Vampire Therapist: la Recensione dell'esperienza introspettiva tra gli Immortali
Una visual novel sulla psicoanalisi applicata a chi ha problemi sedimentati da secoli... o millenni
Vampire Therapist non è un gioco nel senso stretto del termine, anzi: la definizione di gioco è probabilmente inadatta a descriverlo. L'opera di Little Bat Games rientra infatti nella categoria delle Visual Novels: racconti interattivi, intere vicende che si snodano davanti agli occhi dell'utente dandogli il ruolo del protagonista e portandolo a prendere delle decisioni. A differenza però delle vere e proprie avventure a bivi, una Visual Novel tende a far proseguire ugualmente il canovaccio di trama, lasciando alle scelte del giocatore unicamente un ruolo marginale o di approfondimento. Nella Fattispecie, Vampire Therapist è un “raccoglitore di storie”: nei panni di un vampiro psicoterapeuta, il “giocatore” dovrà infatti aiutare altri figli delle tenebre a venire a patti con secoli, o addirittura millenni, di distorsioni cognitive. Vediamo in che modo.

Mi chiamo Sam Walls: sono il tuo nuovo Terapeuta
Samuel “Sam” Walls è un vampiro: il cuore di questo cowboy ha cessato di battere duecento anni fa e in vita e in morte ne ha passate e commesse di tutti i colori, soprattutto dalle tinte fosche e sanguigne. Poi è successo qualcosa che l'ha portato a riflettere sulla sua esistenza, sulle responsabilità e sul contatto con la realtà. Approfondendo queste riflessioni Sam entra in contatto con un Andromachos – Andy per gli amici – un vampiro di 3000 anni che lo invita presso il suo locale di Lipsia e, dopo una breve intervista, gli propone di mettere la sua empatia, la sua saggezza e il suo intuito al servizio di altri vampiri nel ruolo di Psicoterapeuta.
Sam inizialmente è molto titubante, com'è facilmente intuibile: dovrà infatti interfacciarsi con persone che hanno vissuto per secoli – addirittura millenni – in contesti storici e sociali di cui conosce poco o niente: uno scienziato scorbutico, una nobildonna rinascimentale, un attore del teatro shakespeariano e addirittura una strega irlandese di 1800 anni ma dall'aspetto di una quindicenne. Potrà comunque sempre contare sull'aiuto, la guida e l'esperienza di Andromachos, nonché sul supporto – e le appetitose vene – degli avventori che frequentano il bar.

Vampire Therapist: il gioco all'atto pratico
Come s'è detto, il prodotto è una Visual Novel e in quanto tale è composta al 99% da dialoghi, in cui quelli tra Sam e il paziente di turno rappresentano la maggioranza. Lo scopo dell'esperienza è quello di individuare nei racconti e nelle ricostruzioni della controparte le varie distorsioni cognitive, ossia le false convinzioni, i ragionamenti o le menzogne sedimentate che non possono reggere quando messe di fronte alla realtà dei fatti. I pazienti potrebbero accollarsi colpe eccessive o viceversa riversarle su altri soggetti, oppure applicare delle etichette a sé stessi o agli altri per pretendere che rientrino in quello specifico archetipo. Lo scopo di Sam sarà quello di associare ogni pensiero distorto, evidenziato da un'aura rossa, con la distorsione corretta.
Per fare ciò, Sam si presenterà al colloquio con un set di cinque distorsioni cognitive: inizialmente queste saranno prefissate, successivamente il pool si espanderà fino a 10 obbligando il giocatore a scegliere le più adatte in base al soggetto; conseguentemente potrà capitare che il paziente esprima una fallacia ma Sam non possa contestargliela perché, non avendola preparata, ha deciso di focalizzare la seduta su altro. Non è comunque possibile sbagliare, fallire o “rimanere bloccati” [ed ecco perché non ci sentiamo di definirlo propriamente “gioco”]: se si fa una scelta errata interverrà Andy telepaticamente per dare un indizio e in un modo o nell'altro si va avanti.
Occasionalmente ci troveremo di fronte a scegliere una battuta del dialogo tramite un menù, ma anche in questo caso si tratta di una finta scelta: a volte le risposte conducono tutte allo stesso punto, altre volte una sola è quella corretta e se si seleziona una delle altre ci viene spiegato l'errore e poi riproposto il quesito scevro di quella voce. Un po' più interattivi sono alcuni sotto-giochi che talvolta dovremo affrontare, come ad esempio il mordere correttamente una vena o superare una sessione di meditazione: ancora una volta non è possibile “sbagliare” ma al massimo perdere un po' di tempo provando e riprovando.
Vampiri di tutte le salse
Vampire Therapist è un'esperienza totalmente bidimensionale e, fatta eccezione per i mini-giochi, anche sostanzialmente statica: i portrait dei personaggi hanno molteplici pose ed espressioni, ma non si muovono. Ricordiamo però che non siamo al cospetto di un'esperienza interattiva dinamica, quindi la scelta non costituisce un problema, specie quando la direzione artistica è in generale buona. Un po' più faticosa da digerire è la scelta dei font in certe schermate, ad esempio quello “scritta a mano” del taccuino di Sam: trattandosi di un prodotto in cui i testi sono fondamentali, ed oltretutto totalmente in lingua Inglese, una maggiore facilità di lettura sarebbe stata gradita. Veramente ottimi i doppiaggi, i quali si avvalgono di un cast di prim'ordine tra cui Matthew Mercer, Francesca Meaux, Sarah Grayson, Kylie Clark e Cyrus Nemati, che poi è il principale designer. Molto valida la colonna sonora che si adatta in base al paziente e alla situazione.

