Outbound, un cozy-survival a bordo di un camper - Recensione

Un gioco che insegna a vivere in modo sostenibile in un futuro dai toni distopici.

Outbound, un cozy-survival a bordo di un camper - Recensione

Outbound è una di quelle esperienze che pensi di aver già vissuto, uno di quei titoli che ti fa soltanto esclamare (così, di primo acchito): che ha di così straordinario costruire una propria base, raccogliere risorse e viaggiare in lungo e in largo? All'apparenza nulla, questo è vero, ma è proprio quel viaggio in un mondo incontaminato che delizia il giocatore e lo rilassa mentre cerca di tostare dei chicchi di caffè per godersi un buon espresso.

Sostanzialmente ci troviamo dinnanzi a un qualcosa che non fa nulla di così rivoluzionario, ma lo fa bene, a parte una certa ripetitività nel "craftare" e nella ricerca delle varie risorse. Outbound è definito dagli addetti ai lavori come un "cozyvival", un genere che unisce le meccaniche di survival (come la gestione della "fame" e dell'energia residua) a quelle di un'atmosfera avvolgente e rilassante della vita in un camper. 

L'aspetto che ci teniamo a mettere in evidenza fin da subito è dato dall'assenza di frustrazione, di meccaniche troppo elaborate per proseguire in questa full immersion nella natura. Tradotto in altri termini: anche se non siete propriamente amanti del genere, potreste trovare in Outbound un'esperienza coinvolgente, tutto a bordo di una casa su 4 ruote che potrà, sfidando le leggi della fisica, sostenere il peso delle "quattro mura domestiche".

Outbound, un cozy-survival a bordo di un camper - Recensione

Un camper per tutte le stagioni

Prima di girare la chiave sul quadrante di Outbound, bisognerà scegliere accuratamente il tipo di veicolo che vogliamo guidare per le oltre 30 ore di questo viaggio, attraverso quattro immense aree tutte da scoprire. A nostra disposizione avremo un "camper classico", ovvero una vettura con una discreta manovrabilità e spazio di costruzione, oppure potremo optare per qualcosa di colossale, spazioso ma che di contro pecca nella velocità (rallentando ulteriormente i ritmi già compassati dell'esperienza).

Dopo aver scelto targa, colore e qualche altro piccolo dettaglio, potremo passare a personalizzare l'aspetto del nostro avatar: tra corporatura, stile di capelli e caratteri del viso, non mancheranno le opzioni a disposizione. Insomma, finiti i preparativi saremo lanciati automaticamente alla guida del "bolide", senza alcuna premessa e in un mondo da scoprire man mano che percorreremo i chilometri. 

Concettualmente Outbound sposa la filosofia del viaggiare come relax, quello della van life, uno stile di vita in cui ci si gode pienamente ogni attimo a tempo pieno a bordo di un "furgone a mo' di camper". La vita procede in modo lento e sempre a contatto con la natura, anche se bisogna saper gestire gli spazi e vivere nel concetto di minimalismo. Ed effettivamente, è quello che si respira in gioco in questa "strana" formula che è stata capace di colpirci nonostante alcuni limiti, soprattutto tecnici su PS5.

Outbound, un cozy-survival a bordo di un camper - Recensione

Dopo aver raggiunto il primo angolo di paradiso, guidando finché il grigiore della città non è svanito dagli specchietti, saremo chiamati a fare i conti con la natura, con tutte quelle possibilità che si staglieranno sulla nostra vita. In questo futuro basato su apparecchiature ecologiche, in cui è stato completamente ridotta l'emissione di sostanze nocive, per prima cosa dovremo stare attenti alla nostra salute e tenere sempre ben carica la batteria del veicolo elettrico.

Questo si traduce con la raccolta delle risorse, a partire proprio da tutto quello che di commestibile potremo agguantare: grano, banane, noci di cocco, bacche, e persino delle carote da sgranocchiare. Ogni macroarea sarà pregna di prelibatezze che potremo trasformare, costruendo al momento giusto elettrodomestici futuristici da cucina, in delicatessen da far leccare i baffi anche al più esigente degli chef. L'obiettivo di gioco è basato sulla progressione, l'esplorazione e la costruzione di nuove attrezzature che ci serviranno per la nostra nuova casa mobile.

L'aspetto interessante è che il titolo, come vi accennavamo, sfida le leggi della fisica (ma probabilmente in questo futuro tutto è possibile grazie all'evolversi della tecnologia). A differenza di altri titoli simili, in cui bisogna costruirsi una base e andare in giro per il mondo di gioco alla ricerca di materie prime, qui potremo costruire la dimora sopra il "camioncino", rinforzandolo con doverosi update. In altre parole, man mano che proseguiremo con l'avventura, si potrà arredare l'appartamento con lampade, mobili e oggetti decorativi come piante o vasi, oltre a oggetti utili e riutilizzabili nel tempo.

Anche se in Outbound il nostro avatar è un perfetto tuttofare, avrà comunque bisogno di alcuni progetti per realizzare le varie opere. Per questo potrà recarsi verso specifiche antenne posizionate in punti strategici e scaricare i progetti disponibili: e questi sono davvero svariati, a partire da un trasformatore alimentare per preparare pietanze e sapori più raffinati fino ad arrivare a pannelli solari per ricaricare la batteria del caravan.

