City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba

Un'operazione nostalgica e inedita dalle nostre parti per tutti gli amanti dello sweeper di Shinjuku

City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba

Che ricordi! Proprio così: l'unico videogioco di City Hunter, ispirato dalla primissima stagione dell'omonimo anime, ritorna dopo la bellezza di 35 anni su console dell'attuale generazione (PS5, Xbox Series, Nintendo Switch e Switch 2). Un titolo più che vintage, un action a scorrimento che il 2 marzo 1990 ha fatto innamorare gli innumerevoli fan nipponici su quel PC Engine (TurboGrafx-16) che ebbe un grande successo nel Sol Levante.

Già, perché City Hunter non uscì mai da quei territori e dunque non ricevette nessuna localizzazione occidentale, tantomeno fu pubblicato su altre console dell'epoca come il Super Nintendo o il SEGA Mega Drive. Altri tempi, periodi in cui i giochi tratti dagli anime non erano considerati granché al di fuori del Giappone, con grande amarezza dei fan che li attendevano e che magari riuscivano a recuperarli import nel negozietto sotto casa (nostalgia canaglia!). 

Oggi la situazione è cambiata, gli anime (e i manga) non sono più considerati prodotti per "bambini", passateci il termine, e la loro popolarità sta crescendo a vista d'occhio. E anche Ryo Saeba, il giustiziere metropolitano, lo sweeper un po' farfallone di Shinjuku, ritrova la sua popolarità e riesce a farsi apprezzare anche dagli spettatori meno "attempati": del resto la serie ha più di 40 anni, lo avreste mai detto?

E oggi, grazie a Clouded Leopard e Red Art Games, City Hunter del PC Engine viene riproposto a chi se l'era perso ai tempi in un'edizione che non si limita solo a mettere a lucido la grafica, ma anche a sistemare alcuni elementi di gameplay e arricchire il tutto con dei (seppure minimali) contenuti extra. Diciamocelo fin da subito: il gioco, per quanta cura ci sia dietro questa riproposizione, rimane quello di un tempo e con tutti i limiti che questa produzione porta con sé.

Non possiamo approcciarci a questa esperienza come se fosse una produzione moderna, il confronto non reggerebbe, ma come a un'operazione nostalgica che ci fa conoscere un po' di storia dei tie-in anime e che, ai tempi, avevano molto da offrire. Il prezzo del pacchetto è un po' eccessivo? Forse, e la durata complessiva è in linea con i videogiochi di quegli anni (80 minuti circa). Tuttavia, gli appassionati si divertiranno comunque a correre tra i vari corridoi videoludici nei panni di Ryo Saeba (o Hunter per coloro che amavano l'anime con l'adattamento italiano degli anni '90).

City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba
Cari signori, è arrivato il momento delle pulizie.

Come su PC Engine ma con più grinta!

In città, in quel di Tokyo nel quartiere di Shinjuku, si dice che esista il City Hunter: un mercenario, un giustiziere con il compito di difendere le persone dalle angherie, meglio ancora se si tratta di fanciulle. Eh sì, perché Ryo Saeba è uno sweeper che, anche se non lo dà a vedere, prende molto sul serio il suo lavoro. E dunque tra un caso e l'altro, tra una martellata di troppo della sua assistente Kaori e l'inseguire qualche gonna, il signor Saeba non si tira mai indietro dinnanzi al pericolo sfoderando la sua amatissima Colt Python .357 Magnum.

L'opera di Tsukasa Hojo non solo è brillante, ma riesce anche a combinare efficacemente l'humor con un'azione al cardiopalma davvero ben implementata. Il successo della prima stagione, come già vi abbiamo anticipato, ha ispirato un videogioco 2D che ai tempi non era difficile, era semplicemente crudele con i videogiocatori.

Del resto, ricordate videogiochi dell'era del PC Engine, dell'Amiga oppure del Commodore 64 che non lo fossero? Si partiva, si sparava lungo corridoi, si evitavano cattivoni e... non si salvava mai, alla faccia di chi si lamenta oggi dei soulslike. E anche City Hunter ai tempi era così e non solo, dovevi anche fare i conti con delle hitbox da farti lanciare il controller con tanto di console fuori dalla finestra dalla frustrazione.

City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba
Ryo, esci subito!

Ed è proprio qui che entra in campo la modernità, delle implementazioni che hanno reso City Hunter un titolo che può completare chiunque, con il dispiacere dei veri assi dell'epoca d'oro. E questo è stato possibile grazie alla funzionalità di Rewind, una mossa strategica che ritroviamo un po' in tutte le riproposizioni di vecchie glorie e che ci permettono di "fregare" quei cattivoni fin troppo brutali affamati della nostra barra vita. 

