002). Lì vestita i panni borderline di Sean Bateman - fratello minore di quel Patrick interpretato da Christian Bale in American Psycho (2000) e altrettanto fuori di testa: moralmente compromesso, tossicodipendente e manipolatore, ma anche in cerca di un amore corrisposto ma non sbocciato. Una sorta di versione dark del percorso coming-of-age vissuto proprio a Capeside, che ha permesso a Van Der Beek di esplorare i lati oscuri della sua espressività con totale trasporto e intensità, dando vita ad un tormentato bad-boy che non si scorda.

James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

Eppure nessuno di questi tentativi riuscì mai davvero a cancellare l'immagine di Dawson Leery. James aveva creato un personaggio talmente impresso nell'immaginario collettivo che qualsiasi cosa avesse fatto dopo sarebbe stata inevitabilmente messa a confronto. Tutto riporta(va) sempre e comunque a Dawson's Creek, a quei pomeriggi assolati e a quei sentimenti in divenire, a quell'età dove tutto sembrava possibile e la morte così lontana e inspiegabile. Ma la vita, si sa, non è la finzione e oggi per molti di noi la sensazione non è quella di aver perso semplicemente un attore ma un pezzo della propria adolescenza, un volto amico che era stato presente nei sogni ad occhi aperti su come sarebbe stata la vita da grandi.

James Van Der Beek: non solo Dawson, tra nostalgia e ricordo

Dawson's Creek ci aveva promesso che quel breve arco di tempo dell'esistenza era fondamentale, che le nostre emozioni esagerate e le nostre scelte spesso sbagliate meritavano di essere prese sul serio, che era possibile crescere senza perdere completamente la voglia di sognare e la capacità di meravigliarsi. Oggi una parte di noi se ne è andata e ci lascia con la nostalgia non soltanto per una serie televisiva entrata nel cuore e nella memoria, ma per quella versione di noi stessi che non esiste più, che credeva nell'impossibile e si portava sempre addosso quella scintilla di speranza incrollabile che Dawson aveva negli occhi ogni settimana. E quella strofa della sigla che recita "I don't wanna wait for our lives to be over, Will it be yes, or will it be sorry?" appare oggi ancora più amara e toccante

 

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