Chi ha lavorato al film su Michael Jackson conosceva davvero Michael, a partire dal nipote che lo interpreta
Dai coreografi al truccatore, passando per il protagonista Jaafar, figlio del fratello ed ex membro dei Jackson 5, in tantissimi sul set di Michael hanno conosciuto MJ.

Nel raccontare Michael, il film biografico che ripercorre i primi anni del successo pubblico e del tormento personale del Re del Pop, il suo regista Antoine Fuqua sostiene che ogni giorno sul set la troupe di quattrocentocinquanta persone lavorasse “per amore di Michael”. Parte dello sforzo produttivo dietro a questo film - che Fuqua ha proposto al produttore di Bohemian Rhapsody Graham King - sta proprio nel tentare di restituire quell’aura di carisma che Michael Jackson emanava anche negli incontri più casuali.
A partire proprio da Fuqua e King, che Michael Jackson l’hanno conosciuto per davvero. Avendo lavorato al suo fianco per molto tempo, sono diventati i primi, severi giudici della resa del film: “conoscendo Michael fin dai primi anni Ottanta, e conoscendolo davvero, mi è sembrata una sfida enorme.”, ha spiegato King ricordando i primi passi verso la produzione del film.

Michael Jackson ha lanciato la carriera dei coreografi che si sono occupati del suo biopic
Un film che, quasi naturalmente, ha finito per radunare davanti e dietro la cinepresa persone che con Michael hanno lavorato a stretto contatto, tessendo rapporti di amicizia e stima reciproca. È il caso dei coreografi dei film Rich Talauega e Tone Talauega, che vennero scoperti e lanciati artisticamente proprio da Michael Jackson, come ricorda Rich: “Eravamo molto giovani quando abbiamo lavorato con Michael: mio fratello aveva quindici anni, io diciassette. Tone ha dovuto ottenere un permesso speciale per poter lavorare come adulto. Collaborare con Michael significava accumulare anni e anni di esperienza in pochissimo tempo. Siamo cresciuti con Michael: la sua energia, il suo ballo, la sua musica, il suo stile, la sua moda. È surreale essere qui insieme e poter condividere la nostra interpretazione di ciò che Michael rappresenta.“
Sono stati loro a insegnare ai due interpreti non professionisti Jaafar Jackson e Juliano Krue Valdi, come muoversi sul palco in maniera convincente, ricreando alcune delle mosse di danza più iconiche del mondo della musica, come ha ricordato Tone: “Abbiamo portato questa energia nelle lunghe ore di allenamento con Juliano e Jaafar. L’insegnamento principale che abbiamo trasmesso loro è che il lavoro non finisce in studio. Sì, si lavora otto ore al giorno sei giorni alla settimana, ma il vero lavoro è fuori: studiare ossessivamente l’uomo, come camminava, come si muoveva, come parlava, come si vestiva. E capire le influenze: James Brown, Jackie Wilson, Sammy Davis Jr., Fred Astaire, Charlie Chaplin. È un processo che richiederebbe una generazione intera per essere assimilato. Ma come squadra ci siamo uniti e abbiamo trasmesso questa energia al cast, soprattutto a Juliano e Jaafar. E ha funzionato.”

