Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

il passaggio di Physint a Microsoft ci dice tanto sullo stato dell'industria, ma anche su Kojima: un personaggio capace di reinventarsi molteplici volte

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta
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Quando il 27 Settembre Rockstar ha presentato al mondo intero le tanto attese immagini di GTA VI, i fan e la critica di tutto il mondo hanno dato per scontato che il prossimo titolo di Rockstar avrebbe monopolizzato ogni discussione interna all’industria videoludica.

Eppure, senza che nessuno se l’aspettasse, una nuova tempesta si è abbattuta sull’industria oscurando le immagini di Jason e Lucia che avevano fatto brillare gli occhi di milioni di giocatori.

Sto chiaramente parlando dell’annuncio della partnership tra Xbox e Kojima Productions riguardo lo sviluppo di Physint, il prossimo titolo action di Hideo Kojima che punta a essere un erede spirituale della saga di Metal Gear Solid.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

Un vero terremoto, dato che la relazione tra Kojima e Sony andava ormai avanti da decenni. Pensate alla saga di Metal Gear Solid più volte identificata con le console PlayStation o Death Stranding che è stato pubblicato come esclusiva temporale, quello tra Kojima e Sony sembrava un rapporto indissolubile, ma questo ci dice tanto sull’attuale stato dell’industria videoludica dove ormai le relazioni non sono più scontate come una volta e gli spunti creativi vengono sempre più visti come un rischio che come un asset.

Va detto che l’addio di Sony a Physint ha un enorme eco anche per il modo in cui Sony e Kojima Productions hanno annunciato e gestito la comunicazione del titolo: dal suo annuncio all’esterno dei Columbia Pictures Studios con Kojima e Hermen Hulst fianco a fianco alle foto nei PlayStation Studios quasi come se Physint fosse un’esclusiva first party.

Ecco quindi che l’annuncio dell’addio di Sony a Physint ci offre un nuovo punto d’osservazione sull’industria e le sfide che questa sta vivendo, ma anche l’evoluzione del personaggio di Hideo Kojima, capace già di plasmare l’industria per più di 30 anni e che non sembra voler smettere.

La Zoom call della discordia

L’addio tra Sony e Physint pone le sue radici nell’operazione di spending review in atto in casa PlayStation che ha portato a numerosi licenziamenti e chiusura di progetti e studi storici e sembra aver attenzionato anche i risultati finanziari inerenti alla saga di Death Stranding, concludendo che i due titoli di Kojima Productions non hanno rispettato le aspettative del management di Sony.

La conseguenza di tale analisi ha fatto calare man mano la fiducia in Kojima e nel progetto Physint, fino a una Zoom call tra Kojima e i manager di Sony durante la quale questi ultimi hanno comunicato che l’azienda non avrebbe più supportato lo sviluppo del progetto.

Oggi sappiamo qualcosa in più riguardo questa Zoom call poiché Kojima stesso ne ha parlato in un’intervista rilasciata a IGN sulla questione.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

Il designer e director giapponese ha affermato di aver ricevuto l’invito alla chiamata mentre era nel bel mezzo di una serie di incontri in giro per il mondo e di averlo accettato senza avere alcuna idea di cosa si trattasse.

Entrato nella call, Kojima si è trovato davanti i manager di Sony che come un fulmine a ciel sereno hanno comunicato l’intenzione di staccare la spina al progetto.

Lo stesso Kojima ha affermato che i modi in cui la questione è stata trattata lo hanno preso alla sprovvista dati gli ottimi rapporti più che trentennali con Ken Kutaragi e Hiroki Totoki, tuttavia capisce che ormai le cose in casa Sony funzionano diversamente.

Al netto dei modi in cui Sony ha chiuso il suo supporto a Physint, quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione di come in casa PlayStation si guardi sempre più al risultato finanziario di breve periodo con l’obiettivo di portare il bilancio in positivo alla fine di ogni trimestre, abbandonando di fatto qualsiasi ambizione ad essere avanguardia creativa dell’industria.

