Remothered: Red Nun's Legacy, la recensione: i segreti vengono finalmente a galla

Stormind Games mette ordine nei misteri della famiglia Ashmann e chiude la trilogia con una storia convincente. Peccato per gli stalker, che fanno meno paura del previsto.

Remothered: Red Nun's Legacy, la recensione: i segreti vengono finalmente a galla
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Il cinema ci ha insegnato che entrare in casa di perfetti sconosciuti non è sempre una buona idea, soprattutto quando il padrone di casa è fin troppo gentile. Prendete Heretic, per esempio, dove due giovani missionarie accettano l'invito di un uomo apparentemente cordiale, interpretato da un inquietante Hugh Grant, finendo intrappolate in una situazione che diventa progressivamente più assurda e pericolosa.

Quella che doveva essere una semplice conversazione sulla fede si trasforma in un perverso gioco psicologico, fatto di enigmi, scelte obbligate e porte che sarebbe decisamente meglio non aprire. Il problema è che, quando ci si accorge delle vere intenzioni del proprietario, è ormai troppo tardi per tornare indietro. E ammettiamolo, guardando il film viene spontaneo chiedersi perché le due ragazze non abbiano semplicemente inventato una scusa per andarsene. D'altra parte, se i protagonisti degli horror prendessero sempre decisioni intelligenti, probabilmente il genere avrebbe vita molto breve.

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È una situazione che i giocatori di Remothered conoscono piuttosto bene. La serie survival horror tutta italiana, nata nel 2018 con Tormented Fathers, ha costruito buona parte della propria identità proprio attorno a questo concetto, recuperando quella particolare formula resa celebre da Clock Tower, dove nascondersi sotto un letto o infilarsi in un armadio rappresentava spesso una soluzione molto più intelligente che affrontare direttamente il proprio persecutore. Una ricetta interessante, soprattutto per gli appassionati dell'horror vecchia scuola, che tuttavia aveva mostrato qualche crepa con il successivo Broken Porcelain, complici un'intelligenza artificiale poco affidabile e una serie di problemi tecnici che avevano finito per compromettere buona parte del divertimento.

A sei anni di distanza dal secondo capitolo, Stormind Games torna finalmente a occuparsi della famiglia Ashmann con Remothered: Red Nun's Legacy, terzo e ultimo episodio della trilogia, portandosi dietro una bella responsabilità: dare una conclusione sensata a una storia che, fra esperimenti scientifici, identità nascoste, suore assassine e una quantità francamente preoccupante di falene, aveva lasciato parecchi interrogativi senza risposta.

La domanda, però, è sempre la stessa: Stormind sarà riuscita a chiudere degnamente la trilogia, correggendo nel frattempo i problemi che avevano penalizzato il predecessore? Perché una buona storia può certamente spingerci ad aprire l'ennesima porta chiusa, ma in un survival horror dovrebbe esserci anche qualcuno capace di farci pentire della decisione.

Tutto torna alla famiglia Ashmann

Se avete giocato Tormented Fathers e Broken Porcelain, il cognome Ashmann dovrebbe già essere sufficiente per farvi venire voglia di controllare dove si trova l'uscita di sicurezza. Per chi invece si avvicina alla serie per la prima volta, la storia di questo terzo capitolo comincia nel 2012, quando Susan, una madre disperata per la scomparsa della figlia Agata, riceve un misterioso filmato che sembra suggerire che la bambina sia ancora viva. Sono passati quattordici mesi dalla sua sparizione e quella registrazione rappresenta finalmente una pista concreta, tanto da convincerla a raggiungere, insieme al marito Angelo Trovato, una vecchia residenza situata sulle pendici dell'Etna. Il problema è che l'edificio in questione è Villa Ashmann, e considerando i precedenti della famiglia proprietaria possiamo già immaginare che non si tratterà di una tranquilla visita immobiliare.

La villa è infatti la dimora nella quale Gloria Ashmann, la famigerata Red Nun, ha trascorso parte della propria infanzia, prima che una serie di avvenimenti piuttosto traumatici la conducesse al convento del Cristo Morente. Chi conosce la saga ricorderà probabilmente quanto questo luogo fosse importante per gli esperimenti che coinvolgevano il Phenoxyl, le falene Acherontia e le persone utilizzate come cavie. Red Nun's Legacy riparte proprio da queste vicende, cercando di ricostruire un passato che i primi due capitoli avevano raccontato attraverso identità nascoste, ricordi manipolati e una quantità di segreti familiari che farebbe impallidire qualsiasi soap opera spagnola.

