Dampyr, recensione: Bonelli non sbaglia l’ingresso nel mondo dei cinecomics

Lontano dai fasti della concorrenza USA ma comunque ben realizzato, Dampyr è l’avvio solido ma un po’ datato del Bonelli Cinematic Universe. La recensione.

Dampyr recensione Bonelli non sbaglia lingresso nel mondo dei cinecomics

Dampyr è l’esempio perfetto di come il valore di un numero possa rivelarsi relativo. I quindici milioni di euro investiti da Bonelli per fondare il suo universo cinematografico rendono Dampyr un colossal sul mercato italiano ed europeo. È impressionante però pensare che costi l’equivalente di una decina di minuti di un cinecomics qualsiasi d’oltreoceano. Il paragone è inevitabile, anche se qui non si parla di supereroi ma di vampiri e esseri oscuri: il Dampyr del titolo infatti è un essere dai poteri da scoprire, figlio dell’unione di un’umana e un Maestro della Notte, un succhiasangue con poteri fuori dal comune, capace di creare altri vampiri e controllarli.

Dampyr, recensione: Bonelli non sbaglia l’ingresso nel mondo dei cinecomics

Dampyr: la trama del film

Harlan Draka (Wade Briggs) si spaccia per Dampyr insieme al suo giovanissimo manager Yuri (Sebastian Croft). Harlan sembra non invecchiare, ma a parte questo curiose particolare, è un ciarlatano come un altro, che si profitta delle superstizione diffuse nei Balcani per fare qualche soldo mentre viaggia da un villaggio a un altro. Siamo nel 1992, la guerra imperversa, perciò i veri vampiri riescono con facilità a coprire le tracce dei loro massacri. L’ambientazione geografica e temporale di Dampyr è il primo elemento di stacco rispetto a quanto siamo abituati in ambiente fantasy e supereroistico. Dampyr si approfitta ampiamente delle piccole libertà che gli assicura non essere sotto l’egida di una multinazionale dell’intrattenimento familista e chiamata a proteggere il pubblico dei giovanissimi. Harlan sembra un eroe di un altro tempo, un Winter Soldier balcano perennemente sull’orlo dell’ubriachezza, con problemi evidenti di alcolismo, la sigaretta costantemente tra le dita. Volano tanti proiettili quante parolacce, il che contribuisce a far sembrare Dampyr un film di altri tempi.

Dampyr: semplice, diretto, adulto

Non sempre però gli elementi che richiamano al passato sono positivi. Lo sviluppo estremamente semplice e lineare della trama, senza grosse sorprese e con caratterizzazioni appena accennate del protagonista e dei personaggi di contorno (buoni e cattivi) ricordano la prima era dei supereroi al cinema e film come Constantine e La leggenda degli uomini straordinari. Dopo essere stato individuato dal tenente Emil Kurjak (Stuart Martin), Harlan si trova a scoprire che non si tratta solo di una truffa: lui è veramente un Dampyr, la cui identità è stata tenuta celata da chi l’ha salvato e poi tenuto d’occhio mentre cresceva. I suoi poteri lo rendono il perfetto cacciatore di vampiri: il suo sangue infatti è in grado di uccidere i vampiri, dai più deboli al Maestri della notte. I Dampyr solitamente vengono uccisi in grembo alle madri dai padri e dai loro nemici per questo motivo: perché invece il papà di Harlan - il potente vampiro Draka - ha consentito che venisse alla luce? Qual è il suo piano? Le domanda più interessanti dell’intero film sono purtroppo riservare a un possibile sequel.

Con Dampyr dobbiamo accontentarci di una origin story molto semplice, che introduce Harlan e i compagni di viaggio: la vampira Tesla Dubcek (Frida Gustavsson) e Kurjak. Con un numero contingentato di scene d’azione e combattimento, il film arriva a chiudere il suo arco introduttivo con il primo scontro con un Maestro della notte, il malvagio Gorka (David Morrissey). Qualche scena di tortura più esplicita del solito (senza mai arrivare allo splatter) e qualche effetto speciale tutto sommato dignitoso dopo, il film giunge alla sua conclusione, guidato da una colonna sonora di Lorenzo Tomio protagonista, anche se in più punti richiama altre OST più famose.

Dampyr: nostalgia balcana anni ‘90

Dampyr può essere un perfetto bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Non era così scontato che una produzione italiana con attori internazionali (sconosciuti o poco più che ci mettono il giusto, ma sembrano sempre le copie economiche di questa o quella star hollywoodiana) riuscisse nell’impresa di presentare un film dignitoso. La sceneggiatura di Dampyr non riesce mai a sorprendere veramente, ma almeno si fa seguire senza intoppi o difficoltà. Inoltre il comparto tecnico (dal make-up agli effetti speciali) aiuta molto a non dare un senso di provincialità a un film a cui si può fare questo complimento: riesce a risultare più compiuto e riuscito di certi film completamente deragliati che Sony in questo comparto ci a propinato ultimamente. Insomma, è meglio di Morbius: considerando le star e i soldi che quel film aveva a disposizione, non è un’affermazione da poco. Siamo però lontani da una pellicola che impressioni o entusiasmi.

Dai costumi al look dei protagonisti, fino alla grande semplicità psicologica dei personaggi, c’è un grande profumo di cinema di genere anni ‘90 in questo film. Percepiti, data la collocazione storica, ma anche come limite. Il difetto maggiore di Dampyr è che non riesce a sapere mai di contemporaneo e rischia seriamente di annoiare un pubblico sempre più esperto, sempre più esigente in fatto di continuity e spettacolità. Potrebbe quindi soddisfare lo spettatore appassionato di titoli Bonelli e in particolare dell’omonimo fumetto. Per consentire l’espansione e l’evoluzione del Bonelli Universe al cinema, serve però coinvolgere altre generazioni, altri spettatori, che rischiano di rimanere delusi e annoiati da questo film che ha come tallone d’Achille una sceneggiatura che fatica a creare atmosfera e coinvolgimento.

Dampyr, recensione: Bonelli non sbaglia l’ingresso nel mondo dei cinecomics

Dampyr

Rating: Tutti

Nazione: Italia

6

Voto

Redazione

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Dampyr

Solido, privo di mordente, un po’ datato ma tutto sommato piacevole: Dampyr è un film che con risorse importanti ma minime rispetto alla scena internazionale trova una sua compiutezza: la recensione.