Exit 8: dall'omonimo videogioco, un film sorprendente

Adattamento del walking simulator, Exit 8 è ambientato in una metropolitana dove il protagonista si trova intrappolato in un loop senza apparente via d'uscita. Al cinema.

Exit 8: dall'omonimo videogioco, un film sorprendente

Durante un viaggio in metropolitana, un pendolare assiste alla sfuriata di un altro passeggero nei confronti di una giovane madre, colpevole soltanto di non riuscire a calmare il pianto del proprio bambino. Uscito sulla banchina, riceve una telefonata dall’ex fidanzata, che lo informa di essere incinta e gli chiede quali siano le sue intenzioni. Ma la comunicazione si interrompe bruscamente quando il protagonista di Exit 8 attraversa un sottopassaggio.

Da quel momento l’uomo si ritrova intrappolato in un lungo corridoio deserto, destinato a ripetersi all’infinito. Il percorso è sempre lo stesso e, dopo ogni svolta, si ritrova a camminare nel medesimo tunnel. I poster appesi alle pareti non cambiano e, cosa ancor più inquietante, la stessa figura si aggira ciclicamente a ogni passaggio: un individuo con una valigetta che sembra non notare la sua presenza. Solo allora comprende l’esistenza di piccole anomalie disseminate lungo il tragitto, potenziali indizi per trovare una via d’uscita da quell’incubo claustrofobico a occhi aperti.

Exit 8: dall

Exit 8: dentro o fuori

Che la trama sia così essenziale nella sua surrealtà non deve stupire: ci troviamo infatti di fronte all’adattamento di un videogioco privo di dialoghi, l’omonimo walking simulator senza una vera storia nel senso convenzionale del termine, fondato su una meccanica tanto elementare quanto ossessiva.

Exit 8: dall

The Exit 8, sviluppato nel 2023 dal giapponese Kotake Create e venduto a pochi spicci su tutte le principali piattaforme, chiede infatti al giocatore di fare una cosa sola: percorrere un corridoio della metropolitana di Tokyo, individuare le anomalie presenti - come un manifesto con dettagli alterati, una porta che non dovrebbe esserci o figure umane apparse all’improvviso - e tornare indietro quando ci si imbatte in esse; al contrario, procedere se tutto sembra invariato. Sbagliare significa ricominciare da capo, cioè da 0. L’obiettivo è raggiungere l’uscita numero 8, un’impresa tutt’altro che semplice, dato che occorre prestare attenzione a ogni minimo dettaglio.

La mente dietro il progetto

Genki Kawamura è un nome noto a chi segue il cinema giapponese contemporaneo, soprattutto nelle vesti di produttore: è suo il merito di aver portato sullo schermo un recente classico dell’animazione come Your Name (2016) di Makoto Shinkai, nonché il magnifico coming-of-age Monster (2023) di Hirokazu Kore-eda, opere profondamente diverse ma accomunate da una forte sostanza emotiva.

Exit 8: dall

Al suo secondo lavoro da regista, dopo il dramma A Hundred Flowers (2022), viaggio introspettivo sulla demenza senile, Kawamura si cimenta con un progetto completamente diverso, presentato al Festival di Cannes 2025 e capace di estrarre dal materiale di partenza una dimensione più stratificata, aggiungendo ex novo una sottotrama surreale e visionaria che trova riscontro in una realtà credibile. Paure e ansie comuni, come il tema della paternità imminente, si insinuano così in una vicenda dai toni fantastici e parzialmente orrorifici, assumendo una valenza e una violenza metaforiche tutt’altro che scontate.

Dallo schermo allo schermo

Dal punto di vista estetico, la fedeltà all’opera originaria è notevole, fino a ricreare scena per scena il design asettico e monocromatico del gioco. Quel corridoio che si ripete all’infinito diventa simbolo di un’esistenza in stallo, e il viaggio del protagonista nel loop non è solo una trappola architettonica, ma anche esistenziale. Il gioco del punto di vista, con una soggettiva iniziale che trascina lo spettatore nell’incubo per poi aprirsi a uno sguardo più ampio, porta il pubblico a interagire idealmente con il film, cercando gli indizi e le anomalie che il personaggio non coglie, quasi nel tentativo di anticiparne il destino.

Exit 8: dall

La colonna sonora minimalista lavora per sottrazione, facendo sì che ogni rumore inatteso acquisti un peso enorme, amplificando la sensazione di inquietudine. Così come quel montaggio che diventa ovviamente predominante, in una sorta di continuum in tempo reale e piano sequenza, che rapisce e conturba al contempo. Exit 8 è un film in cui quasi tutto trova il proprio posto e dove la fine segna, simbolicamente, un nuovo inizio.

 

Gallery

Exit 8

Rating: Tutti

Nazione: Giappone

8

Voto

Redazione

3.jpg

Exit 8

Un horror esistenziale dal taglio ipnotico, che adatta con intelligenza l’omonimo videogioco. Quel walking simulator che sullo schermo si espande in una dimensione metaforica, nella paradossale odissea di un protagonista intrappolato in una metropolitana senza via d’uscita. Exit 8 può spiazzare nella sua apparente ciclicità, ma si rivela sorprendentemente coinvolgente nel momento in cui invita lo spettatore a individuare in prima persona le anomalie che separano la perdizione, forse eterna, dalla catartica salvezza. Genki Kawamura trasforma un incipit minimale in un horror psicologico di rara intelligenza, capace di reinventarsi lungo tutta la sua durata, tra un’atmosfera sottilmente inquieta e risvolti metaforici che arricchiscono la semplicità dell'idea di matrice videoludica.

 

Iscriviti alla Newsletter

Resta aggiornato sul mondo Gamesurf: anteprime, recensioni, prove e tanto altro.

ISCRIVITI