Non aspettatevi però una semplice ricapitolazione di quanto accaduto in precedenza. La ricerca di Agata rappresenta il punto di partenza di un racconto che si allarga progressivamente, sfruttando documenti, testimonianze e ricordi per riportare alla luce episodi dei quali conoscevamo soltanto una parte. In questo senso la villa diventa qualcosa di più di un'ambientazione da esplorare, perché molti degli oggetti e degli indizi che incontreremo contribuiscono a spiegare le responsabilità di una famiglia che ha condizionato la vita di parecchie persone. E più informazioni recuperiamo, più ci rendiamo conto di quanto gli avvenimenti dei precedenti Remothered fossero collegati fra loro.

Remothered: Red Nun

Va detto che la sceneggiatura non è sempre semplicissima da seguire, soprattutto quando cominciano a riemergere nomi, esperimenti e situazioni risalenti a diversi decenni prima. La vicenda di Susan offre certamente un punto d'ingresso comprensibile anche ai nuovi giocatori, ma aver completato i primi due capitoli permette di apprezzare molto meglio il peso delle rivelazioni. Non è necessario ricordare ogni singolo dettaglio della storia, anche perché il gioco fornisce diverse informazioni per ricostruirla, ma chi ha familiarità con la trilogia riconoscerà collegamenti che altrimenti rischierebbero di passare inosservati.

Abbiamo apprezzato soprattutto il modo in cui viene sviluppato il personaggio di Susan, una protagonista che non si limita a subire passivamente quanto accade intorno a lei. La disperazione di una madre alla ricerca della figlia lascia progressivamente spazio a una determinazione che emerge nei momenti più importanti della storia, soprattutto quando le informazioni recuperate cominciano a mettere in discussione ciò che credeva di sapere. Non mancano inoltre colpi di scena capaci di cambiare completamente la prospettiva sugli avvenimenti, alcuni dei quali preferiamo naturalmente lasciarvi scoprire da soli.

Il risultato è una conclusione narrativa che ci ha convinto positivamente, perché Stormind Games riesce finalmente a rimettere insieme buona parte del complicato mosaico costruito attorno agli Ashmann, offrendo risposte a interrogativi rimasti aperti per anni. Qualche scelta lascia inevitabilmente l'amaro in bocca, ma la trilogia trova una chiusura soddisfacente, soprattutto per chi ha seguito la serie fin dal principio.

Suore assassine cercasi

Se c'è una cosa che i survival horror ci hanno insegnato nel corso degli anni è che quando qualcuno vuole farci la pelle conviene conoscere bene l'ambiente circostante. Red Nun's Legacy conserva questa filosofia, affidando buona parte della tensione alla presenza degli stalker, nemici che pattugliano la villa costringendo Susan a muoversi con prudenza, sfruttando nascondigli e oggetti improvvisati per evitare di essere catturata. Correre, aprire una porta al momento sbagliato o provocare troppo rumore può attirare attenzioni indesiderate, mentre camminare lentamente permette spesso di attraversare intere stanze senza essere notati. Una formula che conosciamo piuttosto bene e che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire quel senso di vulnerabilità tipico dei primi Remothered.

Il problema è che l'intelligenza artificiale degli inseguitori non si dimostra particolarmente convincente. Nel corso delle nostre sei ore di gioco abbiamo riscontrato comportamenti piuttosto altalenanti, con nemici che in alcune occasioni cercano insistentemente di raggiungerci e in altre sembrano perdere interesse con sorprendente facilità. Spesso basta infilarsi in una stanza adiacente e aspettare qualche istante per tornare a esplorare indisturbati (evidentemente anche le suore hanno altro da fare). Le cose migliorano quando gli ambienti diventano più labirintici, perché gli inseguimenti ci obbligano a individuare rapidamente una via di fuga, ma una volta comprese le abitudini degli stalker, aggirarli diventa fin troppo semplice.

A complicare ulteriormente il bilanciamento interviene la gestione delle risorse, decisamente generosa rispetto a quanto ci aspetteremmo da un survival horror. L'inventario permette di trasportare soltanto tre oggetti, una limitazione che abbiamo trovato tutto sommato adeguata, soprattutto perché invita a scegliere cosa portare con sé. Personalmente abbiamo preferito tenere sempre a disposizione qualche arma contundente, utile per colpire e immobilizzare temporaneamente buona parte delle suore, guadagnando così il tempo necessario per allontanarci. Fa eccezione la cosiddetta Sposa, protetta da uno scudo di falene che rende questa strategia praticamente inutilizzabile, obbligandoci a trovare un percorso alternativo. Un'idea interessante, che avremmo gradito vedere applicata con maggiore varietà anche agli altri persecutori.