Thriller fece la storia anche del trucco cinematografico e cambiò la vita di Bill Corso
Anche la vita del truccatore Bill Corso è stata toccata da Michael Jackson, pur non avendolo direttamente conosciuto. Per lui l’emozione di ricreare lo storico video di Thriller, con il make-up da zombie e lupo mannaro di Jackson e delle comparse, è stata ulteriormente aumentata da cosa ha rappresentato per lui quel videoclip a livello professionale: “Avevo quindici anni quando uscì Thriller. All’epoca già sognavo di diventare truccatore cinematografico. Quando uscì il making of su MTV, che precedeva sempre la trasmissione del corto musicale, ero ipnotizzato dalle scene con il truccatore Rick Baker che trasformava Michael. Vedere quel making of in TV fu un momento che cambiò la mia vita. Tutta la mia generazione ne fu colpita. Il mio primo lavoro pagato fu truccare un amico per una produzione scolastica di Thriller: lui e gli altri attori mi diedero venti dollari. Tornare oggi a ricreare Thriller per questo film è stato il culmine di una vita. Un vero cerchio che si chiude.” Oltre al trucco di scena per le esibizioni e i videocip, il reparto di Corso è stato cruciale per la resa di un altro passaggio cruciale del film: l’incidente sul set dello spot Pepsi, che cambiò per sempre la vita di MJ. Per ricrearne il dramma la produzione ha rintracciato chi quel giorno era sul set e vide la capigliatura di Michael andare a fuoco: “Abbiamo coinvolto persone che erano presenti quel giorno, per garantire l’accuratezza. Avevamo fotografie reali delle ferite e abbiamo cercato di ricrearle fedelmente. È stato un momento cruciale nella vita di Michael, che ha cambiato tutto. Abbiamo lavorato molto con il prosthetic designer Christian Tinsley per ricreare i danni, persino bruciando sezioni di capelli per renderle realistiche, a partire da una foto che avevamo a disposizione dell’aspetto che aveva la testa ustionata di Michael a poche ore dall’incidente”
Jaafar Jackson ha lavorato in segreto al ruolo dello zio per un anno
Per nessun altro però questo film è stato una questione di famiglia quanto per il suo protagonista, Jaafar Jackson,parente di sangue con il re del pop. La somiglianza e il cognome infatti non sono casuali: è il figlio di Jermaine Jackson, fratello maggiore di Michael e membro dei Jackson Five. La scelta di affidargli un ruolo tanto delicato è stata tutt’altro che scontata: Jaafar ovviamente vanta una discreta somiglianza con lo zio Michael e inoltre, essendo cresciuto in sua presenza, ha già molta familiarità con il suo carattere, il modo di essere in privato della popstar. Non ha mai però recitato, né ballato o cantato a livello professionale prima di mettere piede sul set di Michael. Una responsabilità enorme, iniziata molto prima di calarsi nei panni dello zio. Quando King gli ha proposto di interpretarlo, il film era più vicino a un’idea che a un progetto pronto a partire. Eppure il giovane Jackson ha cominciato a studiare recitazione da zero, partendo da drammi teatrali e parti televisive da provare con la sua insegnante, per poi passare a studiare l’interpretazione dello zio e le scene contenute nel copione. Dopo i primi test screening, Fuqua e King hanno deciso di puntare di lui. A quel punto Jaafar aveva già investito due anni della sua vita in quest’avventura, allenandosi giornalmente per acquisire le abilità necessarie per non sfigurare…e di nascosto dal suo stesso papà e dall’intero clan dei Jackson: “Sì, l’ho tenuto segreto alla mia famiglia per quasi un anno. Il motivo principale è che volevo capire da solo, all’inizio, quanto fossi davvero capace di farlo. Volevo essere sicuro di averlo davvero dentro di me, prima di parlare troppo presto.”

La prova del nove è arrivata però il primo giorno, sul set dopo mesi in sala prove per imparare al millimetro a replicare le movenze dello zio sul palco, in modo da ricreare fedelmente le esibizioni del Victory Tour. Come sottolineato da Corso: “ Michael ha impiegato una vita intera per diventare ciò che era. Questi ragazzi, guidati da loro, hanno fatto un lavoro simile in pochi mesi. È straordinario.” Il primo ciak è stato tutt’altro che una passeggiata: il battesimo del fuoco infatti è stato l’esibizione live di Bad, con la sua intricata coreografia. Fuqua ricorda così quel giorno: “Per merito di Jaafar, abbiamo girato Bad il primissimo giorno. È una delle prove più difficili che puoi affrontare il primo giorno, soprattutto se non sei mai stato su un set prima a recitare. Non sai mai cosa succederà. Hai mille comparse, cinquecento persone di troupe, costumi ovunque. È il primo giorno: è una prova durissima. Avevamo un’intera band, una crew di performer e circa dodici macchine da presa. E non sai mai cosa arriverà, non sai mai chi si presenterà davvero in quel momento. Ma appena è iniziato, e abbiamo visto quello che stava succedendo… non riuscivo a crederci. Era troppo bello per essere vero. Io e Graham ci siamo guardati, ci siamo abbracciati. È stato molto emozionante. È stato intenso. Lui aveva fatto tutto il lavoro prima: studiava, si preparava, passava il tempo a Hayvenhurst. Una volta sono entrato in una stanza e lui era lì che studiava. Aveva fatto davvero i compiti. Erano anni di preparazione. Ma anche con tutto quel lavoro, non sai mai se una persona, quel giorno, con tutta quella pressione addosso, si bloccherà. Quando hai tutte quelle persone intorno, è facile che succeda.”
C’è qualcuno che, per limiti anagrafici, Michael non l’ha potuto conoscerlo: Juliano Krue Valdi, che di anni ne ha appena nove e nel film interpreta MJ bambino negli anni da vocalist dei Jackson Five. Piccolo eppure, assicura lui, già toccato dall’influenza di Michael, con il piglio dell’adulto: “Sì, è sempre stato una grandissima ispirazione nella mia vita. Mi sono preparato guardando tante sue interviste e cercando di esercitarmi nei suoi manierismi, nel modo in cui si muoveva, parlava e usava il corpo. E sono davvero felice di aver avuto tutta la mia famiglia a sostenermi durante questo film. E sono molto felice che Antoine, Jaafar e Graham si siano fidati di me per una responsabilità così enorme.” La parte più difficile per lui, che come Jaafar è per la prima volta davanti alla cinepresa? “Il ballo, e in particolare le spaccate alla James Brown. Quando le provavo e le provavo ancora con i coreografi di Michael Jackson, Rich e Tone, all’inizio non ero molto flessibile, quindi ogni mattina dovevo allungare i muscoli posteriori della coscia. Fa ancora male.”



