Synden: quando il noir scandinavo diventa routine
Miniserie Netflix in cinque episodi, Synden vede per protagonista una tormentata detective, a capo delle indagini su un omicidio in una piccola comunità svedese.

La vicenda di Synden è ambientata nella penisola di Bjäre, nella Svezia meridionale. Dani Anttila è una detective impeccabile in ambito lavorativo, che nella vita privata si trova però sommersa da una complessa situazione familiare, legata alla tossicodipendenza del suo unico figlio. Un giorno viene assegnata insieme al suo nuovo partner Malik al caso di una persona scomparsa.
Il giovane svanito nel nulla è Silas, adolescente che Dani aveva ospitato temporaneamente anni prima in affidamento, creando immediatamente quel conflitto di interessi emotivo che dovrebbe generare tensione nel corso dei cinque episodi che compongono la miniserie. Quando il corpo di Silas viene ritrovato brutalmente assassinato in una fattoria, morto per annegamento, l'indagine porta i due detective a svelare i scheletri nell'armadio di un'oscura faida familiare che si trascina da generazioni.

Synden: chi è senza peccato
Il nordic noir negli ultimi vent'anni ha ottenuto un successo incredibile, fuoriuscendo dai confini nazionali per diventare un genere globalmente riconoscibile, dotato di codici estetici e narrativi rigidi quanto quel clima che fa da palcoscenico alle vicende. La Scandinavia ha fatto sua una versione del crime drama caratterizzata da paesaggi desolati, protagonisti emotivamente "rotti" e quella fotografia perennemente desaturata che trasforma anche il sole estivo in qualcosa di oscuro e sfuggente. Un approccio spesso abusato da rischiare di diventare carico di cliché.

Synden, distribuito internazionalmente (ma non in Italia) da Netflix come Land of Sin, segue la formula in maniera talmente ovvia da rischiare di diventare pura maniera. Creata, scritta e diretta nella sua interezza da Peter Grönlund, regista già noto per Goliat (2018) e per la serie Beartown (2020-2022), l'operazione si muove su terreni così familiari da risultare estremamente prevedibili, e anche lo stesso stile si adegua a quell'immaginario che il pubblico ha ormai imparato a bazzicare. Il fatto che le vicende siano limitato ad un nucleo relativamente ristretto di personaggi, con buona parte delle dinamiche che ruotano intorno a un'unica, seppur numerosa, famiglia, rischia di negare ulteriori sfumature a una storia che si inabissa nell'ostica decadenza di questa piccola comunità di provincia.
Cuori di tenebra
La storia si affida ai difetti endemici di Dani, una donna che invece di fare sempre la cosa giusta fa spesso quella sbagliata: non è una madre comprensiva nei confronti di un figlio indubbiamente difficile, nasconde o manipola le indagini secondo convenienza, si caccia nei guai in maniera spesso gratuita. Scelte che rendono difficile relazionarsi con lei a un livello più profondo e immedesimarsi effettivamente nei suoi panni. E lo stesso background che dovrebbe averla condotta a tali decisioni e alla ruvidità caratteriale viene affrontato con una certa superficialità, lasciando che gli eventi la sommergano senza un reale slancio emotivo.
Tanto che la figura più carismatica finisce per essere quella del patriarca locale Elis, interpretato da Peter Gantman, personalità tanto minacciosa quanto potenzialmente salvifica la cui relazione con Dani diventa l'elemento chiave dell'intera narrazione. Il tutto costruito in un microcosmo basato su segreti e menzogne, pronti a riemergere in tardive rese dei conti o in situazioni drastiche che potrebbero cambiare definitivamente lo status quo.

Le circa tre ore e mezzo di visione complessiva sono impostate all'insegna di un ritmo volutamente blando, allungando anche più del dovuto una matassa destinata a un solo epilogo possibile. Peccato che in quest'approccio parzialmente minimalista si siano perse alcune chiave di volta fondamentali, tra figure secondarie del tutto anonime (il partner di Dani è come se non esistesse) e colpi di scena che si fanno più telefonati del previsto, fino a quell'epilogo parzialmente consolatorio che arriva dopo un lungo susseguirsi di drammi assortiti.
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Rating: TBA
Nazione: Svezia
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Redazione

Synden
Una detective tormentata quanto basta si ritrova a investigare su un misterioso omicidio che la riguarda da vicino, mentre deve al contempo fare i conti con una situazione familiare altrettanto complicata. Synden è un poliziesco scandinavo che scava nella routine, adagiandosi su una formula tanto sicura quanto abusata e disperdendo la storia e i personaggi in un'atmosfera inutilmente cupa, tra faide parentali e indagini che di avvincente hanno ben poco. Cominciando proprio da quel prologo in flashforward, che ci accompagna poi a ritroso nei rocamboleschi e di sovente forzati eventi che sconvolgono la piccola comunità svedese, lugubre teatro della vicenda.