Anche perché considerare un prodotto come Physint una semplice voce di bilancio rappresenta una visione giusta a livello finanziario, poiché molto probabilmente il titolo di Kojima avrebbe rappresentato una voce negativa per anni, ma non a livello creativo e soprattutto non in linea con quello che Sony è stata per anni.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

Nei suoi 30 anni e più di carriera, Kojima è stato sempre in grado di innovare accompagnando il medium verso nuove evoluzioni.

Abbandonando Physint, Sony ha apertamente dichiarato che tutto ciò non le interessa più.

Hideo, non ti disunire

Kojima ha sottolineato come la batosta ricevuta durante la call con Sony l’abbia riportato a rivivere il momento della cancellazione di P.T. e alla necessità di fare i conti con la chiusura del suo progetto e di garantire un futuro a coloro che lavoravano con lui.

Esattamente come accaduto con P.T., e Metal Gear Solid V: The Phantom Pain aggiungerei,  Kojima non si è perso d’animo e ha deciso di rilanciare ampliando il concept del gioco mettendo sul piatto non solo il mercato videoludico, ma anche quello del piccolo e grande schermo, dell’animazione e della musica, proponendo agli investitori una IP totale capace di abbracciare l’intrattenimento a 360 gradi; il tutto contornato dal suo nome e cognome, sinonimo di eccellenza creativa e avanguardia culturale.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

Tale rilancio da giocatore esperto di poker acquisisce ancor più senso se si considera l’età di Kojima, 63 anni, e il fatto che a sua detta magari gli restano altri 10 anni nell’industria; da qui la voglia di fare di Physint non solo la sua ultima eredità culturale ma anche il suo prodotto più eccellente.

E badate, questa è un’operazione di cui il buon Hideo non ha per nulla bisogno.

Kojima è una delle ultime rockstar del mondo videoludico, ha innovato il medium tantissime volte in passato e ha anche dimostrato di poter creare grandi esperienze senza avere le spalle coperte da un’azienda come Konami, e a 63 anni Kojima poteva tranquillamente vendere le IP di OD e Physint restando in gioco come figura garante mentre si godeva la pensione, eppure ha deciso di prendere un’altra strada.

Hideo Kojima non solo si gode lo status che ha acquisito, ma ne ha compreso il potenziale e lo valorizza nel migliore dei modi.

È diventato il volto dei suoi prodotti, una sorta di bollino di qualità, ed esercita questa sua autorevolezza in una maniera mai vista nell’industria videoludica: scavalcandola continuamente.

Oggi Kojima va a Roma a conversare con Dario Argento, viene invitato a Cannes e Hollywood, va a cena con Mads Mikkelsen, invita Robert Pattinson e dialoga con Timothée Chalamet, registra il suo podcast in esclusiva con Netflix, doppia un personaggio in Zootropolis 2, amplia l’universo di Death Stranding con una serie animata con Disney e portandolo sul grande schermo con A24, collabora con Prada a New York, crea collezioni di alta moda con nomi del calibro di Gresham Blake e Jean François Rey, e tanto altro ancora.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

Come un ambasciatore, Kojima non solo rappresenta l’industria dei videogiochi ma la porta oltre i suoi confini ponendosi come garante per questa e il suo potenziale e portandola al tavolo dei grandi.

Un terzo tempo che non puzza di compromesso

Quando a Maggio del 2026 ho incontrato Riley Russell, ex Vice Presidente di Sony PlayStation e attuale Head Studio di Kojima Productions, mi ha confidato di come "ad oggi Hideo Kojima abbia il privilegio di poter scegliere con quali registi, attori e sceneggiatori dialogare."

