The Walking Dead: Streets of Survival, recensione: la pixel art non basta

Un adattamento visivamente riuscito, ma troppo fragile nella struttura per lasciare il segno.

The Walking Dead: Streets of Survival, recensione: la pixel art non basta
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The Walking Dead: Streets of Survival convince più per la pixel art che per i combattimenti. Odaclick Game Studio restituisce bene il mondo della serie AMC, ma fatica a rendere altrettanto appaganti gli scontri. Il problema non è l’assenza di grandi novità: un picchiaduro può funzionare benissimo anche con meccaniche familiari. Qui, però, alla crescente pressione dei nemici corrisponde un repertorio troppo limitato per affrontarli con soddisfazione.

Una pixel art all’altezza dell’ambientazione di The Walking Dead: Streets of Survival

La campagna rielabora la Guerra Totale fra il gruppo di Rick Grimes e i Salvatori di Negan. La pixel art rende riconoscibili i protagonisti senza cercare una somiglianza fotografica con gli interpreti televisivi. Anche ambientazioni come Alexandria e il Santuario conservano la propria identità: il passaggio a una grafica stilizzata funziona e restituisce il mondo della serie in una veste adatta al picchiaduro.

The Walking Dead: Streets of Survival, recensione: la pixel art non basta

Un combattimento che fatica a evolversi

La katana di Michonne e la balestra di Daryl contribuiscono a caratterizzare i protagonisti, ma le differenze si avvertono molto meno quando si passa ai comandi. Il funzionamento di base rimane simile e le combo lasciano poco spazio alla sperimentazione. Cambiare sopravvissuto richiede quindi un adattamento minimo, riducendo l’incentivo a ricominciare con un altro personaggio.

Il tiro propone una delle idee più interessanti. Il reticolo cambia ampiezza e sparare quando è più stretto permette di infliggere danni maggiori. Con le munizioni limitate, vale la pena attendere il momento giusto per premere il grilletto: dosare i colpi introduce una piccola scelta tattica nell’azione, senza però compensare la povertà del repertorio offensivo.

Le interazioni fra vaganti e Salvatori avrebbero meritato più spazio. I non morti possono attaccare anche gli avversari umani, permettendo di sfruttare una minaccia contro l’altra. Gli incontri, però, sono perlopiù lineari e offrono poche occasioni per approfittarne.

Quando la progressione deve correggere gli scontri

Il bilanciamento presenta problemi più fastidiosi. Gli attacchi provenienti da fuori campo sono difficili da anticipare, mentre i colpi che interrompono l’azione o mandano a terra il personaggio possono rendere complicato riprendere il controllo. Già alla difficoltà normale, l’aggressività dei nemici pesa parecchio. Nei combattimenti con i boss, i rinforzi obbligano anche a dividere l’attenzione fra più avversari. La difficoltà cresce, ma gli strumenti a disposizione restano troppo limitati perché la sfida sia sempre stimolante.

La capriola, per esempio, ha un tempo di recupero lungo: bisogna usarla con attenzione. Alcuni potenziamenti servono proprio ad accorciare l’attesa fra una schivata e l’altra. Si spendono così risorse per correggere un limite della difesa, prima ancora di ottenere nuove possibilità d’azione. È una scelta discutibile in un picchiaduro che offre già poche opzioni.

La valuta è condivisa fra tutti i protagonisti, ma durante la prima campagna il gioco impone di usarne diversi. Investire soprattutto nel personaggio preferito rischia quindi di lasciare meno preparato quello richiesto in seguito. 

The Walking Dead: Streets of Survival, recensione: la pixel art non basta

Una campagna breve con pochi incentivi a ricominciare

La campagna comprende undici livelli e dura circa due o tre ore. Per un picchiaduro arcade non sarebbe un problema, se gli scontri invogliassero a tornare. Il completamento degli alberi delle abilità richiede altre partite, ma il combattimento mostra presto i propri limiti: avere ancora potenziamenti da sbloccare non rende più interessante ripetere gli stessi livelli. 

Pesa anche l’assenza della cooperativa. Un picchiaduro può riuscire benissimo in singolo, purché sappia coinvolgere con la qualità degli incontri. Streets of Survival deve invece reggersi su un combattimento che varia poco, senza la possibilità di affrontarlo insieme a un’altra persona. La voglia di ricominciare rimane così legata soprattutto allo sviluppo dei protagonisti.

The Walking Dead: Streets of Survival recensione - il verdetto

La pixel art dà a Streets of Survival un’identità visiva, mentre le idee migliori del combattimento rimangono poco sviluppate. Il gioco chiede di ripetere gli scontri per far crescere i personaggi, ma offre pochi motivi per aver voglia di farlo. L’affetto per The Walking Dead può sostenere la curiosità iniziale, ma non esistono altri motivi per iniziare questa avventura.

Versione Testata: PC

5

Voto

Redazione

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The Walking Dead: Streets of Survival, recensione: la pixel art non basta

La pixel art restituisce personalità all’ambientazione e valorizza i protagonisti, ma non riesce a compensare un sistema di combattimento poco profondo. L’assenza di idee davvero nuove non sarebbe un problema in sé: a pesare è la scarsa varietà degli incontri, che rende la campagna ripetitiva prima della sua conclusione.