Tomodachi Life: Una vita da sogno, se la vostra divinità è d’accordo - Recensione Switch
Siamo tornati dopo quasi un mese di “vacanza” in compagnia dei Mii sulla loro isola. Ecco com’è andata

È passato un bel po’ di tempo dalla fondazione della nostra piccola comunità insulare e la creazione del primo Mii. Da allora sono successe un sacco di cose: coppie si sono formate, piatti sono volati, figli sono nati, lampioni sono stati annusati... I soggetti che popolano le nostre stradine sono ormai una trentina, tra celebrità random, mascotte Nintendo e abomini creati con il solo scopo di testare i limiti dell’editor e del buonsenso (ma loro sembrano felici, non diteglielo), e i confini dell’isola si sono espansi a dismisura.

Semmai ci avvicineremo al limite di abitanti, avremo tra le mani una vera e propria metropoli, un paradiso per i nullatenenti che passano le giornate a dondolarsi sull’altalena e a discutere in modo improprio di meme, fagottini di carne e strane correnti politiche. Eppure, la vita dei nostri protetti oggi non è tanto diversa da quella dei loro “padri fondatori”, di cui potete leggere tutto nella nostra anteprima. Vero, non c’erano irrigatori in giardino per lavarsi e l’unica panchina era circondata da erba alta e sassi appuntiti, ma i ritmi e le esigenze collettive erano più o meno gli stessi.

Una volta sbloccata la ruota panoramica, poche ore dopo l'avvio, l’isola sarà “completa” e non riserverà ulteriori sorprese. Chiaro, potete continuare a ingrandirla e agghindarla come meglio credete, ma in termini di meccaniche il titolo Nintendo avrà già dato tutto. I più fantasiosi ne avranno comunque per dozzine di ore, forse centinaia, grazie ai numerosi tool di creazione e alla possibilità di scambiare personaggi e design con altri giocatori, purtroppo solo tramite comunicazione locale. Spulciando online, è già possibile ammirare una pletora di “capolavori” (qualunque senso vogliate attribuire alla parola) realizzati sulla demo. Posso solo immaginare cosa salterà fuori con il pacchetto completo.

Dal canto mio, invece, speravo in qualche colpo di coda da parte dei Mii, ma così non è stato. Non importa quanto tempo dedichiate ad “addestrare” i buffi avatar, le loro competenze non evolveranno di una virgola. Un Mii con la voce roca che rimbomba, fluttua anziché camminare, scoreggia rumorosamente, mangia come se digiunasse da una settimana e invoca la benedizione di Nurgle ogni due per tre avrà le stesse interazioni di un altro appena uscito dalla catena di montaggio. Così come avrà le stesse chance di convincere i vicini a diventare amici o a folleggiare assieme. Conoscenti, amici, conviventi, sposati, genitori e figli... Se ci sono differenze nel loro modo di rapportarsi non le ho notate.

Forse ci sono eventi particolari che devono ancora capitare? Ho gente con più hobby che neuroni, appartamenti con 7-8 inquilini, coppie felici, coppie sfasciate e la reincarnazione di Metapod che vive nei recessi del mio personale Bosco Smeraldo, lontano da occhi indiscreti (però cuce dei maglioni da paura); che devo fare di più? Le scenette, tra l’altro, si ripetono sempre più spesso: tavolate al ristorante, riunioni di condominio, curiosi battibecchi, fenomeni paranormali... Di solito non portano a nulla, ma sono divertenti e inaspettate, le prime volte almeno. Discorso analogo per i minigiochi, ricompense comprese, e le richieste dei Mii.
Detto questo, Tomodachi Life riesce comunque a intrattenere. Da giocatore pragmatico, la sessione tipo consiste nel rastrellare le offerte quotidiane, controllare le novità proposte da supermercato e boutique, e dare ascolto a quei quattro gatti in difficoltà. Un po’ come ai tempi di Animal Crossing, solo con meno attrattive, non potendo partecipare attivamente alla vita dell’isola. Mi sono ritrovato però più volte a godermi l’atmosfera rilassata, trascinando in giro i disgraziati che preferivano stare per fatti loro e ripulendo l’area in vista di nuovi arrivi o improbabili progetti urbanistici.