In City Hunter dunque ci ritroveremo ad affrontare una temibile corporazione tecnologica che all'opinione pubblica appare come una grande azienda di elettronica. Purtroppo però, così come scopriremo, ci sono alcune voci inquietanti che dovremo mettere a tacere per sempre. E qui partirà la crociata, in un action 2D side-scrolling che, nonostante una formula assolutamente basilare, si lascia giocare senza troppi patemi.

City Hunter: un'esperienza non proprio longevissima

Ryo Saeba potrà esplorare 4 location, correre in questi immensi corridoi e sparare altresì a ogni brutto ceffo che si muove su schermo, tra cui sgherri, ninja robot, soldati tutti d'un pezzo e addirittura una tigre dai denti a sciabola. I movimenti sono semplici, con un tasto si spara e con l'altro si salta: scordatevi schivate, parate o calci volanti. Qui si dovrà fare affidamento su poche caratteristiche che hanno consacrato questo genere di "sparatutto a scorrimento".

Tuttavia Ryo potrà aprire porte, parlare con i PNG e fare lo spaccone così come nell'anime. Avanzare è molto semplice, ma capiterà più volte del previsto di calpestare il suolo già visitato alla ricerca di quella porta che non potevamo precedentemente aprire. Insomma, si salirà su e giù per i livelli fin quando non si giungerà all'attesa boss battle che concluderà l'episodio. L'avventura può essere affrontata con un arsenale di armi abbastanza appagante, ovvero con la pistola, il lanciamissili, il lanciagranate e un fucile laser, che andremo a sbloccare proseguendo con la nostra crociata.

City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba
Ma quello è un ninja?

City Hunter non è un gioco che mette tanta carne sul fuoco, anzi, si limita a consegnarci un'esperienza ripetitiva e fin troppo scriptata. Però ci sono tante caratteristiche che richiamano l'anime: ad esempio, lo stallone di Shinjuku (si definisce così nel gioco e fa tanto sorridere) potrà aprire delle porte e spiare donne mezze svestite. In questo caso, l'energia residua si ricaricherà a seguito del suo "mokkori", l'alzabandiera giapponese… insomma avete capito.

Nella versione rimasterizzata oltre a una grafica leggermente ripulita, troviamo avversari più scaltri e reattivi e un gameplay migliorato che va a correggere i problemi tecnici di un tempo. I movimenti sono più fluidi, i salti più precisi e l'impatto dei colpi più immediato, senza considerare l'assenza di lag, cosa non da poco.

City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba
Sempre piccole armi, vero Umibozu?

La più interessante tuttavia è la modalità Hard Mode, definita dagli sviluppatore la versione definitiva. Qui si fa sul serio: gli oggetti chiave sono stati riposizionati, gli avversari sono più agguerriti (arrecano più danno), veloci e gli scontri con i boss sono veramente ostici. Inoltre, è stata aggiunta anche una sequenza di gioco completamente inedita per una missione ancora più impegnativa.

Oltre al gioco sono state inseriti anche alcuni extra che faranno venire l'acquolina in bocca agli appassionati e ai collezionisti: parliamo della custodia del gioco, del libretto giapponese da sfogliare, di una gallery tratta dall'anime e la possibilità di ascoltare i brani da un juke-box. E a chiudere il cerchio ci pensa l'ending "Get Wild", un salto indietro nel tempo che ci riporta a spensierati pomeriggi in compagnia dell'anime.

 

Versione Testata: Xbox Series X

6.5

Voto

Redazione

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City Hunter: la recensione del videogioco di Ryo Saeba

City Hunter torna su console dell'attuale generazione in una remastered che non si è limitata a fare solo i compiti a casa, ma che consegna qualcosa di completo di un titolo molto di nicchia e indirizzato ai fan più sfegatati dell'opera. Si tratta dunque di un fedele porting della versione originale per PC Engine (localizzato anche in italiano) con numerose correzioni di bug e modifiche al gameplay per renderlo più in linea con i tempi moderni. 

Tuttavia ci sono dei limiti dati dall'età, degli "acciacchi di gameplay" che rendono questa formula troppo ripetitiva e (forse) con pochissimo appeal, senza considerare una durata striminzita che non giustifica pienamente il prezzo a cui viene proposto. Tuttavia, i fan di City Hunter saranno contenti di intraprendere questa nuova missione e, per essere più precisi, (ri)scoprire un titolo dimenticato e riportato con nuova luce a tutti gli amanti dell'opera e dei videogiochi in generale.

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