The Weight, il film migliore visto finora a Berlino, è l’esordio registico di un montatore irlandese

A sorpresa il miglior film visto finora in Berlinale è un esordio presentato fuori concorso con protagonista un Ethan Hawke che non si risparmia.

The Weight, il film migliore visto finora a Berlino, e l'esordio registico di un montatore irlandese

Si chiama Padraic McKinley, è irlandese e fino a oggi ha montato film commerciali nemmeno troppo memorabili: un nome praticamente sconosciuto che dopo la visione di The Weight, suo folgorante esordio alla regia, converrà ricordare, perché è lui la prima e probabilmente unica rivelazione di questo Festival di Berlino numero 76. Una kermesse così poco lungimirante da non aver voluto o saputo avere The Weight in concorso, anche se oscura facilmente la maggior parte delle pellicole che si contenderanno l’Orso d’oro. Vale dunque la pena di sgombrare il campo dai dubbi, perché qualsiasi serendipidità abbia partorito questo gioiello, merita di trovare il suo pubblico, potenzialmente vasto, perché parliamo di un film vecchia scuola, di ottima fattura, che si aggira dalle parti di Il salario della paura di William Friedkin. The Weight mescola thriller e suggestioni western, con una sporca mezza dozzina di personaggi impegnata in una missione particolarmente rischiosa e senza certezze, che per ha per protagonista una delle singole unità narrative più semplici e immediate: un genitore disposto a tutto per riabbracciare la figlia.

Quella mezza sporca dozzina nella foreste dell'Oregon

Siamo nell’Oregon del 1933, a Grande Depressione stabilmente avviata e Murphy (Ethan Hawke), un uomo dalle mani capaci e dal cervello fine, finisce in prigione per una serie di circostanze più che sfortunate. Vedovo e senza santi in paradiso, finisce dietro le sbarre con l’angoscia per le sorti della figlia, destinata a case correttive e poi al circuito dell’affidamento, anche se il papà le ha solennemente promesso che appena uscito di prigione andrà a prenderla. Quando il direttore Clancy (Russell Crowe) del campo di lavoro in cui sconta parte della pena gli fa una proposta, Murphy sa che si tratta di qualcosa di illegale e pericoloso, ma anche dell’unica scorciatoia possibile e disponibile per ritrovare la figlia. Così mette insieme una squadra insieme ai compagni di carcere e lavori forzati per un incarico di cui ancora non sa nulla.

Il “lavoretto” che potrebbe portarlo fuori dal carcere consiste nel trasportare illegalmente un quantitativo di lingotti d’oro fuori dalla miniera in cui sono conservati prima che venga assalita dalle folle prese dal panico e dalla fame, a pochi giorni dall’annuncio (evidentemente non così segreto) dell’intenzione di Roosevelt di prendere possesso di tutti i giacimenti per risollevare l’economia del paese. Due guardie fidate accompagneranno quattro uomini nel viaggio a piedi in mezzo alla foresta dell’Oregon fino al randez-vous dove consegneranno l’oro e avranno in cambio la libertà e un salario.

Zaino ricolmo “del peso” in spalla, comincia la lenta, pericolosa attraversata del gruppo, a cui si unisce una donna indigena (Julia Jones) che ha capito cosa stesse succedendo: dice di non avere mire sull’oro, ma di voler semplicemente lasciare la miniera. Il film ripercorre, in un lento conto alla rovescia fino alla consegna, i sei giorni di viaggio in una foresta in cui si ha sempre la sensazione di non essere soli, forse nemmeno così a torto. Oltre a bracconieri e sbandati, il gruppo si deve guardare anche da tradimenti interni: se manca anche un solo lingotto alla consegna, infatti, salta tutto l’accordo. Murphy però è abbastanza disperato da guidare il gruppo per la foresta, da trovare soluzioni a problemi impossibili. C'è persino una scena in cui si fa tirare i lingotti uno a uno in equlibrio su un ponte di corde marcescente a picco su uno strapiombo, perché attraversarlo con lo zaino significherebbe farlo crollare. Si segue così con il cuore in gola il lancio dei lingotti, in una versione diabolica del baseball che Clancy tanto ama.

