The Invite: non si rideva (e piangeva) così della vita di coppia da Perfetti sconosciuti
The Invite è una commedia dolce, amara e sexy su cosa significhi oggi scegliere la vita di coppia, che arriva a conclusioni non scontate.

Una coppia newyorkese a corto di energie e di pazienza è costretta a mettere in pausa un lungo e articolato alterco in corso per dare il benvenuto ai vicini, che lei ha invitato a cena nonostante la contrarietà del marito, che per ritorsione pianifica di lamentarsi con gli ospiti per le loro nottate di sesso eccessivamente entusiaste a livello di decibel. Come molti esponenti di questa branca molto teatrale del cinema – quella con un pugno di personaggi uniti in relazioni amicali e sentimentali, chiusi in un appartamento e costretti a confrontarsi tra loro e con sé stessi – The Invite prende l’avvio da una premessa semplicissima: una cena che inizia male e sfiora più volte il catastrofico, tra figuracce, gaffe e momenti di genuino sconforto.
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Due coppie a confronto
Tra Olivia Wilde e Seth Rogen, che interpretano la coppia ospitante, è proprio una serata no e questo non aiuta l’avvio della cena. Lui è appena rientrato dal lavoro d’insegnante in un conservatorio tutt’altro che prestigioso, sfiancato dalla pedalata sulla bicicletta pieghevole che lei gli ha regalato per tenersi in forma. Lei ha rivoluzionato la casa, steso un nuovo tappeto, preparato un tavolo di antipasti e stuzzichini studiatamente coreografici ma spontanei quel tanto che basta, in apparenza, da non tradire tutto il lavoro che c’è dietro. Sono entrambi stanchi, stressati, con i nervi a fior di pelle e dal lato opposto della barricata rispetto al partner.
La tensione tra loro è ulteriormente sottolineata dal confronto con gli ospiti e dalla loro dinamica di coppia: Edward Norton e Penélope Cruz sono, in una parola, cool. Rilassati, ironici con lo sguardo ma mai giudicanti, sono completamente a loro agio nella propria pelle e nell’appartamento dei vicini, che visitano per la prima volta. Lui è un ex pompiere che si sta godendo la pensione anticipata, amante dell’arredamento e pronto a qualunque sia il risultato della serata. Lei è una psicologa e sessuologa che irradia una sensualità palpabile, grazie a una performance davvero magnetica di Cruz, così tranquilla e sicura di sé e della propria sensualità da risultare assolutamente irresistibile. Anche la coppia dei vicini spera di ottenere qualcosa dalla serata e ha una propria agenda, come rivela ben presto il film.
The Invite infatti non mette mai davvero da parte quella certa cortesia affettata che abbiamo quando conversiamo educatamente con qualcuno che non conosciamo così bene, ma man mano che il livello alcolico, delle figuracce e delle rivelazioni si alza, ecco che il vero punto di tensione, il legame non detto ma già forte che esiste tra i personaggi, viene messo sul tavolo: la coppia cool vive una relazione aperta e vorrebbe che i vicini entrassero nel novero delle loro frequentazioni con cui trascorrono serate trasgressive e piacevoli, all’insegna del piacere, dello scambio di partner e, perché no, dell’occasionale orgia. Ecco così rivelato il titolo, in tutto il suo senso: l’invito a cena che diventa l’invito a fare molto, molto di più assieme.
Il sesso, origliato e raccontato, è il punto di partenza di un racconto di coppia profondo e non scontato
Disinibita, sensuale e all’occasione dissacrante, The Invite è una commedia agrodolce che esplora anche il sesso e la trasgressione per tracciare un ritratto molto più ampio, completo e non scontato di cosa sia la vita di coppia nell’era dei podcast, dei mercatini dell’usato e dei party per scambisti. L’impianto della trama e le sue svolte principali adattano fedelmente il film originale spagnolo, che è diventato una sorta di format, proprio come Perfetti sconosciuti, ripetuto e rivisto in base alle sensibilità locali. Dopo una bidding war agguerritissima, è stata A24 ad aggiudicarsi i diritti per la trasposizione statunitense di questa storia e, in una mossa non così scontata, si è affidata a Olivia Wilde. L’attrice, da qualche tempo impegnata come regista, usciva da un fiasco clamoroso come Don’t Worry Darling con le ossa rotte: si può quasi percepire, stando seduti in sala, come il flop le abbia tolto l’ansia di sbagliare, la tensione di chi ha appiccicata addosso l’etichetta di “regista promettente”. The Invite infatti la vede impegnata nel doppio ruolo di regista e attrice e in entrambi Wilde brilla scegliendo un approccio molto semplice ma sempre efficacissimo: seguire la strada tradizionale, ma mettendoci il massimo dell’impegno e molto cuore.