Vampire Therapist: un'esperienza diversa dal solito
Vampire Therapist è un prodotto sicuramente peculiare: la narrazione e i dialoghi permettono di esplorare in maniera spesso goliardica e con un filo di umorismo aspetti profondi e importanti della psiche umana, analizzando varie situazioni con l'occhio critico dell'esperto. Un grosso disclaimer presentato all'inizio dell'avventura garantisce che le situazioni e l'applicazione delle distorsioni cognitive sono state realizzate con la consulenza e l'approvazione di autentici psicoterapeuti; lo stesso disclaimer mette in guardia l'utenza a proposito dell'utilizzo realistico di un linguaggio crudo e dei riferimenti a tematiche scottanti come la guerra, l'omicidio, la morte, la sfera sessuale o ancora l'alcol, la droga, la prigionia e la riduzione in schiavitù. Sono assolutamente da tenersi alla larga minori e soggetti sensibili agli argomenti in questione.
D'altro canto l'avventura riesce in una decina di ore a trasmettere al giocatore – se così lo vogliamo continuare a chiamare – i rudimenti della terapia cognitivo-comportamentale, illustrando la natura e le sfaccettature delle varie distorsioni cognitive, fornendo esempi e indirettamente [ma intelligentemente] portando il soggetto a interrogarsi sulla proprie cognizioni e su quante di queste distorsioni lo possano interessare in prima persona. Ovviamente tutto ciò non può sostituire una vera seduta di psicoterapia [ed anche di questo il disclaimer ci avvisa a chiare lettere] ma certamente offre un'esperienza profondamente differente rispetto a quella di un qualsiasi altro prodotto: una vera e propria applicazione da manuale di divulgazione ludica con qualche spruzzata di gamification.
Per quanto, quindi, Vampire Therapist non sia esattamente un gioco, il tempo dedicatogli risulta assolutamente piacevole, intrigante e “sfidante”, non nel senso ludico quanto piuttosto in quello introspettivo. Se poi aggiungete che la versione console giunge anche accompagnata da tre DLC – Terapia di Coppia, Notti Spagnole e Chiacchiere da Taverna – potete comprendere come l'acquisto sia certamente consigliato a chiunque trovi interessante questo genere di intrattenimento. Ma se cercate “un gioco”, ovviamente , guardate altrove.
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Versione Testata: PS5
Voto
Redazione

Vampire Therapist
Vampire Therapist è un prodotto molto piacevole: parliamo di una Visual Novel che riesce a introdurre concetti importanti e profondi della psicoanalisi in un contesto fantasioso e goliardico, riuscendo nel contempo a portare l'utente a fare un bel po' di auto-analisi. Assolutamente imperdibile per gli appassionati degli argomenti trattati.




















