La Stagione 2 di Daredevil: Born Again è una bella sorpresa
Il Diavolo di Hell's Kitchen è tornato in gran forma

Una delle svolte più interessanti del recente MCU è avvenuta non dico off screen, ma comunque in un angolo remoto del multiverso, senza sortire grosse conseguenze intorno a sé, al punto che se non avete visto la prima stagione di Daredevil: Born Again potreste esserne totalmente all’oscuro. Wilson Fisk, il noto uomo d’affari newyorkese nonché criminale senza scrupoli dotato di una forza sovrumana soprannominato Kingpin, è infatti il nuovo sindaco di New York City. E non solo: tra le sue prime ordinanze c’è una messa al bando totale, completa e radicale dei vigilantes mascherati, a partire da Daredevil, Punisher e Spider-Man. Già, un evento così significativo, le cui ramificazione avrebbero potuto estendersi a film e serie su un anno o due, caratterizzandone toni e avvenimenti, lasciando magari altri brand a ricaricare le pile, è stato invece confinato all’interno di una serie (e nemmeno una di quelle di cui si è parlato di più, a dirla tutta). E invece.
- La trama della Stagione 2 di Daredevil: Born Again
- Il dialogo con l’attualità della Stagione 2 di Daredevil: Born Again
- Appunti per il MCU da Daredevil: Born Again Stagione 2
La trama della Stagione 2 di Daredevil: Born Again
A trarre vantaggio di questa situazione è dunque la seconda stagione di Daredevil: Born Again che si trova a ripartire potendo contare su uno scenario decisamente affascinante, che sfrutta situazioni già viste nei fumetti, ma le alimenta di nuovi elementi per trasportarle su un nuovo medium con una nuova prospettiva. Ora che gli eroi in maschera devono muoversi con circospezione, New York sembra essere diventata lo specchio del suo sindaco: un bella facciata dietro cui si nasconde ciò che non si può raccontare. La Anti-Vigilante Task Force (AVTF) è di fatto una milizia agli ordini di Fisk che si cimenta non solo nell’applicazione spietata delle norme anti vigilante, ma anche in una serie di attività di repressione del dissenso verso l’operato del sindaco, nonchè in ulteriori attività ancora meno legali collegate ai traffici illeciti condotti nell’ombra da Fisk stesso con l’aiuto della moglie..

Lontano da sguardi indiscreti, però, cova una resistenza. Intorno a Matt, ormai tornato a vestire i panni di Daredevil nel costume nero, e Karen gravitano altre figure, informatori, confidenti e disertori che aiutano nel costante tentativo di mettere i bastoni tra le ruote a Fisk per esporne al pubblico la reale natura. E l’affondamento di una nave carica di armi destinate a operazioni clandestine è una grossa spina nel fianco per Fisk. Il Sindaco però deve difendersi anche sul fronte della comunicazione e dell’immagine.Nonostante i canali ufficiali si impegnino a trasmettere la fotografia di una città felice di non aver più tra i piedi i supereroi, pacificata e mai così sicura, i sabotaggi di un misterioso hacker continuano a diffondere notizie riservate provenienti dal suo circolo più ristretto e a spargere ombre sugli affari e gli interessi di Fisk.
Il dialogo con l’attualità della Stagione 2 di Daredevil: Born Again
C’è una leggenda metropolitana che avvolge da sempre le produzioni del MCU: secondo quanto si dice, nel momento in cui il set apre i battenti buona parte dello script ancora non esiste nella sua forma finale. Così si ragiona giorno per giorno, si decide in studio, poi a volte si cambia idea e si risistema quel che c’è, magari girando rattoppi. Probabilmente si tratta di esagerazioni, ma un fondo di verità deve esserci, o almeno così viene da credere vedendo quanto esplicitamente la New York della AVTF di Fisk richiami la Minneapolis sotto assedio dall’ICE di Trump. Il sospetto che gli eventi di poche settimane fa (folle, eh, era il tema del giorno poco prima del nuovo conflitto; che bel periodo!) abbiano condizionato se non la direzione degli eventi della Stagione 2 di Daredevil: Born Again, ma quanto meno la loro rappresentazione, sembra in fondo lecito.

