Vladimir: Rachel Weisz scatenata in una serie su nevrosi e desiderio

Un'insegnante del college in crisi di mezz'età resta affascinata da un nuovo collega più giovane di lei, in otto episodi adattamento dell'omonimo romanzo. Su Netflix.

Vladimir: Rachel Weisz scatenata in una serie su nevrosi e desiderio

La protagonista senza nome, chiamata semplicemente M, è una professoressa di inglese poco sopra i cinquanta, con il blocco cronico dello scrittore e un'insicurezza crescente data dalla proverbiale crisi di mezz'età. Avendo trascorso decenni senza produrre un seguito al suo libro di esordio, si è accontentata di guadagnarsi da vivere con le lezioni al college.

Madre di una ragazza bisessuale, è sposata con John, un collega di qualche anno più grande con cui ha un rapporto da coppia aperta. L'uomo in passato ha avuto diverse relazioni con alcune delle sue studentesse e ora il caso rischia di travolgerlo, con un'udienza che potrebbe compromettere non soltanto la sua carriera accademica ma anche quella di M.  La protagonista, sempre più dissociata dal mondo, trova la giusta e necessaria distrazione con l'arrivo di Vladimir Vladinski, un giovane e affascinante insegnante di origini russe appena arrivato nell'istituto, che diventa ben presto oggetto della sua ossessione.

Vladimir: Rachel Weisz scatenata in una serie su nevrosi e desiderio

Vladimir e Rachel

Rachel Weisz - straordinaria, nonché il principale motivo di interesse dell'intera serie - si rivolge direttamente alla camera fin dalla primissima scena, con la rottura della quarta parete che sarà una costante di tutti e gli otto episodi componenti la prima stagione di Vladimir che, naturalmente, non è chi tutti pensano ma bensì il "broccolo" interpretato con la giusta mestizia da Leo Woodall.

Il format sembra voler richiamare immediatamente Fleabag di Phoebe Waller-Bridge, ma dove là si elevava la ricorrenza di dialogare col pubblico tramite un tempismo impeccabile e una vulnerabilità genuina, qui si usa l'espediente in modo non sempre coeso e anzi spesso invadente, quasi come un vezzo gratuito invece che come una risorsa narrativa effettivamente necessaria. La protagonista parla troppo, spiega troppo, tratta il pubblico come se fosse tardo, arrivando a esplicitare a parole quanto già mostrato sullo schermo, quando invece dovrebbe lasciare che le sue azioni dicano tutto.

Vladimir: Rachel Weisz scatenata in una serie su nevrosi e desiderio

Una figura scostante, con cui è spesso difficile entrare in comunione di intenti, per quanto interessante in certi passaggi quando la sceneggiatura si trova a prendere di mira, con toni non certo benevoli, quella cancel culture che, paradossalmente, sta riportando a un nuovo bigottismo mascherato da integrità morale. 

Dalla carta allo schermo

Julia May Jonas, scrittrice al suo debutto televisivo dopo una carriera come professoressa universitaria lei stessa e quindi direttamente coinvolta in certe dinamiche, qui ovviamente romanzate, aveva prima portato la storia nell'omonimo libro, che ha adattato per il piccolo schermo con una fedeltà forse fin troppo eccessiva. Quello che funzionava sulla pagina come flusso di coscienza di una narratrice fuori controllo diventa nel live-action un monologo costante, che mina invece di accrescere la tensione drammatica. Si elimina il mistero e la capacità del pubblico di fare le proprie interpretazioni o un banale 2+2, facendogli perdere via via interesse nel corso delle puntate, fino a quel rush finale dagli echi quasi kinghiani.

Vladimir: Rachel Weisz scatenata in una serie su nevrosi e desiderio

Il nome Vladimir, tralasciando discorsi geopolitici qui estranei, riporta alla memoria Nabokov, l'autore di Lolita che portava proprio tal battesimo. I gap di età problematici nelle relazioni insegnante-studente richiamano così al suo grande classico, anche se qui tutti i personaggi sembrano sballati e vittime dei propri sbagli. Dalla figlia bisessuale in cerca di identità e quiete - e con due genitori così, non è certo semplice - alla moglie dell'oggetto del desiderio reduce da una profonda depressione, da insegnanti colmi di tic e fobie a studenti che si ergono a giudici ed esecutori, la serie mette parecchia carne al fuoco, senza però trovare la sintesi necessaria per affrontare le numerose tematiche con lucidità. 

E allora l'operazione funziona meglio quando la butta nella farsa totale, abbandonando altre pretese se non quella di divertire un pubblico pronto ad accettare le nevrosi di una protagonista fortemente imperfetta, che usa spesso la sua immaginazione per sognare bollenti evoluzioni sessuali con quel ben poco oscuro oggetto del desiderio, obiettivo da agguantare costi quel che costi, anche a discapito della coerenza emotiva del racconto stesso. 

 

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Vladimir

Rating: TBA

Nazione: USA

5.5

Voto

Redazione

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Vladimir

Una miniserie più curiosa che riuscita, che tira in ballo molti spunti senza esplorarne appieno quasi nessuno, lasciando Rachel Weisz a briglia sciolta allo scopo di conquistare il pubblico pur a dispetto di una storia poco originale. La quarta parete è ben più che rotta, pressoché demolita con i continui ammiccamenti e battute in camera della carismatica protagonista, insegnante in crisi professionale e privata che perde la testa per un nuovo affascinante collega, per l'appunto il Vladimir del titolo. Julia May Jonas adatta il suo omonimo romanzo in otto episodi di mezzora l'uno e la relativamente breve durata di quattro ore complessive permette di tagliare corto su questioni spinose, affrontate superficialmente a spron battuto. 

 

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