Manairons: la recensione del platform dalle note fiabesche
Il folclore dei Pirenei si trasforma in una fiaba moderna a forma di videogioco

Avete mai sentito parlare dei Manairons? Probabilmente no, a meno che non siate appassionati di leggende appartenenti a quel meraviglioso confine naturale conosciuto da noialtri come Pirenei. In ogni caso, i Manairon sono dei piccoli elfi laboriosi che vivevano nel sottosuolo ed estremamente ambiti da taglialegna, contadini e da fungaioli per chiedere loro aiuto nelle faccende che li crucciavano. Una volta trovati, vengono rinchiusi all'interno di particolari astucci per poterli poi liberare al momento opportuno.
Secondo la leggenda, si dice dunque che questi piccoli esserini vivano all'interno di canut, artefatti magici antichi che possono essere liberati da chi li detiene. E da qui nasce il colpo di genio dei ragazzi di JanduSoft, un'ispirazione folcloristica che brilla per la sua originalità.
Vestiremo dunque i panni di Nai, un folletto che viene liberato da una misteriosa strega dopo essersi risvegliato dopo secoli di prigionia. La missione che ci viene affidata è molto semplice e nobile allo stesso tempo: recuperare l'artefatto e fermare il caos nel villaggio di Vilamont.
Una melodia armoniosa che presenta talvolta alcuni limiti
Ogni storia che si rispetta presenta un cattivone, in questo caso un sindaco che vuole abusare del potere dei manairon per un suo tornaconto. E senza farsi nessun scrupolo, ha usato il potere dei folletti per rendere Vilamont un paese industrializzato. A Llorenç non importa nulla delle leggende e dunque spetterà a noi liberare i compagni e ripristinare la normalità perduta.

Da questo momento in poi inizierà l'avventura, un viaggio che ci porterà a visitare luoghi ispiratissimi, in cui anche un panetto di burro può diventare una piattaforma su cui aggrapparsi e arrivare in luoghi prima inaccessibili. Ma andiamo con ordine: Manairons è un'avventura platform 3D come quelle di una volta in cui farsi strada grazie a delle melodie magiche. Dimenticate dunque una progressione in stile GdR, con albero delle abilità e potenziamenti di sorta: qui si dovrà saltare tra le piattaforme, arrampicarsi su corde più grandi del previsto (del resto siamo noi quelli piccolini) e dare delle sonore legnate con il nostro flauto a quei Manairon che ci sbarreranno la strada contro la loro volontà.
Nai (che potremo scegliere tra una versione maschile o femminile) è uno di quei folletti caparbi, determinati, capace di superare ogni ostacolo che si pone dinnanzi la sua avanzata che, diciamolo, avverrà in modo sequenziale. Il tutto grazie a un flauto, uno strumento capace di compiere imprese magiche di altissimo livello: il nostro protagonista potrà imparare nuove melodie che gli verranno insegnate dai vari abitanti stanchi della "supremazia" messa in atto dal cattivissimo Llorenç.
Queste note musicali ci permetteranno di creare degli appigli di note musicali sospesi nel vuoto per compiere dei salti più ampi, spostare oggetti impossibili da muovere e addirittura attivare degli interruttori per aprire porte serrate. Ma non pensiate che sia finita così, il flauto può essere usato anche come un'arma bianca per abbattere i nostri simili schierati loro malgrado dalla parte sbagliata.