È questa parte dello show a ingranare la marcia dopo circa il primo terzo, ad alzare sia il ritmo che la posta in gioco. Il paragone più immediato che si possa fare è con la Stagione 2 di Andor, ma la serie Disney viaggia su altri valori produttivi. In questo senso, e soprattutto per l’approccio politico un po’ confuso, ricorda più che altro la semplificazione operata dal film di V per Vendetta rispetto all’opera originale, soprattutto per l’atto conclusivo in tribunale. Dubito che la Marvel abbia avuto intenzione di prendere una linea esplicitamente politica: più probabile che l’occasione si sia presentata un po’ per caso e si sia deciso di adattare questa storyline agli eventi per amplificarne la potenza. E anche il fatto che il finale mescoli un po’ le acque facendo un riferimento (invero un po’ confuso) a un altro notissimo evento di cronaca, sembra puntare in questa direzione, ovvero quella di evitare rogne non scontentando nessuno.
Tuttavia ciò non significa che la serie gestisca male questo comodo parallelo. Anzi, se visivamente la AVSF e le azioni dei suoi componenti richiamano scene recenti dal TG, l’approfondimento riservato alla corte di Fisk dimostra che alla base della loro caratterizzazione c’è un pensiero sul potere che viene da lontano. I vari sottoposti di Kingpin (peraltro interpretato da un Vincent D’Onofrio in gran forma) e consorte dimostrano una consapevolezza rara (almeno in TV) del meccanismo di cui sono parte e non si fanno problemi ad ammettere di aderirvi per convenienza.
Il MCU potrebbe prendere due appunti su cosa funziona in Daredevil: Born Again Stagione 2
Nonostante un inizio un po’ blando, un po’ troppo in linea con una certa linea produttiva piatta e anonima del MCU, va dato merito allo showrunner Dario Scardapane e ai registi Chris Ord e Matt Corman di aver saputo picchiare ben a fondo il piede sull'acceleratore nella seconda metà della stagione, mettendo in scena una delle migliori trasposizioni Marvel su schermo senza tradire lo spirito dei fumetti. La guerra senza quartiere ai vigilanti, pur senza troppi effetti speciali e star power, è rappresentata meglio della Civil War del cinema (non ricordatemi quella triste scazzottata all’aeroporto…), anzi, rendendo molto meglio seppur in piccolo il clima della Civil War a fumetti.

Senza raggiungere le vette di Andor Stagione 2, il secondo capitolo di Daredevil: Born Again si regala alcune scene davvero pregevoli, come la strage nel diner (scusate, come avrete notato gli spoiler sono ridotti al minimo) o tutta la parte finale in tribunale. Picchia anche oltre la norma nelle scene di combattimento (c’è un bellissimo scontro tra Daredevil e Kingpin) in cui il sangue davvero gronda. Il limite principale è sempre la mancanza di un vero e proprio stile, di uno sguardo, di un approccio che renda la serie immediatamente riconoscibile: ci sono più che altro lampi qua e là, sprazzi decisamente più riusciti in cui però si ha sempre la sensazione che l’ispirazione arrivi ora dalla già citata Andor, ora da Mr. Robot, un’altra volta da JAG (sempre santo patrono dei legal drama con di mezzo le divise).
Però per come riesce a portare a compimento gli archi narrativi dei suoi personaggi, per come restituisce al termine della visione un protagonista e un villain più profondi di quelli di inizio stagione, per come riesce a creare un angolo di MCU coi suoi toni e personaggi (abbondano i camei, tranquilli) ben più interessante e dinamico del resto dell’universo, Daredevil: Born Again Stagione 2 è tra le cose migliori realizzate da Marvel negli ultimi tempi. Peccato la scarsa coordinazione con Spider-man (il trailer di Brand New Day vi spoilera un evento importante), perché una maggiore coesione tra gruppi ristretti di personaggi potrebbe rappresentare un'alternativa futura più sostenibile, flessibile e stimolante per il MCU (un po’ come avviene sui fumetti, con i diversi personaggi divisi per famiglie, pensa te io corsi e ricorsi). .
Nazione: Stati Uniti
Voto
Redazione

Daredevil: born again
La stagione 2 di Daredevil: Born Again strizza l'occhio al presente e approfitta dei rimandi per approfondire dinamiche di potere e conflitti interiori dei personaggi. Le scene di lotta sono di buon livello e spesso la serie prova a uscire dal classico immaginario Marvel per provare soluzioni più interessanti, anche dal punto di vista tecnico. Peccato che questo angolo di MCU, così ben caratterizzato, non sia più sfruttato.