Oggi registi come Guillermo del Toro, Nicolas Winding Refn e Jordan Peele, o attori come Mads Mikkelsen, Norman Reedus e Bill Skarsgård entrano in contatto con il mondo dei videogiochi non perché questo paghi bene o siano dei gamer accaniti, bensì per il peso del nome di Hideo Kojima e la sua visione artistica.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

In un momento storico in cui il mondo videoludico sembra guardare sempre più al cinema per mantenere una propria dignità, Kojima fa l’opposto, mantenendo sì l’ispirazione cinematografica ma allontanando la visione creativa da quella mainstream e puntando invece su un prodotto più autoriale. Una scelta, fatta anche su Death Stranding, che pone i propri prodotti a rischi più evidenti rispetto ad altri titoli di successo come God of War o The Last of Us.

Ciò fa sì che oggi Kojima sia l’unico che può ricevere un “no” da Sony, non allarmare le banche che gli hanno fatto credito e rilanciare un prodotto che è stato bocciato riuscendo a trovare nuovi finanziatori.

Ora, non conosciamo i dettagli dell’accordo con Microsoft, che non naviga in acque migliori di Sony, e non sappiamo come questo evolverà in futuro. Sappiamo, secondo i rumor, che Sony voleva acquisire la IP di Physint e ha ricevuto un rifiuto da Kojima Productions.

Un rifiuto che significa non volersi snaturare, non voler perdere la propria identità, non voler perdere la propria libertà di provare a fare cose nuove in nome di una platea da soddisfare a ogni costo.

La capacità di confrontarsi con se stessi

Negli ultimi anni Cristiano Ronaldo ha cambiato posizione e modo di giocare, adattandosi alla sua nuova condizione fisica che non gli permette di lanciarsi in scatti o dribbling.

Fernando Alonso è passato da uno stile di guida iper-aggressivo a una maggior gestione della macchina e lettura dei movimenti in pista.

Tutti i grandi di un determinato settore, prima o poi, devono fare i conti con il tempo e con chi erano una volta, adattandosi alla nuova situazione o decidendo che è giunto il momento di mettere un punto finale alla loro esperienza.

Il terzo tempo di Hideo Kojima. Cadere e rialzarsi ancora una volta

Quando parlo di un terzo tempo di Hideo Kojima, parlo del momento in cui, dopo aver creato Metal Gear Solid e essersi rilanciato con Death Stranding dopo l’addio con Konami, il designer giapponese ha deciso ancora una volta di alzare la posta, confrontandosi con il miglior se stesso degli ultimi 30 anni.

Il tutto con il dichiarato obiettivo di superarsi.

Negli ultimi anni, Hideo Kojima non ha solo dimostrato di essere capace di cavalcare l’onda ma anche di dominarla senza il timore di farsi male.

Negli ultimi anni avrebbe potuto adagiarsi sugli allori del successo raggiunto, invece ad oggi Kojima Productions è una delle poche software house ad avere in cantiere ben 3 giochi, avviati e in produzione, di cui 2 sono nuove IP ad alto budget.

Volendo essere ottimisti, uno di questi titoli dovrebbe vedere la luce nei prossimi 4 anni, quando Hideo avrà 67 anni; viene da sé che a progetti finiti, i 70 anni saranno più che superati.

Ad IGN, egli stesso ha dichiarato di avere forse altri 10 anni di attività davanti a sé, cosa che conferma come nella sua testa ci sia un ragionamento sul futuro suo e della sua creatura.

Difficile immaginare come Kojima si approccerà al medium tra 10 anni, tuttavia, volendo essere un pizzico romantici, il suo terzo tempo potrebbe chiudersi con la creazione di una nuova classe di creativi e designer interni a Kojima Productions capaci di portare avanti le proprie idee ispirandosi a quelle di Kojima, mentre quest’ultimo manterrebbe un ruolo di “ambasciatore culturale” atto a portare visibilità e dignità ai vari progetti.

Una chiusura che lo lascerebbe impresso nella storia del medium sia come creatore che come mecenate.

Oppure, chissà, forse tra 10 anni saremo qui a parlare di nuovi progetti, nuovi cambi di pelle e nuove idee; magari di un quarto tempo del buon Hideo.