Strange World, a caccia di retroscena e curiosità con Don Hall, Qui Nguyen e i doppiatori della pellicola

Strange World a caccia di retroscena e curiosità con Don Hall Qui Nguyen e i doppiatori della pellicola
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Come tutti i film Disney, anche Strange World - Un mondo misterioso è frutto di una collaborazione estesa e internazionale. Tanto da rendere possibile incontri speciali e multilingue come quello che andiamo a raccontarvi. Disney ha infatti riunito a Roma sia il cast italiano delle voci del film, sia gli autori della canzone italiana che accompagna Strange World in sala, sia i due registi e il produttore statunitense del film.

Come è nato Strange World, cosa lo ha ispirato e come è stato realizzarne la versione italiana? Abbiamo chiesto ai diretti interessati di raccontarci la loro esperienza.

  • Francesco Pannofino - Jaeger Clade
  • Marco Bocci - Searcher Clade
  • Lorenzo Crisci - Ethan Clade
  • Michele Bravi e Federica Abbate
  • Qui Nguyen - sceneggiatore
  • Don Hall - regista

Una domanda per i doppiatori italiani del film: ci raccontate la vostra esperienza in sala di doppiaggio e poi in sala, risentendovi?

LC - Io doppio il più piccolo dei Clade. È un personaggio gigantesco, ha un cuore stupendo e tanta voglia di avventurarsi in questo mondo meraviglioso. Mi è piaciuto come il film parli di due figli e due padri, che si scambiano talvolta i ruoli.

FP - Ho visto il film per la prima volta ieri sera, quando si doppia si vede tutto a pezzetti e non è che si capisca molto. È un lungometraggio bellissimo, mi ha davvero inchiodato alla sedia. Io doppio il nonno e rivedere i suoi rapporti con il figlio e il nipote mi ha fatto scendere una lacrima. Tendiamo a considerarli rapporti quasi banali, ma raccontarli senza retorica non è facile. Qui ci si è riusciti.

MB - Il film è fantastico, spero di non averla rovinato dato che è la mia prima esperienza da doppiatore. Da parte mia mi sono divertito tantissimo, accompagnato dall’incredibile consapevolezza che lavori come questi durano tutta la vita, rimarranno per sempre nel canone animato Disney. Tra l’altro mi ci sono rivisto molto, avendo due figli piccoli. Nel ruolo di padre non è semplice fare sempre i conti con il bisogno d’individualità dei figli.

Vi ci siete rivisti nel personaggio che doppiate?

LC - Un po’ sì. Mi ha molto colpito come questo lungometraggio parli del bisogno d’indipendenza dei ragazzi, di come a volte di fronte alle loro decisioni si creino piccole frizioni in famiglia.

FP - Onestamente? La pancia e i baffi.

MB - Più giorni passavo a doppiare più mi sembrava di somigliare a Searcher…e io non ci somiglio per niente. Non so dirti cosa sia scattato. Mandavo foto ai miei e mia moglie replicava: “guarda, non vi somigliate per niente”. Io e Searcher condividiamo anche la passione per il vivere in campagna. Sarò poi per sempre grato a Massimiliano Manfredi, perché mi ha insegnato tutto quello che c’è da sapere sul doppiare animazioni, tirando fuori tutto quello che potevo dare. È stato un lavoro duro e complicato, ma anche liberatorio.

Una domanda per chi il film lo ha scritto e diretto. Come è nato questo progetto e la vostra collaborazione?

DH - Nel 2017, quando ho finito Moana, ho cominciato a pensare quale sarebbe stato il mio progetto successivo. Mi è venuto istintivo pensare ai miei figli e a come potrebbe essere il mondo che erediteranno. L’ho comparato al mondo che ho ricevuto io, il mio piccolo pezzetto, ereditato da mio padre agricoltore. A me piacciono tanto le storie avventurose…e questa è l’origine di Strange World, un film che è stato subito accolto con calore e dedizione dallo studio. Una volta approvato, l’impegno per realizzato è stato generale e strepitoso.

QN - È stato Don quattro anni fa a raccontarmi lo spunto del film, una sorta di Indiana Jones animato. Abbiamo cominciato a pensare a quale potesse essere lo spunto comico e quale quello narrativo di questa storia, che nel cuore è davvero generazionale. Don e io abbiamo la stessa età, abbiamo ancora al nostro fianco i nostri papà e siamo a nostra volta figli: Strange World è una lettera d’amore ai nostri genitori e figli, consapevoli che alle volte anche noi facciamo degli errori.

DH - Noi ci rivediamo in tutti e tre i nostri protagonisti. Prendiamo Jaeger, per esempio: Qui e io non saremmo seduti qui se non avessimo la sua ambizione. Ma chi non ha mai pensato “non sarò mai come mio padre!” per poi riscoprirsi simili con i figli? Ci è sembrato più interessante raccontare i loro errori che per esempio decidere che uno dei tre fosse raccontato come cattivo.

Michele, Federica, voi invece vi siete occupati della canzone Antifragile, che accompagna i titoli di coda del film. Com’è stato scriverne direttamente musica e testi?

FA - Io e Michele avevamo il compito davvero difficile di scrivere e cantare la canzone del film. Ci siamo ispirati al libro Antifragile di Nicholas Taleb. È una storia di uno scrittore libanese che esalta la capacità degli esseri umani di rompersi ma anche da ripararsi, senza rimanere fermi al trauma subito, evolvendosi.

MB - Per noi è stato un sogno, ci siamo formati musicalmente anche sui classici musicali dei film Disney e ora, con il nostro pezzo, abbiamo creato un frammento di questa grande colonna sonora. L’antifragilità ci è parsa il tema più adatto a un film che parla di ferite che si rimarginano, sia nei cuori delle persone sia nell’ambiente. D’altronde qui la Terra è vista come un corpo vivente, un battito.

Ethan è un ragazzo queer e questo viene apertamente dichiarato. Quando è maturata la decisione di raccontarlo così?

DH - Sin da subito, la sua omosessualità fa parte del suo essere Ethan. Noi facciamo film per tutti, pensati per ogni singola pensa che vive su questo pianeta: questo è quello che voglio dire in merito.

Nei titoli di testa al posto del solito libro animato vediamo un fumetto un po’ retrò. I fumetti sono stati un’influenza e un’ispirazione per il film?

QN - Sì. Io e Don abbiamo cementato la nostra relazione amicale sulla nostra passione per i vecchi fumetti. La storia, visivamente e narrativamente, è ispirata alle vecchie release dei fumetti degli anni ’20, ’30 e ’40.

DH - Anche nel cinema abbiamo trovato tante ispirazioni anche nel cinema passato, volevamo ripercorrere un po’ il filone del cinema avventuroso pieno di pericoli, ma con un lato familiare sempre presente. Pellicole come King Kong, Jurassic Park.

QN - Visualmente non avevamo un ‘idea così precisa di come dovesse essere questo mondo. Un po’ ci siamo ispirati a maestosi paesaggi del nostro pianeta, un po’ abbiamo dato assoluta carta bianca agli animatori. L’unica traccia che abbiamo dato è stata ispirarsi alle catene montuose, dalle Alpi al Himalaya. Loro hanno una fantasia strepitosa e hanno tirato fuori cose incredibili. Senza entrare in dettagli che potrebbero essere molto spoiler, la conformazione di questo mondo è ispirata a parecchi miti antichissimi che s’immaginano pianeti che hanno questa “base”…capirete cosa intendo vedendo il film.