Good Luck, Have Fun, Don't Die: il grande ritorno di Gore Verbinski, boomer e orgoglioso di esserlo

A Gore Verbinski non vanno troppo a genio social e smartphone, ma li critica con acume e ironia in un film divertente e dalla fattura pregevole.

Good Luck, Have Fun, Don't Die: il grande ritorno di Gore Verbinski, boomer e orgoglioso di esserlo

Dare del boomer a Gore Verbinski, più che un insulto, è un constatazione: il regista statunitense infatti è nato nel 1964, l’ultimo anno della generazione dei bambini nati durante il boom economico. È un “giovane boomer” insomma e incarna alla perfezione nel suo ultimo film un certo approccio anti-tecnologico che parte della sua generazione oppone istintivamente al nostro presente. Ne ha ben donde, viene da pensare nelle scene più riuscite di Good Luck, Have Fun, Don't Die, un delizioso film alla Il giorno della marmotta in cui Sam Rockwell continua a tornare dal suo futuro apocalittico al nostro presente, irrompendo in un diner armato di una cintura esplosiva, un impermeabile e una missione: formare un team tra i clienti delle tavola calda, provare ogni combinazione possibile fino a portare a termine un compito che salverà il futuro del genere umano.

Cosa sia andato alla malora nel futuro tratteggiato da Good Luck, Have Fun, Don't Die lo scopriamo presto e non è troppo dissimile ai timori del nostro presente: singolarità dell’intelligenza artificiale e capacità di reagire della popolazione umana quasi azzerata, totalmente succube del sussidio tecnologico, emotivo e pratico degli smartphone. Con un coraggio non indifferente, Gore Verbinski inserisce nella lista dei cattivi (o quanto di una generazione ai suoi occhi incomprensibile) gli adolescenti, una via di mezzo tra zombie e una pubblicità particolarmente aggressiva qualora un adulto osi sfiorare uno dei loro schermi.

Good Luck, Have Fun, Don

Gore Verbinski è tornano per dirci quanto non gli piaccia il mondo tech di oggi

Presentato così il film appare ostile e retrogrado, ma non c’è niente di più lontano di quella vuota nostalgia per tempi antichi insieme agri e bucolici, magari da parte di chi le mani nella terra o in catena di montaggio non le ha mai messe. Verbinski non sottoscrive una visione critica una visione critica della nostra progressiva dipendenza dalla tecnologia a livello individuale e sociale, indicando come unica soluzione un ritorno alla società e ai problemi di quando Internet non c’era. Good Luck, Have Fun, Don't Die è tanto ficcante perché la tecnologia, prima di criticarla, la esplora e la capisce profondamente. Una soluzione il film non ce l’ha, ma ha come missione indicare alcuni punti critici del presente che potrebbero portare a un futuro ancora più cupo.

Altra rarità che guarda al cinema di un tempo sempre più lontano: si tratta di una storia completamente originale, firmata da Matthew Robinson, di quattordici anni più giovane di Verbinski. Un salto generazionale che si riflette in una scrittura che funziona nella parte comica proprio perché per paradossi, esagerazioni grottesche e ribaltamenti, mette in luce tutto l’orrore e il marciume di buona parte dei contenuti che consumiamo online. Nei passaggi migliori il film riesce nell’impresa non semplice di mostrarceli in tutto il loro orrore laddove, avendo ormai familiarità con gli stessi, diamo per scontato quanto siano grotteschi.

Il film è talmente attuale che contiene anche un passaggio, deliziosamente disgustoso, che fotografa benissimo quella strana intersezione tra carineria, volgarità e violenza gratuita in cui si muovono sempre di più i contenuti AI slop,capaci di passare da donne incinte ad animali carini che subiscono violenze inaudite e poi le perpetuano in un crescendo di nonsense che sembra essere apprezzato dai consumatori di questi contenuti. Nelle fasi avanzate del film vediamo un gigantesco mostro a forma di gatto (e già questo sottolinea la profonda conoscenza della sceneggiatura sui gusti dei social), un centauro dal corpo formato da migliaia di gattini miagolanti, con un membro virile smisurato che emette glitter. È una visione bruttissima, ma funzionale a quello che il film vuole dire, ovvero che per il nostro stesso bene sarebbe il caso di fare una profonda riflessione su quanto tempo ed energie cediamo ogni giorno a Internet,smartphone e social, di cui siamo profondamente dipendenti quando non succubi.