Remothered: Red Nun

Il problema, quindi, non riguarda tanto i tre spazi dell'inventario quanto l'abbondanza di oggetti difensivi e curativi, che raramente ci ha costretto a compiere scelte davvero difficili. La possibilità di affrontare gli stalker senza particolari preoccupazioni finisce per ridurre sensibilmente la tensione, trasformando quelli che dovrebbero essere incontri terrificanti in piccoli contrattempi da superare prima di riprendere l'esplorazione. Peccato, soprattutto considerando che il gioco non permette nemmeno di selezionare un livello di difficoltà superiore, magari capace di rendere i nemici più aggressivi e le risorse meno disponibili.

La sensazione di pericolo lascia quindi troppo spesso spazio al semplice fastidio, ed è probabilmente questo il limite più evidente del sistema di sopravvivenza. Perché nascondersi da una suora assassina dovrebbe essere una questione di vita o di morte, non soltanto un modo per perdere qualche minuto prima di tornare a curiosare nei cassetti della famiglia Ashmann.

Tre poteri per tre serrature differenti

Chi ha giocato i primi due Remothered ricorderà quanto fosse importante osservare l'ambiente circostante, cercando oggetti utili e soprattutto qualche nascondiglio nel quale rifugiarsi quando le cose cominciavano a mettersi male. Tormented Fathers puntava quasi interamente su questa formula, mentre Broken Porcelain aveva provato ad arricchirla introducendo nuove possibilità, fra cui il Moth Eye, un'abilità che permetteva a Jennifer di sfruttare le falene per osservare i movimenti dei nemici e creare distrazioni. Con Red Nun's Legacy, Stormind Games decide di fare un ulteriore passo avanti, affidando a Susan tre poteri legati all'ipnosi e alla percezione, pensati per rendere l'esplorazione qualcosa di più della semplice ricerca di chiavi e documenti.

La novità più interessante è probabilmente la retrocognizione, una capacità che permette di recuperare frammenti di memoria associati a determinati oggetti e luoghi della villa. Considerando che l'intera saga ruota attorno a ricordi manipolati, identità nascoste ed esperimenti poco raccomandabili, ci è sembrata una scelta particolarmente azzeccata, soprattutto perché consente di approfondire alcuni avvenimenti del passato senza affidarsi esclusivamente alla lettura dei documenti. A questa si aggiunge il potere degli specchi, attraverso il quale Susan può individuare elementi normalmente invisibili, superando alcune illusioni create dal condizionamento ipnotico. Infine troviamo la manipolazione delle falene, che permette di indirizzare gli sciami verso particolari bozzoli per dissolverli e aprire nuovi passaggi. 

Peccato che il loro utilizzo si riveli molto più semplice di quanto avremmo sperato. Nella pratica, infatti, queste abilità finiscono per funzionare come tre differenti chiavi, ciascuna necessaria per superare uno specifico ostacolo. Quando incontriamo un elemento legato ai ricordi utilizziamo la retrocognizione, davanti a un'illusione ricorriamo agli specchi e quando troviamo un passaggio infestato dalle falene sappiamo già che sarà necessario trovare un nido abbastanza vicino per manipolare gli insetti e condurli con noi (per un tempo limitato). La retrocognizione rimane quindi la trovata più affascinante sul piano narrativo, mentre le altre due abilità sembrano soprattutto un espediente per scandire l'avanzamento dell'esplorazione.

Un discorso simile riguarda gli enigmi, che abbiamo trovato complessivamente piacevoli ma raramente impegnativi. Alcuni richiedono di osservare con attenzione lo scenario, interpretare correttamente gli indizi e collegare informazioni recuperate in stanze differenti, mentre altri risultano piuttosto immediati una volta individuato l'oggetto con cui interagire. Anche l'esplorazione della villa segue questa filosofia: le prime aree sono volutamente contenute e facili da memorizzare, mentre quelle successive diventano leggermente più articolate, senza però trasformarsi in veri labirinti. Nel corso delle nostre sei ore di gioco ci siamo trovati realmente disorientati soltanto un paio di volte, un risultato che abbiamo comunque apprezzato considerando quanto possa diventare frustrante cercare la strada giusta con uno stalker alle calcagna.

Il risultato è un sistema esplorativo funzionale, ma poco ambizioso, che accompagna bene il racconto senza riuscire a evolvere sensibilmente la formula dei capitoli precedenti. I nuovi poteri si inseriscono perfettamente nell'universo narrativo di Remothered, ma avremmo preferito che il gioco ci lasciasse maggiore libertà nel loro utilizzo, magari costringendoci a interpretare gli ambienti anziché limitarci a riconoscere l'abilità richiesta. Del resto, dopo aver scoperto di poter manipolare ricordi, illusioni e sciami di falene, sarebbe stato piacevole avere qualche occasione in più per sentirci davvero padroni di queste capacità.

