Tim Burton porta la sua Mercoledì a Lucca: “da ragazzo ero proprio come lei”

Tim Burton porta la sua Mercoledì a Lucca da ragazzo ero proprio come lei
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Accolto da un Teatro del Giglio ricolmo di addetti e fan, Tim Burton presenta l’attesissimo Mercoledì, film sugli anni scolastici della figlia di Gomez e Morticia alla Nevermore Academy.

Sembra un progetto fatto apposta per lui; il regista di Nightmare Before Christmas spiega cosa lo ha spinto ad accettare l’offerta di Netflix e quale idea c’è dietro la sua versione della famiglia Addams.

Qual è il tuo rapporto con gli Addams?

Io sono cresciuto leggendo i fumetti e vedendo la serie televisiva degli Addams. Essendomi sentito sin da ragazzino come Mercoledì, condividendo con lei un punto di vista in bianco e nero, posso dire che forse è il mio personaggio preferito.

Perché gli Addams sono ancora così attuali?

Sono la famiglia disfunzionale definitiva e in realtà molte famiglie sono strambe, bizzarre. Il che significa che molti si identificano nelle loro storie…specie gli adolescenti, che vivono in costante imbarazzo per i propri genitori. Immaginate avere Morticia come madre…

Cosa pensi della tua Mercoledì, interpretata da Jenna Ortega? Cosa ha apportato al personaggio?

Non è un personaggio semplice da interpretare, è davvero iconico, bisogna metterci molto di proprio per lasciare il segno rimanendo fedeli a un personaggio così netto. Lei è riuscita a metterci l’umanità necessaria senza perdere l’approccio distintivo e distaccato. I suoi occhi magnetici, il suo carisma hanno fatto il resto. Senza di lei la serie non ci sarebbe.

Come hai lavorato al personaggio di Mano?

Nella mia versione Mano ha avuta una vita molto avventurosa, quindi è un pochino più sciupata e consumata del solito. Come aspetto, volevo che ricordasse certe mani degli horror vecchio stile. Ho cercato di darle un passato più complesso, magico. Diciamo che è la Dustin Hoffman delle mani.

Per creare questi Addams, specie Morticia e Gómez, sono tornata soprattutto ai fumetti originali. Loro sono proprio una strana coppia che a prima vista è male assortita.

Mercoledì come suoi altri personaggi è un outsider. È uno dei simboli che aiuta chi non si sente parte della società, spesso anche con disturbi.

Lo capisco molto bene quello che dici. Ho avuto problemi di salute mentale per metà della mia vita. Per questo mi piace di Mercoledì, vive dei conflitti ma ha un’energia tranquilla, silenziosa, ma potente. Lei va in una scuola per persone ai margini, ma è comunque un outsider: devo dire che è esattamente come mi sono sentito io per tutta la mia vita. A scuola, con i genitori, con le altre persone.

Mercoledì ha la sua macchina da scrivere, il suo violoncello, snobba i social. Ti ci rivedi?

Assolutamente. Internet mi fa paura, è davvero un buco nero. Ovviamente lo uso, ma mi spaventa come partendo da video di gatti carini si possa velocemente finire su contenuti davvero malevoli

In Mercoledì riprendi il tuo sodalizio pluridecennale con il composizione Danny Elfmann. Sei tornato a lavorare anche con la costumista Collenn Atwood.

Io e Danny siamo amici da una vita: vediamo gli stessi film, abbiamo gli stessi gusti. Per me lui è un attore vero e proprio nel mio progetto, per me la musica è davvero importante. Lui ormai è una rockstar, sono grato che ha trovato comunque tempo per me.

La sfida di Collenn è stata enorme. Mercoledì da sempre hai un solo look, qui inoltre c’è una uniforme scolastica. Lo sforzo è stato renderla distinguibile dal resto.

É la prima volta che si cimenta con una serie. Pensa ci tornerà o il suo cuore rimane con il cinema?

Mi sono divertito molto con questo esperimento seriale, ma il mio cuore rimane al cinema, amo fare i film e per fortuna continua ad esserci spazio per loro.

Mercoledì prende molto sul serio i propri insuccessi. Le somiglia un questo?

Beh, tutti nella nostra vita facciamo degli errori. Credo sia uno degli elementi realistici della serie: Mercoledì deve affrontare le conseguenze di quello che dice e fa. Abbiamo tenuto un approccio che fosse puro sì ma reale.

Siamo a Lucca, una domanda sui fumetti è d’obbligo. Che rapporto hai con questi titoli?

Ho fatto Batman quindi direi: importante. Tuttavia essendo dislessico faccio molta fatica a leggere i fumetti. Amo molto disegnare, illustrare. Per questo è bellissimo essere qui.