Una regia costruita intorno agli spazi
La regia ricorda così molti film “chiusi” in ambiente domestico, che fanno del movimento tra gli spazi, degli specchi e dell’illuminazione elementi con cui reagire per dare dinamismo alle immagini e per fare in modo che la composizione dell’inquadratura e le sue cromie dicano già molto dei personaggi e del continuo cambiamento dei loro rapporti di potere ancor prima che aprano bocca. Basta vedere, per esempio, come Wilde sia vestita con una palette di colori perfettamente tono su tono con l’appartamento che ha ristrutturato, su cui ha riversato la sua creatività repressa e che sente come un’estensione di sé, tanto da fondersi, appunto, con le sue pareti. Oppure come spesso lo sguardo ricco di sottintesi del commensale che ascolta l’ospite o l’ospitante parlare venga rilevato non direttamente, ma attraverso uno specchio in camera da letto, sull’anta dell’armadio.
È cinema “vecchia maniera”, pensato per il teatro di posa, che mima il naturalismo e l’improvvisazione con quella che è una continua coreografia per incorporare gli spazi nel racconto e raccontare attraverso chi è seduto dove e come. Vedi, per esempio, la leadership e l’empatia che irradia Penélope Cruz seduta nel finale sulla poltrona, i gomiti poggiati alle ginocchia, le gambe divaricate: ha preso in mano le tensioni nella stanza, dopo essere stata a lungo spettatrice, commentando le tensioni intorno a lei con lunghe occhiate allusive al partner.
Distruggere per poter ricostruire
The Invite è così attento da non limitarsi alla banale dicotomia della coppia in crisi contrapposta a quella libidinosa e dall’intesa sovrannaturale: anche tra Norton e Cruz ci sono incomprensioni e tematiche spinose (bellissimo, per esempio, il sottile commento che il film fa dell’urgenza di lui di correggere gli errori in inglese di lei), ma sono normali asperità di chi i momenti di tensione personali e di coppia che vive l’altra coppia probabilmente li ha già affrontati e superati. Nelle sue fasi finali The Invite racconta proprio questo: quanto per crescere e cambiare bisogna superare la paura di mettere fine allo stato delle cose presenti, specie se è causa d’infelicità. È un messaggio agrodolce ma bellissimo, autenticamente edificante, che ci ricorda che per costruire qualcosa alle volte bisogna prima necessariamente distruggere quello che c’è e ripensarlo da zero.

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Redazione

The Invite: non si rideva (e piangeva) così della vita di coppia da Perfetti sconosciuti
Si ride, si piange e si vive qualcosa di catartico guardando The Invite su grande schermo, una pellicola ottimamente condotta da quattro capaci interpreti che rinegoziano di continuo il rapporto e l’intesa tra loro, divisi tra una sorta di coreografia degli spazi e la continua improvvisazione rivelata nelle interviste. La chimica, l’intesa e la comicità ci sono tutte (grazie a un casting davvero azzeccato) e funzionano alla grande, ptoenziate da una regia che costruisce anche con la composizione delle immagini e i movimenti di cinepresa una storia che è fatta sì di chiacchiere e convenevoli, ma anche e soprattutto di corpi, sguardi e gesti rivelatori.
Una visione piacevolissima, che conferma che, sia sul piano attoriale sia su quello registico, Olivia Wilde è una cineasta dalla sensibilità e dall’attenzione acute in materia di relazioni, che ha ancora molto da dire.