Insomma, tutto sembra stato pensato con criterio, sequenzialmente e il più creativo possibile. Nulla di diverso da quello che abbiamo già sperimentato in altri esponenti simili, però qui ci è sembrato che l'esperienza sia un pelino più permissiva e forse un po' meno frustrante. Certo, bisognerà craftare e a volte si sbatterà la testa alla ricerca di un minerale, oppure non si riuscirà sempre a capire come creare quel bullone per realizzare una tavola rinforzata. Questo crediamo sia dovuto, ma fidatevi quando vi diciamo che l'esperienza risulta più rilassante e permissiva del previsto.

Outbound, un cozy-survival a bordo di un camper - Recensione

Non pensiate però di essere degli organismi cibernetici, avrete anche bisogno di dormire (oltre che mangiare). Infatti, allo scendere della sera, il nostro protagonista esaurirà le forze e i movimenti saranno rallentati. A questo punto si può optare per una soluzione facile facile, ovvero andare a dormire: in alternativa, potrete dedicarvi anche all'arredo della nostra base, ma dimenticate di andare troppo in avanscoperta… potrebbe manifestarsi qualche piccolo pericolo.

Ogni area di Outbound, dalle zone boschive a spiagge incantevoli, sarà caratterizzata da diversi punti d'interesse che presenteranno un terminale da sbloccare (tramite un dischetto, un codice e una chiavetta USB) che garantirà degli oggetti della creazione ancora più interessanti e fondamentali per proseguire il viaggio. Al giocatore sarà richiesto dunque la massima esplorazione della mappa, al fine di potenziare anche alcuni strumenti come il piccone e la falce per liberare dei passaggi dapprima inaccessibili. 

L'obiettivo del team di sviluppo è così chiaro, far vivere a tutto tondo un'esperienza di crescita in un mondo completamente incontaminato, spingendo a esplorare il più possibile e completare anche tutti gli obiettivi secondari. Se da un lato risulta appagante, dopo svariate ore però la formula inizia ad appesantirsi e a non donare più nulla di così innovativo. Anche perché, per ottenere un progetto occorrerà ripetere sempre le stesse operazioni: raccogliere la spazzatura, inserirla nel riciclatore, ottenere i biglietti che poi spenderemo al terminale vicino alle varie stazioni. E questo si ripete un po' per tutte le operazioni e le attività che svolgeremo nel corso del viaggio. 

E anche vero che in Outbound si potranno invitare altri tre giocatori dalla propria lista amici e rendere il tutto più spassoso, magari anche dividendo alcuni dei compiti. Ma anche qui, non abbiamo trovato nessuna opzione per creare una lobby che ci permettesse di giocare con altri avventurieri casuali nel mondo, e questo è un grande peccato.

Outbound, un cozy-survival a bordo di un camper - Recensione

Un compromesso di troppo su PlayStation 5

Il nostro viaggio è avvenuto su PS5 standard, una console che, diciamocelo, ha già qualche anno sulle spalle ma che si difende ancora abbastanza bene. Per questa ragione gli sviluppatori tendono, nella maggior parte dei casi, a optare per due tipi di modalità: prestazioni (in cui si punta sul frame rate a discapito di una maggiore resa visiva) e grafica (in cui il frame ne risente per favorire "l'aspetto estetico"). Ebbene, Outbound non ci fa scegliere, opta semplicemente per una fluidità fissata, quasi per la maggiore, ai 60 FPS.

Questa scelta però rende il mondo di gioco poco definito, soprattutto per quel che concerne i vari scenari che abbiamo trovato appaganti. Le texture soffrono di quello che potremo definire come aliasing con l'aggiunta di un fastidioso effetto pop-in: in altre parole, quando vi avvicinerete a un campo di grano o a dei cespugli, vedrete solo delle sagome colorate e dai contorni poco chiari. Purtroppo, per quanto apprezziamo la volontà del team di sviluppo, identificare da lontano solo il mobilio di una casa senza pareti non ci è piaciuto affatto. 

Per il resto, lo stile grafico è parecchio convincente e con delle musiche che si ispirano ai più noti cozy game. Le ore passate in compagnia di Outbound non sono state malaccio e tutto sommato introduce un'idea interessante nell'universo dei "crafting game".

Outbound

Versione Testata: PS5

7

Voto

Redazione

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Outbound

Outbound è un videogioco che è stato capace di sorprenderci a suo modo, inserendo la van life in una formula ibrida capace di intrattenere anche coloro che non amano particolarmente il genere. La creazione, la ricerca delle risorse e l'avanzamento non risultano mai troppo frustranti, bilanciando efficacemente ogni singolo componente e rendendolo alla portata del giocatore. Il fascino di questa produzione è innegabile, ma è doveroso precisare che verso la metà dell'esperienza (che comunque durerà più di 30 ore) e con il trascorrere dei giorni in game, si respira una certa ripetitività.

Ogni singola area è stata pensata per offrire serenità, tra suoni delle onde del mare e fruscii degli alberi, in un futuro distopico in cui si sfruttano solo le energie rinnovabili senza intaccare minimamente la natura. Però, questo mondo risulta troppo vuoto, senza presenze umane, solo noi e le tantissime possibilità di crafting. Per fortuna a tenerci compagnia c'è un formidabile cagnolino, che rappresenterà l'aspetto più "tenero" di tutto il gioco.

Outbound è un gioco rilassante, una vacanza interattiva e un viaggio in auto che servirà per staccare dalla frenesia dei videogiochi sempre più al cardiopalma. Rispetto per l'ambiente, senso di comunità e anticonsumismo, forse questa produzione potrebbe anche farci pensare a un futuro sempre più sostenibile.

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