Pathologic 3, la recensione: un horror psicologico dalle scelte difficili
Tra viaggi nel tempo e una città da salvare in soli 12 giorni.

Pathologic 3 è solo l'ultimo esponente di una saga, seppur molto di nicchia, che ha lasciato parlare di sé nel corso di questi anni in modo pressocché positivo. E forse gli amanti del genere horror survival si saranno già imbattuti in questo franchise, e probabilmente già fiondati in una di quelle città remote delle steppe russe, ovvero Gorkhon.
Il concetto che si mette in essere in questo franchise è molto interessante: dei medici dovranno investigare su una malattia contagiosa chiamata "la Peste della Sabbia" che sta decimando la popolazione in maniera esponenziale. E Pathologic 3 continua su questa scia, riprende nuovamente questa misteriosa piaga e la riscrive in un modo tutto sommato originale: avremo solo 12 giorni per salvare la vita dei cittadini.
In questa narrazione saremo Daniil Dankovsky, un vero e proprio prodigio della medicina che lavora per conto di un'organizzazione alla ricerca di un metodo per "sconfiggere la morte". A quanto pare, in una certa città, è stato avvistato un uomo che sembra immortale: qualcuno potrebbe pensare a una fandonia, forse a un mito, eppure l'occasione sembra davvero ghiotta per investigare su questo mistero.

Cosa è esattamente Pathologic 3?
Parliamo di un'avventura Story Driven, sviluppata dal team russo Ice-Pick Lodge, che punta (come avrete intuito) con maggiore enfasi su una storia da brividi, probabilmente molto di più criptica rispetto al precedente capitolo. E questo ci sembra abbastanza normale dato che, nella misteriosa e opprimente città di Gorkhon, ce ne capiteranno di tutti i colori. Quello che vi troverete davanti è un "episodio" dalla durata di ben 25 ore (o forse anche qualcosina di più), che conferma una longevità fuori dal comune se a questo ci aggiungete la presenza di diversi finali.
Come detto, saremo uno strepitoso ricercatore russo che dovrà risolvere determinati problemi con dalla nostra anche un asso nella manica decisamente inusuale: ovvero la possibilità di prevedere il futuro e scoprire che cosa succederà nei prossimi giorni. E pensateci, con una capacità del genere non dovremo far altro che risolvere il problema nel presente… sempre che tutto fili nel modo giusto, sia chiaro.
Lo sappiamo, il tutto sembra assai ingarbugliato, ma fidatevi quando vi diciamo che Pathologic 3 non è quell'esperienza semplice che potrete solo immaginare. Forse gli autori sono stati un po' troppo coraggiosi a inserire una meccanica così delicata in una formula che già di suo risulta assai complessa.
Per la maggior parte del tempo non dovremo far altro che parlare con i vari PNG, cittadini di Gorkhon che non saranno affatto poco prolissi: riempiranno lo schermo con dei veri e propri "muri di testo", discorsi che a volte potrebbero persino annoiarvi (a maggior ragione se non si mastica così bene l'inglese). Per fortuna c'è la Mappa della Mente che ci darà qualche dritta sugli eventi principali e le varie chiacchierate affrontate con tutti gli enigmatici personaggi.

Quello che è certo è che ci saranno momenti di spaesamento, in cui non si riuscirà a capire cosa fare per riuscire a risolvere anche il più facile dei problemi. Considerate inoltre che, per come è stata concepita la formula, Pathologic 3 non appunta i dialoghi già affrontati e, nel momento in cui si riavvierà il tempo, dovremo nuovamente sorbirceli tutti. Questo aspetto rende l'esperienza più frustrante e non proprio digeribilissima. E come se non bastasse, se non ricorderemo le vecchie risposte, potremo nuovamente ripetere gli stessi errori.
Quello che è certo è che la storia è decisamente sfaccettata e ostica per certi versi, ma almeno i personaggi sono stati caratterizzati in maniera monumentale.
Pathologic 3 e il suo gameplay così… enigmatico
Quello che affronteremo non è un survival nudo e crudo, in cui bisogna prendere le armi e abbattere miriadi di cattivoni in ogni angolo della strada. L'esperienza nel suo insieme potremo vederla come un Walking Simulator (anche talking, diciamocelo) in cui la maggior parte del tempo si gestirà il lato psichico di Daniily, il medico che combatte a colpi di razionalità la follia che incombe su Gorkhon.
Il gameplay stesso è animato dalle scelte e dai dialoghi, e ogni decisione che prenderemo (quasi tutte) influenzerà la mente del nostro benamato dottore che spingerà l'indicatore verso due condizioni: una apatica in cui ci si sentirà molto lenti, decisamente frustrati e che ci spingerà verso l'inevitabile (e ve lo facciamo solo immaginare) e un'altra definibile come mania. In quest'ultima, ci si sentirà più reattivi, il tempo andrà più veloce ma il cuore potrebbe farci dei brutti scherzi in qualsiasi momento. La migliore soluzione è quella di mantenere l'indicatore al centro, e qui ci verranno in aiuto anche alcuni farmaci da assumere nel corso delle nostre indagini.
Un'altra caratteristica da tenere in considerazione è rappresentata dall'amalgam, ovvero una sostanza che Daniil utilizza per viaggiare nel tempo e che, diciamocelo, non si trova dal droghiere sotto casa. E qui c'è un grosso limite alla formula generale: i viaggi nel tempo sono limitati, e dovremo capire perfettamente il momento in cui poterli utilizzare nel modo giusto. L'amaro in bocca del resto rimane, perché in un videogioco come Pathologic 3, i salti temporali rappresentano la freschezza, dei momenti in cui potevamo provare qualcosa di nuovo e scoprire dei risvolti inaspettati: limitarli non è stata una delle mosse più sagge.