Ed è proprio nel sistema di combattimento che si notano fin da subito i limiti di Manairons, che ci è sembrato poco incisivo nelle fasi offensive e difensive. Per abbattere l'avversario bisognerà combinare degli attacchi, nient'altro che la pressione ripetuta del tasto azione senza ulteriori guizzi. Il tutto appare molto goffo, statico e non siamo mai riusciti a sentire gli impatti dei colpi: per intenderci, il combat system sembra meccanico e poco divertente.
Anche gli attacchi a distanza, ovvero dei colpi musicali sparati con il flauto, risultano grossolani: le note volanti spesso vanno a vuoto anche quando si mira chi si ha di fronte, e di certo non aiuta la mancanza di un puntatore manuale. Senza contare che Nai non potrà schivare in nessuna occasione e, lasciatecelo dire, in questa produzione si sente tanto questa mancanza. Di certo non ci aspettavamo un combat system profondo e al cardiopalma, ove ogni controffensiva regalasse appagamento al giocatore, ma avremo gradito maggiore attenzione sotto questo aspetto.
Per quanto concerne gli enigmi ambientali, altra caratteristica focale dell'esperienza, non possiamo lamentarci anche se la varietà non era poi molta. Nai, nella maggior parte dei casi, dovrà posizionare batterie sugli interruttori per alimentarli, spostare dei calamai su piattaforme e azionare leve con il suo flauto. Il tutto risulta facilissimo e quasi mai frustrante, anche se quest'ultimo stato d'animo lo si avverte in alcuni frangenti dell'avventura, quando il folletto non riuscirà ad aggrapparsi a una fune o un salto non basterà a fargli raggiungere la prossima piattaforma.
Manairons è un platform lineare, facile da giocare e che quasi mai metterà in vera difficoltà il giocatore, nemmeno nelle boss battle nonostante siano decisamente ispirate. Eppure, in una formula così agevole, alcune sessioni di salti ci hanno fatto venire a mente l'incubo del primo Crash Bandicoot, in cui occorreva un preciso movimento per potere riuscire a superare le fasi di platforming.

La fiaba di Manairons è riuscita?
Folclore, musica e un'atmosfera fiabesca riescono a rendere questa produzione abbastanza piacevole, in cui quello che colpisce di più non è il gameplay che ci è apparso abbastanza basilare, bensì una direziona artistica davvero interessante. L'identità visiva di questa produzione è degna di nota, grazie ad atmosfere uniche e dai tratti emozionanti. Ogni texture del gioco sembra dipinta a mano e la sensazione di camminare all'interno di affreschi animati è innegabile.
Anche il comparto sonoro gioca un ruolo chiave, non solo per animare le vicende ma soprattutto come mezzo per rendere più interessante la formula generale. Tutto molto bello, però parliamo pur sempre di un videogioco e anche se dal lato artistico siamo rimasti ammaliati, lo stesso non si può dire del già citato gameplay. Non è sbagliato nel 2026 non ibridare la formula del platform d'azione, ma questa deve essere sorretta da un impianto ludico più incisivo e che appaghi maggiormente il giocatore.

Siamo dell'idea che Manairons, nonostante i buoni propositi e l'inserimento anche di alcune sessioni stealth, necessitava di maggior cura in determinati aspetti. In ogni caso, siamo riusciti a completare l'avventura senza troppi patemi in circa 6 ore e raccogliendo diversi collezionabili disseminati nei livelli.
E altro aspetto a cui noi italiani siamo abituati quando si parla di produzioni indipendenti risiede nella mancanza di una localizzazione nel nostro idioma. Questo potrebbe causare qualche problema a chi non mastica benissimo la lingua anglosassone, rischiando di perdere qualche piccola porzione di una fiaba che tutto sommato riesce a trasportare.
Versione Testata: PC
Voto
Redazione

Manairons: la recensione del platform dalle note fiabesche
Manairons è una di quelle produzioni videoludiche che merita il nostro plauso in quanto ispirazione e originalità. Da un lato troviamo un comparto artistico e sonoro stimolante, dalle tinte cupe ma che trasmette speranza verso il domani. Dall'altro un impianto ludico abbastanza riuscito per quel che concerne le fasi a piattaforme e a enigmi, ma carente per quel che concerne il combat system generale.
In ogni caso, nonostante dei palesi limiti, Manairons riesce comunque a trovare un suo spazio nel genere, grazie a una storia originale nata dalle leggende, agli usi e ai costumi della catena montuosa dei Pirenei. Scatenare il potere del flauto magico non è stato poi tanto male, ma bisogna tenere sempre in considerazione qualche piccola nota stonata sullo spartito di questo viaggio fantasy.


