God of War: Sons of Sparta: Recensione del progetto indie di Santa Monica Studio

God of War: Sons of Sparta segna il ritorno di Kratos in forma indie

God of War: Sons of Sparta: Recensione del progetto indie di Santa Monica Studio

Sulla carta ero veramente felice di poter vedere un brand come quello di God of War cucito in un concept che non fosse un Tripla-A. Abbiamo avuto esempi di pura eccellenza di ritorni all'epoca (più o meno) 16-bit con Teenage Mutant Ninja Turtles Shredder's Revenge o ridimensionamenti di brand storici in 2D con Prince of Persia: The Lost Crown (e potremmo andare avanti a lungo), per quanto il trailer, confesso, mi aveva fatto leggermente storcere il naso, ma poi mi sono detto… saranno riusciti a condensare il cuore del brand in un progetto compresso?

Un nuovo vecchio God of War

Sons of Sparta nasce con un’idea chiara: offrire un’esperienza contenuta e meno ambiziosa rispetto ai capitoli principali, mantenendo però un legame emotivo e tematico con l’universo da cui proviene. In questo senso il gioco riesce a ritagliarsi un suo spazio, soprattutto grazie a una colonna sonora sorprendentemente curata, che accompagna ogni fase dell’avventura con un’intensità in grado di elevare persino i momenti più modesti. Le musiche sono senza dubbio (quasi) fuori contesto, rispetto all’intero progetto, capaci di dare colore e respiro anche alle sequenze meno ispirate.

God of War: Sons of Sparta: Recensione del progetto indie di Santa Monica Studio
Una volta usciti dalla città i pericoli si moltiplicano.

La narrazione, pur non brillando per originalità o profondità, svolge il suo ruolo in maniera discreta. La storia è semplice, lineare, costruita su pochi elementi ma coerente dall’inizio alla fine. Il focus emotivo sui personaggi funziona, anche se non lascia davvero il segno: si percepisce uno sforzo nel rendere la vicenda coinvolgente, ma il racconto resta confinato entro limiti molto evidenti. È un intreccio che si lascia seguire, che a tratti sa intrattenere, ma che nel complesso non ha abbastanza forza per distinguersi davvero.
La storia segue un giovane Kratos durante gli anni durissimi dell’addestramento spartano, quando non è ancora il guerriero leggendario destinato a diventare.

Accanto a lui c’è il fratello Deimos, molto diverso per carattere: dove Kratos è rigido, disciplinato e ossessionato dalle regole dell’Agoghé, Deimos è impulsivo, emotivo e più incline a seguire l’istinto. La trama prende forma quando un loro compagno di addestramento scompare misteriosamente: questo evento spinge i due a infrangere le direttive dei loro mentori e a partire insieme per rintracciarlo. Il viaggio che ne segue non è soltanto una missione di ricerca, ma anche un percorso che mette alla prova il loro legame fraterno, esponendoli a pericoli crescenti e costringendoli ad affrontare creature selvagge e minacce che emergono dalle terre di Sparta.

In questo cammino, Kratos e Deimos non cercano soltanto il ragazzo scomparso, ma scoprono parti di sé che determineranno il futuro del guerriero che Kratos diventerà. Alla storia principale si uniranno tante altre mini sottotrame, poste come richieste, che aiuteranno il giocatore ad allargare lo spettro narrativo, ma anche la possibilità di accumulare esperienza e punti utili ai potenziamenti. Il sistema di potenziamenti segue la stessa filosofia di essenzialità: Kratos può migliorare alcune abilità legate alla lancia, allo scudo e ai movimenti acrobatici, sbloccando incrementi modesti che rendono gli attacchi leggermente più rapidi o aumentano la resistenza ai colpi. Ci sono anche poteri speciali legati alla tradizione olimpica, che introducono attacchi più scenografici ma comunque contenuti. Nel complesso, la progressione è lineare e sicura, raramente audace, quasi timorosa di spingersi oltre. Ogni miglioramento è utile, ma nessuno cambia davvero il ritmo del gioco o offre un salto di qualità tangibile.Un gioco un po'… spartano!

God of War: Sons of Sparta: Recensione del progetto indie di Santa Monica Studio
Potrete avere vari incarichi dai cittadini.

Il vero problema di Sons of Sparta è l’incapacità di definire un’identità propria. Pur richiamando alcuni elementi della serie principale, il gioco non riesce mai a stabilire un linguaggio riconoscibile né a proporre meccaniche o scelte estetiche che lo facciano emergere. Le armi, dal punto di vista dell’impatto, risultano deboli e prive di personalità; il combattimento manca di mordente, e la violenza – elemento simbolo del franchise da cui deriva – è attenuata, quasi sterilizzata, togliendo al titolo una delle componenti più essenziali del suo DNA.

Questa assenza di carattere non riguarda solo l’aspetto ludico, ma permea l’intera esperienza. Il gioco sembra esistere in una sorta di terra di mezzo: troppo timido per imporsi come reinterpretazione della serie, troppo legato al nome che porta per essere considerato un indie completamente autonomo. L’idea del “progetto minore” funziona sulla carta, ma la sua realizzazione lascia la sensazione che le potenzialità siano rimaste solo abbozzate, senza trovare mai un vero punto di fuoco.

Il risultato finale è un titolo che ha qualche qualità – in primis l’eccellente colonna sonora e una narrazione comunque godibile – ma che si trascina dietro un senso costante di incompletezza, di prudenza eccessiva, di occasione non colta. È quel tipo di gioco che puoi apprezzare per un’oretta, magari due, senza provare nulla di particolarmente negativo… ma anche senza provare nulla di memorabile.
In definitiva, Sons of Sparta è un’esperienza che vive e muore con il nome che porta. Se non fosse collegato alla serie da cui deriva, se non avesse quel titolo in copertina, difficilmente qualcuno si accorgerebbe della sua presenza. E questo, purtroppo, è il suo limite più grande.

God of War: Sons of Sparta

Versione Testata: PC

7

Voto

Redazione

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God of War: Sons of Sparta

Sons of Sparta è un’esperienza che convince solo in parte; ha una colonna sonora sorprendentemente curata e una storia semplice ma piacevole incentrata sul rapporto tra Kratos e suo fratello Deimos, ma soffre di una forte mancanza d’identità che ne limita l’impatto. Il gameplay funziona senza mai eccellere, i potenziamenti sono utili ma poco incisivi e la violenza, elemento simbolo del mondo a cui appartiene, risulta attenuata. L’idea di realizzare un progetto minore poteva rivelarsi vincente, ma la gestione fin troppo prudente lo rende un titolo che intrattiene per qualche ora senza lasciare davvero il segno. Se non avesse quel nome in copertina, passerebbe facilmente inosservato.

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