Uno degli obiettivi del gioco è quello di debellare la cosiddetta "Sand Pest", ovvero prevenire che si diffonda questa piaga creando un efficace vaccino. Come avrete capito, dovremo visitare i vari pazienti e diagnosticare una malattia, quindi fare attenzione a tutto quello che gli ammalati ci comunicheranno. E non crediate che sia così semplice perché le informazioni che ci daranno potrebbero rivelarsi delle fandonie (magari anche inconsapevolmente) e mandare completamente fuori strada.
In un mondo schiacciato dalla pandemia, occorre anche prendere delle decisioni difficili per limitare il contagio: le autorità locali (del resto) ci daranno il controllo della situazione, permettendoci di emanare alcuni decreti per contenere questo "contagio di massa". Ecco che entra in scena il lato un po' strategico di Pathologic 3, che risulta tutto sommato interessante anche se abbastanza semplice nella sua realizzazione.
I quartieri che Daaniil andrà a visitare sono generalmente molto tranquilli, dove poter esplorare senza nessun patema. Il problema sorge quando ci sposteremo in quelli governati dai rivoltosi, in cui i banditi potrebbero essere un vero e proprio ostacolo. Non aspettateveli però così battaglieri: basterà tirar fuori una semplice pistola e puntargliela addosso per farli restare immobili e con le mani alzate.

Il gameplay stesso di Pathologic 3 è, strano a dirsi, animato perlopiù dalla sua narrativa. Infatti, la difficoltà è determinata dalle decisioni drammatiche da prendere, dal taglio emotivo che si vive in ogni occasione e dalla lotta contro il proprio IO. Tutti i problemi ci piomberanno addosso, e ogni diagnosi errata potrebbe rivelarsi più che fatale per i nostri pazienti.
Dal punto di vista grafico non c'è stato un grosso miglioramento rispetto al secondo episodio: i PNG hanno poche animazioni facciali e a volte i movimenti ci sono sembrati poco credibili. Tecnicamente parlando, non potremo mai considerarlo un videogioco adatto all'attuale generazione di console e PC, senza considerare qualche glitch o bug in cui siamo incappati durante le varie esplorazioni (per fortuna il team è a lavoro per rifinire la fruibilità generale).
Versione Testata: PC
Voto
Redazione

Pathologic 3
Pathologic 3 è un horror psicologico per pochi, di nicchia, in cui occorre una pazienza a dir poco divina per poter proseguire nelle vicende. Come se non bastasse, a questo si aggiunge il viaggio nel tempo, che poteva aprire a nuovi risvolti narrativi ancora più appaganti se non fosse stato pensato con il contagocce.
Ci siamo trovati dinnanzi a una produzione impegnativa, strana, difficile e con una trama assolutamente complessa. La mancata localizzazione in italiano lo rende ancora meno un videogioco adatto a tutti. Qualora però si riuscisse a sorvolare su alcuni problemi, l'esperienza globale non è poi così male, soprattutto grazie a dei personaggi scritti in modo convincente.
A chi lo consigliamo? Sicuramente ai fan storici del franchise (anche se troveranno alcune differenze con il precedente capitolo) e a coloro che cercano una vera sfida horror e dalla profondità narrativa. Tuttavia, potreste anche accusare momenti in cui vi sentirete avviliti: vi abbiamo avvisati.