Remothered: Red Nun

Una villa che sa raccontare, soprattutto quando la si "ascolta"

Sul fronte tecnico Red Nun's Legacy ci ha riservato qualche piacevole sorpresa, soprattutto considerando i problemi che avevano accompagnato il lancio di Broken Porcelain. La nostra prova su PC, con dettagli grafici impostati su Epico, DLSS e Frame Generation attivi, si è svolta senza particolari inconvenienti: nessun bug evidente, niente stuttering e una fluidità complessivamente convincente. Abbiamo riscontrato soltanto qualche rallentamento durante le cutscene realizzate con il motore di gioco, nulla comunque di particolarmente fastidioso. Un risultato decisamente positivo, soprattutto per una serie che in passato non aveva brillato per ottimizzazione.

Anche visivamente il gioco conserva una propria identità, grazie a una direzione artistica che recupera il gusto per l'horror italiano e sfrutta Unreal Engine 5 per dare forma agli ambienti di Villa Ashmann. L'eleganza decadente della residenza si accompagna a stanze e corridoi che sembrano custodire qualcosa di poco raccomandabile, mantenendo una buona continuità con le atmosfere dei capitoli precedenti. Ma se c'è un elemento che ci ha colpito particolarmente, è senza dubbio la qualità del doppiaggio. Cissy Jones interpreta Susan con grande convinzione, restituendo tutta la determinazione di una madre disposta a qualsiasi cosa pur di ritrovare la figlia..

Meno incisivo, invece, il comparto sonoro ambientale, che accompagna adeguatamente l'esplorazione senza riuscire a trasmettere sempre quella sensazione di pericolo che ci saremmo aspettati. La colonna sonora, firmata da Akira Yamaoka e Aram Shahbazian, contribuisce all'atmosfera, ma sono soprattutto le interpretazioni vocali a lasciare il segno, valorizzando i momenti più importanti della sceneggiatura. E considerando quanto Red Nun's Legacy punti sulla narrazione, avere un cast capace di dare il giusto peso alle rivelazioni rappresenta uno dei suoi meriti principali.

L'ultimo ricordo della Red Nun

Arrivati ai titoli di coda, dopo circa sei ore di gioco, possiamo dire di aver finalmente trovato molte delle risposte che aspettavamo dai tempi di Tormented Fathers. Stormind Games è riuscita a rimettere insieme i pezzi di una storia decisamente complicata, dando il giusto peso agli avvenimenti del passato e soprattutto ai personaggi che li hanno vissuti. La conclusione della trilogia ci ha convinto, anche grazie a qualche colpo di scena ben orchestrato e alla capacità di dare un significato più preciso a vicende che, fino a oggi, avevano lasciato parecchi interrogativi.

Peccato che lo stesso entusiasmo non ci abbia accompagnato durante le fasi di sopravvivenza. Perché, a conti fatti, il vero motivo che ci ha spinto a esplorare ogni angolo di Villa Ashmann è stata la curiosità di scoprire la verità, molto più della paura di incontrare uno dei suoi inquietanti abitanti. Una differenza non da poco per un survival horror, soprattutto considerando che gli strumenti per costruire un'esperienza più coinvolgente erano già tutti presenti. Sarebbe bastata un'intelligenza artificiale più convincente, accompagnata da un bilanciamento meno generoso delle risorse, per rendere gli inseguimenti decisamente più interessanti.

Remothered: Red Nun's Legacy rimane comunque una conclusione più che dignitosa per la saga, soprattutto per chi ne ha seguito gli avvenimenti fin dal primo capitolo. La sceneggiatura riesce dove il gameplay si ferma, lasciandoci soddisfatti delle risposte ottenute ma con qualche rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere. Del resto, quando un gioco riesce a incuriosirci più di quanto riesca a spaventarci, significa che qualcosa ha funzionato davvero bene. Soltanto che, in un survival horror, sarebbe preferibile avere entrambe le cose.

Remothered: Red Nun's Legacy

Versione Testata: PC

7.5

Voto

Redazione

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Remothered: Red Nun's Legacy

Remothered: Red Nun's Legacy chiude con soddisfazione una trilogia che aveva ancora parecchi segreti da svelare. La storia di Susan, i collegamenti con i capitoli precedenti e un doppiaggio di ottimo livello rendono le sei ore di gioco interessanti fino ai titoli di coda. Peccato che la tensione non regga il confronto: stalker facilmente aggirabili, risorse abbondanti e tre poteri ridotti a semplici chiavi rendono la sopravvivenza poco impegnativa. Alla fine si esplora Villa Ashmann più per scoprire la verità che per paura di ciò che si nasconde nelle sue stanze.