Rockstar e Sindacati: la causa si prolunga
Il primo tassello va a favore della Software House

C'è un nuovo tassello nella spinosa vicenda che vede coinvolti da un lato Rockstar Games, e conseguentemente la proprietaria Take Two, e dall'altro il sindacato britannico IWGB in merito ai 31 licenziamenti di dipendenti del team Rockstar North avvenuti lo scorso Novembre.
Facciamo un rapidissimo riassunto: Rockstar, che nella causa è la parte querelata, ha licenziato questi individui con l'accusa di leak, ossia di aver diffuso notizie riservate a proposito dello stato dei lavori sull'attesissimo Grand Theft Auto VI; secondo i querelanti, invece, la mossa della SH sarebbe stata una preventiva proprio per evitare che questi si unissero in sindacato. La vicenda è addirittura arrivata, seppur con le tinte di un pro-forma, all'attenzione del primo ministro Keir Starmer.
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Quest'oggi ci giunge notizia che la prima sentenza del tribunale, presieduto dal giudice Frances Eccles, recita che la corte "non è stata in grado di concludere se sembri probabile che la ragione principale dei licenziamenti sia stata l'appartenenza dei dipendenti alla IWGB". Nella chat Discord interessata c'erano infatti oltre 350 dipendenti, la maggior parte dei quali non è stata interessata dal licenziamento.
Le reazioni di Rockstar e del Sindacato
"Il Glasgow Employment Tribunal ha respinto la richiesta di provvedimenti provvisori del sindacato - afferma un portavoce di Rockstar ai microfoni di Kotaku - Accogliamo la decisione che è concorde con la posizione di Rockstar. Siamo dispiaciuti di essere stati posti in una posizione in cui i licenziamenti fossero necessari, ma manteniamo la nostra condotta supportati dalle conseguenze di queste dichiarazioni."
Ma se Rockstar afferma di aver vinto la battaglia, IWGB avverte che la guerra è ancora lunga: il sindacato continua infatti a puntare il dito sul fatto che la SH abbia intrapreso il provvedimento senza seguire i passi corretti, quali ad esempio meeting disciplinari o indagini interne. Nelle loro accuse ci sarebbe addirittura quella di "spionaggio interno" con un membro del direttivo che nella chat incriminata si sarebbe finto un attivista sindacale per individuare gli "elementi di disturbo".
"Nonostante la nostra richiesta odierna sia stata respinta - dichiara il presidente Alex Marshall sempre ai colleghi di Kotaku - siamo usciti dall'udienza più fiduciosi che mai che alla fine il tribunale riterrà il tentativo di Rockstar di schiacciare il sindacato non solo ingiusto ma anche illegale. Il fatto che ci sia stata concessa questa udienza dimostra la forza del nostro caso e nel corso dei due giorni di procedimenti Rockstar ha sempre omesso di sostenere le dichiarazioni rilasciate alla stampa o di aver agito maliziosamente e senza rispettare le proprie procedure."
La battaglia va dunque avanti...