I Mii stanno praticamente giocando al posto vostro, e vederli prendere l’iniziativa dopo avergli apparecchiato la tavola è un vero piacere, ma con l’aumento della popolazione mi sarei aspettato un carico di lavoro maggiore per la loro “divinità”. E invece, tolti gli eccessi del giorno precedente, il gioco sembra bilanciarsi per avere uno o più personaggi evocarvi ogni tanto, ma mai troppi insieme. Utile se volete concentrarvi su altro, ma forse sarebbe stato meglio poterne regolare la frequenza per adattarla ai propri gusti o al proprio umore? O ancora decidere che tipo di richieste potrebbero fare capolino più spesso, e magari quanto sono “ambiziose”? Non vedo perché porsi dei freni in un contesto del genere.

Gli strumenti a disposizione del giocatore e dei Mii sono parecchi, tuttavia si poteva osare di più in termini di varietà e funzionalità. Non è possibile, ad esempio, manipolare la morfologia del terreno, anche solo per creare un piccolo dislivello. Ci ritroviamo quindi con tutte le “piastrelle”, sia regolari che custom, alla medesima altezza, e il solo blocco di sabbia in grado di toccare il mare. Tra l’altro, l’unico modo per connettere la spiaggia all’entroterra è tramite scale, per fortuna di diversi materiali, e non ci sono ponti per connettere lembi di terra separati dall’acqua. Sì, possiamo usare i normali blocchi, creando una sorta di banchina, e l’effetto sarà lo stesso, ma è un po' brutto a vedersi.

Per quanto riguarda invece i Mii, gli hobby che possiamo assegnare loro salendo di livello sono pochi, e credo si potesse calcare la mano su potenziali applicazioni o specializzazioni. Ad esempio, un personaggio che usa la chitarra da tanto tempo potrebbe imparare nuove canzoni, o potremmo insegnargliene una noi. Sulla stessa scia, anche i tesori che gli regaliamo potrebbero avere diverse proprietà, per interazioni un pelo più particolareggiate. Non ha senso che i Mii trattino un laccio di scarpa consunto, uno squalo martello e un manufatto alieno alla stessa maniera.

Tomodachi Life però sembra un titolo facilmente “aggiornabile” con contenuti extra, feature inedite, collaborazioni, e perché no feste stagionali, giusto per tirare di nuovo in ballo Animal Crossing. Allo stato attuale fa un po’ troppo leva sulle doti artistiche del giocatore per tirare a campare. Se non siete in vena di smanettare, la vostra permanenza si riduce drasticamente. Speriamo siano in programma una serie di espansioni per il futuro.

Sul profilo tecnico, colori accesi, geometrie semplici e animazioni essenziali la fanno da padrone, ma sono azzeccati al contesto e svolgono il loro lavoro più che egregiamente. Nel complesso la veste grafica è piacevole, eccetto il riflesso del sole sul mare in alcuni frangenti, che lo fa sembrare più una busta di plastica. Il gioco è solo per Switch, ma se lo provate su Switch 2 potete beneficiare di tempi di caricamento ridotti, che non fanno male quando si passa da una casa all’altra. I controlli in stile mouse invece farebbero miracoli per l’editor. Gradevole la colonna sonora, che si adatta dinamicamente all’umore del Mii con cui state parlando, ma qualche guizzo in più non sarebbe dispiaciuto.

Versione Testata: Switch
Voto
Redazione

Tomodachi Life: Una vita da sogno
Tomodachi Life offre sì una vita da sogno, tuttavia al momento a gioirne saranno principalmente coloro in grado di cucire su misura ogni orpello per i propri personaggi e hanno qualcuno nelle vicinanze con cui condividere le proprie creazioni. Il pacchetto base è esilarante, ma un po' carente, e si spegne in fretta. Pertanto, è difficile consigliarlo a cuor leggero a chiunque, sebbene ci siano tante prospettive interessanti in caso di aggiornamenti. Se però le esperienze “cozy” e il nonsense vi allettano, i Mii vi accoglieranno a braccia aperte sulla loro isola. A modo loro, ovviamente.
