VisionQuest, intervista a Terry Matalas: "L'intelligenza artificiale è una lente per raccontare l'umanità"
VisionQuest, Terry Matalas racconta il ritorno di Ultron e il nuovo Visione
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Il tempismo ha giocato uno strano scherzo a Terry Matalas, che raccoglie il testimone dalle collega Jac Schaeffer (WandaVision, Agatha All Along) che gli ha ceduto all'ultimo la guida di VisionQuest, terzo e ultimo capitolo di questa ideale trilogia televisiva Marvel. Quello in cui, dopo un decennio e numerosi "reboot", il personaggio interpretato da Paul Bettany conquista finalmente il centro della scena. Succede proprio quando le intelligenze artificiali nel mondo reale vengono sempre più spesso percepite come i villain, i cattivi del nostro tempo.
In VisionQuest, invece, molte di loro affollano il Mind Palace, il palazzo della mente di Visione, che ha conservato i ricordi della sua precedente incarnazione eroica, ma non le emozioni che li accompagnavano. Si ritrova così a dover imparare nuovamente a interagire con gli esseri umani. Per Matalas, che vanta un solido curriculum fantascientifico (ha scritto per Star Trek: Picard e 12 Monkeys), queste creature artificiali non rappresentano certo una minaccia: sarebbe come arrabbiarsi con WALL-E, ironizza. Personaggi come Visione e Ultron, che ritroviamo con le fattezze umane di Paul Bettany e James Spader, permettono invece ancora una volta di mettere a fuoco cosa significhi essere umani.
Come descriveresti VisionQuest? È stato presentato come un sequel di WandaVision, la conclusione di una trilogia iniziata proprio con quella serie e poi proseguita con Agatha All Along, eppure è anche una storia a sé stante, no?
Terry Matalas - È un po' un sequel, un po' la conclusione di una trilogia, ma è anche una serie che funziona autonomamente. Da persona che l'ha scritta e diretta, credo che sia soprattutto la storia di un personaggio alla ricerca della propria identità, di una connessione con gli altri e della scoperta dell'umanità. Per certi versi, racconta anche la scoperta della disumanità. Spero soprattutto che sia un percorso capace di sorprendere sia i fan del Marvel Cinematic Universe sia chi non ha particolare familiarità con questo universo narrativo.
La serie chiede al pubblico di empatizzare con numerosi personaggi Marvel che, nei fatti, sono intelligenze artificiali. È stato difficile affrontare questo tema in un momento storico in cui l'atteggiamento nei confronti dell'intelligenza artificiale è spesso negativo, segnato dalla paura e talvolta persino dalla rabbia?
Terry Matalas - Credo che siano due cose molto diverse che vengono messe insieme. Le intelligenze artificiali che vediamo nella serie sono profondamente differenti da quelle con cui interagiamo oggi. Sarebbe un po' come arrabbiarsi con WALL-E perché è un'intelligenza artificiale. Non è davvero questo il punto, no?
Comunque nella serie affrontiamo anche il tema della responsabilità dell'umanità nei confronti delle intelligenze artificiali che crea, quasi come se gli esseri umani fossero i loro genitori, ma non sempre così responsabili dopo averle messe al mondo. Tuttavia questa rimane comunque una premessa fantascientifica. Se qualcuno si avvicina alla serie portandosi dietro le proprie paure esistenziali nei confronti dell'intelligenza artificiale, non troverà una dissertazione su questo argomento. In VisionQuest l'intelligenza artificiale è soprattutto uno strumento, una lente attraverso cui osservare e raccontare l'umanità.
Parliamo proprio di umanità. Visione e Ultron sono entrambi esseri artificiali creati dagli esseri umani, ma hanno sviluppato due prospettive radicalmente diverse nei confronti dell'umanità. Com'è stato farli incontrare nuovamente dopo il finale di Age of Ultron e tornare a farli confrontare su questo tema?
Terry Matalas - È stato davvero molto divertente. C'è una scena alla fine di Avengers: Age of Ultron, un dialogo di un paio di minuti tra Visione e il villain del film (interpretati da Paul Bettany e James Spader), che è una delle mie preferite di tutto il Marvel Cinematic Universe.
Una delle idee che ho avuto fin dall'inizio è stata proprio quella di ribaltare i loro ruoli rispetto a quella scena, perché adesso abbiamo un Visione diverso per protagonista. Il Visione originale aveva una prospettiva sull'umanità che il giovane Ultron, all'epoca, non possedeva. Adesso, invece, Ultron ha avuto modo di assimilare una quantità sufficiente della nostra arte, del nostro intrattenimento e della nostra storia da sviluppare una prospettiva differente sull'umanità. Ed è proprio quella prospettiva di cui questo nuovo Visione ha disperatamente bisogno.
Mi sembrava una dinamica davvero interessante e divertente da esplorare, soprattutto considerando che tra i due esiste una sorta di rapporto tra padre e figlio. È una relazione che permette di osservare questi personaggi da una prospettiva diversa rispetto al loro primo incontro.
Paul Bettany interpreta Visione da oltre dieci anni, ma questa è la prima volta in cui il personaggio si trova davvero al centro della storia. Scrivendo per lui e lavorando così a stretto contatto con l'attore, hai scoperto qualcosa di Visione che fino a oggi non era ancora stato esplorato?
Terry Matalas - Ci sono state sorprese praticamente ogni giorno sul set. Ho lavorato a stretto contatto con Paul, anche durante la scrittura delle sceneggiature, e tra l'altro ho avuto la fortuna di dirigerlo personalmente negli ultimi due episodi.
Una delle cose più belle di questo lavoro è proprio la spontaneità di quello che può succedere sul momento. Ci sono situazioni in cui improvvisamente ti rendi conto che qualcosa funziona in un modo che non avevi previsto, e allora pensi: "Oh, a questo non avevamo pensato. Dovremmo provare a sviluppare un po' questa idea".
Sia Paul sia James sono anche degli ottimi sceneggiatori e hanno dato contributi davvero significativi alla costruzione delle scene. Durante i fine settimana ci sedevamo insieme per lavorarci, discutere e trovare nuove possibilità per i personaggi.
È stato davvero molto divertente. Credo che la sorpresa più grande sia stata proprio questa esperienza di collaborazione, la possibilità di dare vita alla storia insieme a due attori che conoscono così bene i loro personaggi e che hanno contribuito in maniera così importante a svilupparli.