The Weight è una pellicola originale ispirata alle grandi truffe della Grande Depressione

The Weight è un film semplicissimo nella sua premessa, ma stuzzicante per ambientazione storica: a scriverlo sono un trio di sceneggiatori Leo Scherman, Shelby Gaines (che ha anche composto la colonna sonora con i fratelli Latham) ma soprattutto Matthew Booi. Quest'ultimo ha concepito la storia mentre faceva ricerche sull’epoca della Grande depressione e su come la crisi economica e l’aumento delle quotazioni dell’oro abbiano generato una serie infinita di truffe e ruberie collegate all'oro estratto in miniera. È un racconto originale, capace sin dalle prime battute di generare tensione nello spettatore, tenuto continuamente sul chi vive dall’impressione (corretta) che nessuno sia davvero al sicuro.

A mantenere alta la tensione è proprio l'ottima regia di Padraic McKinley, che certo si ritrova tra le mani un copione efficacissimo nella sua semplicità ma scritto con accortezza e senza debolezze e lo trasla al meglio in un lungometraggio che guarda ai classici del western, dello heist movie e del thriller per gestire il crescendo tensivo della pellicola. L’immaginario e l’approccio è quello del cinema di altri tempi, che al netto realismo preferisce una costruzione tra cinema, illustrazione e fumetto: c’è una scena davvero memorabile in cui sotto una fitta pioggia notturna si consuma un omicidio, che intravediamo ogni qualvolta che i lampi rischiarano per qualche secondo la scena, permettendoci appena di distinguere le fisionomie sotto la pioggia torrenziale e lasciando noi e il protagonista nel dubbio di cosa sia effettivamente successo. Padraic McKinley cura anche il montaggio, scegliendo uno stile asciutto che fa brillare ancor di più l’ottima fattura del suo film immerso nella foresta, materico, davvero “terreno” e selvaggio. Si consente appena un paio di licenze poetiche, come una transizione in cui dalla luna piena nel cielo emergono le figure della scena successiva, indulge anche in quella costruzione circolare (con la scena di chiusura che richiama e arricchisce l’apertura) ma funziona tutto tanto e bene che se ne esce esaltati.

Ethan Hawke sa scegliere benissimo i suoi progetti

A fare la differenza è anche Ethan Hawke, assoluto protagonista della pellicola, che si presta a una prova recitativa non da poco, dato che il suo personaggio è uno stilema, un topos appunto da western con l’uomo buono costretto a uan scomessa azzardata. Tuttavia non solo funziona, ma per giunta lo si vede impegnato anche in passaggi di grande fisicità che ne provano le capacità da eroe d’azione. Senza dimenticare il suo fiuto: negli ultimi anni ha saputo infilarsi in sfide non da poco rivelatesi quasi sempre scommesse vinte (vedi il cult First Rerformed, Blue Moon di Linklater visto alla scorsa Berlinale e l’horror Black Phone). Hawke ha un gusto sopraffino e la capacità di scovare film piccoli come questo dal grande potenziale e nobilitarli. Per giunta è circondato da un cast di facce non così note di caratteristi davvero efficaci, con quella vibrazione dura e sporca giusta per un film che tanto guarda al western pur non essendo propriamente ambientato nel West, in cui ognuno dà il meglio di sé. Tanto che persino Russell Crowe (l’unico altro volto noto dell’operazione) dà la sua prova migliore da molti anni a questa parte.

 

The Weight

Durata: 112'

Nazione: Stati Uniti

8

Voto

Redazione

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The Weight

Tra auto truccate, baseball, scommesse azzardate e lingotti “sporchi”, The Weight si candida già a diventare un piccolo cult di un genere meno battuto di un tempo al cinema e raramente, in anni recenti, con questa efficacia. Forse gli si potrebbe contestare di avere un approccio sin troppo classico, se non fosse che l’ambientazione inusuale, tra le foreste di conifere, crea un contrasto energico in un film molto mascolino che ha solo due personaggi femminili che hanno però carattere da vendere, tenerissima e irresistibile figlia del protagonista compresa. Ci sono insomma tutti i motivi per entusiasmarsi, perché The Weight è un gran film in sé e per sé, ancor più impressionante se si considera che è un esordio registico.

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