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The Witness: una miniserie true-crime che indaga nel trauma

Tre episodi che raccontano un drammatico caso di cronaca nera che ha sconvolto il Regno Unito, concentrandosi sul dolore del vedovo e del figlio della vittima. Su Netflix.

The Witness: una miniserie true-crime che indaga nel trauma
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Il 15 luglio 1992, una mattina d'estate a Wimbledon Common, Rachel Nickell venne accoltellata quarantanove volte mentre camminava per il parco con il figlio Alex, di due anni appena. Il bambino rimase accanto al corpo della madre fino all'arrivo dei soccorsi, un trauma che non l'ha mai abbandonato. Nei trent'anni successivi, il caso fu uno dei più discussi della cronaca nera britannica, simbolo di una violenza insensata e di un'indagine che fu, nelle parole dell'Independent Police Complaints Commission, una sequela di errori gravi e di opportunità mancate.

Di tutto questo, non soltanto dell'omicidio in sé che occupa un minutaggio relativamente breve e resta comunque fuori campo, parla The Witness, miniserie in tre episodi da circa un'ora l'uno. L'operazione, sbarcata in esclusiva nel catalogo Netflix, vorrebbe essere qualcosa in più e di diverso dell'ennesima produzione true crime: ci sarà riuscita?

The Witness: una miniserie true-crime che indaga nel trauma

L'occhio di chi guarda

Solitamente nel genere, soprattutto in questa forma seriale contemporanea atta a scavare nel torbido come spesso fanno i documentari a tema, il crimine viene trattato come spettacolo, la vittima come anima melodrammatica, il mostro come protagonista involontario di una narrazione che finisce per servirlo più di quanto non serva chi ha effettivamente sofferto delle azioni commesse. The Witness, scritta e creata da Rob Williams, autore che conosce la grammatica del crime britannico quanto basta da poter affrontare certe dinamiche con cognizione di causa, compie una scelta radicale e la mantiene con coerenza lungo tutti e tre gli episodi, nascondendo per appunto il delitto.

The Witness: una miniserie true-crime che indaga nel trauma

L'indagine è sfondo della narrazione, non il motore principale. Ciò che conta è il dopo, il peso che la famiglia si è trovata a dover sopportare quando il mondo intero - con un'opinione pubblica spietata, pronta a cavalcare il dolore per lo share come ci "insegnano" d'altronde anche molte trasmissione nostrane - è lì con gli occhi puntati. I giornalisti assediano fuori dalla porta di casa, la polizia chiede ancora una volta al bambino di ricordare dettagli potenzialmente fondamentali sul killer, mentre un padre e un figlio vogliono soltanto giustizia, una volta per tutte.

Il punto di svolta

La sceneggiatura si dirama su due linee temporali distinte, dal 1992 anno della tragedia a un periodo più ampio che copre l'adolescenza di quell'unico testimone, un bambino poi ragazzo diventato orfano troppo presto. Questo perché come nella realtà le indagini sono state "resuscitate" molto tempo dopo, con la ricerca del colpevole che è tornata a catalizzare l'attenzione del ciclone mediatico, sempre pronto a marciare sopra la drammatica vicenda.

The Witness: una miniserie true-crime che indaga nel trauma

André non è il destinatario del dolore che una certa televisione - e anche un certo cinema - avrebbero solitamente costruito. È un giovane difficile, impulsivo, fortemente segnato da quel trauma. E che proprio per questo vuole comprendere le ragioni dietro il male, capire se un perdono sia possibile anche per il peggiore degli assassini. E qui The Witness trova quella verosimiglianza che lo rende meritevole di visione, anche al netto di una messa in scena priva di effettivi guizzi stilistici e con un ritmo a tratti incostante. Ma scavando a fondo nelle pieghe di una psiche infranta, che cerca di ricominciare a vivere e metabolizzare infine uno shock mai del tutto compreso, la serie trova il suo perché, riuscendo a distinguersi in quel filone dove addentrarsi nell'ambiguità pare una costante.

 

Gallery

The Witness

Rating: TBA

Nazione: Regno Unito

6.5

Voto

Redazione

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The Witness

Tre episodi, tre ore, che rifiutano di mettere il mostro al centro, che lasciano il delitto fuori campo, che scelgono il dolore di un padre e di un figlio - prima infante poi giovane ribelle - come unico territorio, narrativo ed emotivo, degno di essere esplorato a fondo. I parziali cedimenti nella gestione dell'indagine istituzionale e qualche sbalzo a livello di ritmo non compromettono la riuscita di The Witness, un'operazione che, pur senza eccellere, ha il raro coraggio di scegliere la sobrietà rispetto all'eccesso, di curare prima il dentro che il fuori, di guardare nell'abisso dal punto di vista di chi il trauma l'ha subito e continua a pagarne in prima persona le conseguenze.