Black Jacket: Recensione di un Balatro alternativo che sa dire la sua
Black Jacket ha molto carisma e lo usa tutto

Black Jacket è l'ultima fatica firmata Mi’pu’mi Games con la struttura di base che prende di peso il blackjack, e trasformata in un sistema stratificato, narrativo e profondamente strategico. Il risultato è un titolo che si inserisce nel solco di opere come Slay the Spire e, più recentemente, Balatro,
Black Jacket è un gioco... infernale
Di fatto si gioca a blackjack per guadagnare monete dell’anima e corrompere il traghettatore dell’oltretomba, unico mezzo per fuggire dall’inferno. Tuttavia, quello che potrebbe sembrare un esercizio di stile si rivela ben presto qualcosa di più complesso. Black Jacket prende le regole base – raggiungere 21 senza sballare – e le smonta pezzo per pezzo, introducendo carte speciali, artefatti e maledizioni che consentono di stravolgere completamente il flusso di gioco. È possibile alterare il valore delle carte, forzare l’avversario a rischiare troppo, scambiare mani o persino manipolare i mazzi, trasformando ogni partita in un puzzle tattico più che in una semplice questione probabilistica.

Questa stratificazione richiama inevitabilmente Slay the Spire nella costruzione del mazzo e nella progressione a bivi, ma Black Jacket introduce una componente di rischio più tangibile e immediata, ereditata direttamente dal gioco da cui prende ispirazione. Se Slay the Spire è un esercizio di calcolo e pianificazione a lungo termine, qui ogni mano ha un peso psicologico maggiore: la tensione del “pescare o fermarsi” rimane centrale, ma viene amplificata da un sistema che consente di piegare le probabilità a proprio favore – o di subirle quando l’avversario fa altrettanto. Il paragone con Balatro è ancora più pertinente.
Entrambi i titoli partono da giochi di carte legati al mondo del gambling, ma mentre Balatro estremizza il concetto di build rompendo completamente i confini del poker, Black Jacket mantiene un legame più stretto con il blackjack, risultando paradossalmente più leggibile nelle prime ore ma anche più subdolo nel medio periodo.
Sul piano strutturale, Black Jacket abbraccia pienamente la filosofia roguelite. Ogni run è diversa grazie a carte, artefatti e modificatori che cambiano radicalmente l’approccio, garantendo una rigiocabilità elevata e una varietà di strategie virtualmente infinita. Come nei migliori esponenti del genere, il fallimento non è mai definitivo, ma parte integrante del percorso: si impara a leggere gli avversari, a riconoscere pattern e a costruire mazzi sempre più efficienti.

È proprio nella lettura degli avversari che Black Jacket introduce uno dei suoi elementi più originali. I rivali non vengono mai mostrati completamente: si percepiscono attraverso le mani, le abitudini e le scelte al tavolo. Dal punto di vista artistico, l’opera di Mi’pu’mi Games si distingue per un’estetica dark fantasy ispirata al folklore europeo, fatta di ambienti infernali, tavoli da gioco fumosi e figure appena suggerite più che esplicitamente mostrate. Come in ogni titolo del genere si "sbloccano" elementi definitivi, mazzi, idee e la progressione si avverte in modo preponderante. Non aggiunge o toglie nulla al genere, ma è una piacevolissima variante ai fratelli maggiori.
Versione Testata: PC
Voto
Redazione

Black Jacket
Black Jacket è un roguelite che riesce a trovare una propria voce all’interno di un panorama saturo, grazie a un’idea di base brillante e a un sistema di gioco sorprendentemente profondo. Non raggiunge forse la perfezione strutturale di Slay the Spire né l’impatto narrativo di Hades, ma riesce comunque a ritagliarsi uno spazio grazie a una tensione unica, costruita attorno al rischio e alla manipolazione delle regole. Tra tutti i giochi di carte, forse questo, date le regole di base, lo rendono meno intrigante, ma le aggiunte al gameplay sono piacevoli e stimolanti.