Good Luck, Have Fun, Don

Abituato a creare film d’intrattenimento di ottima fattura, una decina di anni fa Gore Verbinski incappò nel mostruoso flop di La cura dal benessere (nel frattempo divenuto un mezzo cult) e scomparve dalla scena. Good Luck, Have Fun, Don't Die è la prova che non ha perso nulla del suo tocco: sin dal modo in cui racconta uan miriade di storie inquadrando mani, piatti, orologi e dettagli microscopici del diner da dove prende avvio la storia è chiaro che Good Luck, Have Fun, Don't Die è espressione di un regista vecchia scuola, per cui la buona fattura registica, l’attenta composizione delle inquadrature, un certosino lavoro di montaggio per raccontare visivamente una storia non sono un di più ma un punto di partenza. Se i temi narrati sono attualissimi, la fattura del film guarda volutamente agli anni ‘80 e ‘90, tanto da implementare i modelli d’auto di quell’epoca in un film che, pur dividendosi tra schermi di cellulari e intelligenze artificiali, per approccio estetico e registico ricorda proprio il titoli commerciali di quell’epoca.

Verbinski incappa in un secondo tempo non all’altezza dell’avvio

Purtroppo però Good Luck, Have Fun, Don't Die non riesce a mantenere l’ottimo livello espresso al suo avvio nella seconda parte della pellicola. Dopo aver fotografato con acume notevole l’imbarazzato e angoscioso confronto tra generazioni che non si capiscono a livello tecnologico e umano, il film via via si perde, diventando un po’ ripetitivo e meno a fuoco. Gran parte delle gag fa ridere (anche quando magari non si condivide la marcata matrice critica di Verbinski che forse farebbe a meno di Internet, tutta la Rete, nel suo complesso) ma qualcuna finisce un po’ corta, come si suol dire. Quando arriva il momento della risoluzione poi il film è fiaccato da un colpo di scena che è un grande omaggio al genere fantascientifico ma è anche una soluzione di comodo terribilmente prevedibile. Proprio quando dovrebbe osare ancora di più per immaginare l’avvenire distopico paventatoci sin dall’avvio, dimostra una scarsa inventiva nell’immaginare il futuro che sembra tanto temere. La chiusa però, con quel brivido finale, quell’ultimo graffio, è davvero perfetta.

Good Luck, Have Fun, Don't Die

Rating: TBA

Nazione: Stati Uniti

6.5

Voto

Redazione

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Good Luck, Have Fun, Don't Die

Good Luck, Have Fun, Don't Die regala solido divertimento con un cinema dalla fattura così precisa e puntuale che quasi spiazza. È una storia originale che si affida a presupposti che conosciamo a menadito (il ripetersi all’infinito di una giornata, un uomo venuto dal futuro con una missione misteriosa, per non parlare del colpo di scena relativo a chi sia la persona che sta cercando) per esprimere una posizione fortemente critica, quando non anti-tecnologica, sul nostro presente. Certo avebbe dovuto durare molto meno e trovare il modo di essere incisivo nel suo finale tanto quanto si dimostra capace di esserlo in avvio. Nel raccontare il passato recente degli avventori del diner arruolati dal protagonista, piccole storie cinematografiche nella storia, il film scrive forse le sue pagine migliori, trasfigurando in chiave comico-horror tutto il disagio della generazione di Verbinski quando si trova a contatto con i giovanissimi alpha o la generazione z. Anche se non si hanno le sue stesse posizioni su internet e social, Good Luck, Have Fun, Don't Die rimane un film solido per scrittura e brillante per conduzione, che prova che certi talenti sanno fare ottimo cinema d’intrattenimento.

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