Fuga: Harlan Coben colpisce ancora una volta
Otto episodi per una miniserie che adatta il romanzo del discusso scrittore americano, incentrata su un padre pronto a tutto pur di ritrovare la figlia scomparsa. Su Netflix.

Simon Greene è uomo apparentemente ordinario, la cui esistenza perfetta - moglie amorevole, tre figli, una carriera solida e una splendida casa - nasconde in realtà delle enormi crepe, pronte a venire alla luce nel corso degli otto episodi di Fuga. La tragedia familiare che ha segnato la vita dei Greene è la fuga di Paige, la primogenita caduta negli abissi della tossicodipendenza dopo essersi innamorata di Aaron, il classico "ragazzo sbagliato" che l'ha progressivamente isolata dai genitori e trascinata in un mondo di violenza e degrado.
Dopo sei mesi di ricerche infruttuose, Simon intravede casualmente Paige in un parco pubblico, ridotta in uno stato pietoso. Il tentato ricongiungimento degenera nel peggiore dei modi: Simon perde il controllo e aggredisce brutalmente il fidanzato davanti a decine di testimoni, diventando virale in un video pubblicato su internet. Paige ovviamente scompare nuovamente nel nulla e quando poche ore dopo Aaron viene ritrovato senza vita, Simon diventa il principale sospettato: i detective Isaac Fagbenle e Ruby Todd si troveranno di fronte ad un caso complicato, mentre una coriacea investigatrice privata conduce delle indagini che sembrano condurre a una misteriosa setta e a una coppia di psicopatici assassini.

Fuga: di tutto e di più
Chi già conosce lo stile dello scrittore Harlan Coben avrà un'idea di cosa lo attende nel corso di questa miniserie, nuova esclusiva del catalogo Netflix che adatta l'omonimo romanzo. Spuntano ovviamente tradimenti coniugali, identità segrete, omicidi multipli, traumi generazionali, ricatti, corruzione e così via, in una girandola di colpi di scena ormai marchio di fabbrica dell'autore, che sembra aver capito come intercettare i gusti del grande pubblico senza troppi sforzi. Fuga procede infatti su un accumulo spesso improbabile di situazioni e colpi di scena, con quasi ogni puntata chiusa da una rivelazione improvvisa o da una potenziale scena madre, con buona pace dell'equilibrio narrativo e della verosimiglianza.

È un insieme vertiginoso che su carta ha sicuramente più appeal ma che in formato live action, complice i tempi della serialità, rischia di appesantire eccessivamente una matassa sempre più farraginosa e inconcludente, con i protagonisti spesso vittima della propria stupidità o al contrario baciati dalla fortuna quando commettono errori plateali senza conseguenze di sorta.
Di corsa fino alla fine
Il montaggio serrato che cerca di evitare tempi morti e i numerosi flashback strategicamente posizionati che rivelano informazioni cruciali al momento giusto, creano un senso di insistito disorientamento, costringendo poi la sceneggiatura a virate improvvise per far tornare l'intreccio sul percorso originario. Una corsa contro il tempo che lascia poco spazio alla noia ma altrettanto poco alla riflessione, destinata a essere consumata in modo assillante soltanto per scoprire come va a finire, salvo dimenticarla in fretta ai titoli di coda del finale di stagione.

Per un buon numero di spettatori si arriverà presto a un punto di rottura oltre il quale le coincidenze diventano esagerate, i colpi di scena assurdi, le convenienze narrative insopportabili. E soprattutto il gran numero di figure principali coinvolte toglie respiro e profondità a quelle principali: dai due giovani killer sulla scia degli Assassini nati (1994) di Oliver Stone alle detective privata che non si ferma davanti a nulla, il contorno sfiora in più occasioni il rischio di diventare un'involontaria caricatura. E lo stesso cast, capitanato dal padre afflitto di James Nesbitt e dalla madre di Minnie Driver, per buona parte della serie in uno stato di coma profondo, pare mal assortito, avendo poco materiale a disposizione su cui lavorare nella caratterizzazione spesso elementare e telefonata dei relativi personaggi.
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Rating: TBA
Nazione: Regno Unito
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Redazione

Fuga
Un intrattenimento usa e getta che procede su un arrembante accumulo di rivelazioni e momenti clou, che esaspera ulteriormente la "formula Harlan Coben", sempre pronto a riciclare stereotipi e incoerenze per dar vita a racconti dove contano più i colpi di scena che la storia stessa. E così il dramma di un padre in ansia per le sorti della figlia scomparsa diventa catalizzatore di personaggi e situazioni al limite dell'assurdo, incastrati a forza nel tentativo di rendere le otto puntate, e il romanzo alla base, di facile consumo per un pubblico poco smaliziato. Ma se manca la complessità morale e i personaggi sembrano delle anonime macchiette, la vera Fuga rischia di essere quella degli spettatori.












