La captura, su Netflix la cattura di El Chapo in un thriller serrato
Il film messicano racconta le ore concitate che hanno segnato la fine del narcotrafficante messicano, dal punto di vista dei due agenti di polizia che lo arrestarono.

L'8 gennaio del 2016 i poliziotti federali Arturo Carmona e Héctor Rosales stanno svolgendo un normale turno di pattuglia quando un controllo apparentemente di routine su un'automobile rubata li mettte davanti all'uomo più ricercato di tutto il Messico, ovvero Joaquín "El Chapo" Guzmán. Il narcotrafficante è appena riuscito a sfuggire a un'operazione delle forze speciali insieme a un suo scagnozzo ed è ora finito proprio nelle mani dei protagonisti de La captura.
Protagonisti che ora si ritrovano alle prese con una situazione estremamente pericolosa per loro, giacché condurre il boss fino in stazione significa attraversare un territorio nel quale il potere del cartello è ben più influente di quello delle istituzioni e nel quale ogni fermata, ogni veicolo che incontrano e ogni collega potenzialmente corrotto possono rappresentare una minaccia potenzialmente mortale. Minaccia anche per le loro famiglie, con Arturo prossimo a diventare nuovamente padre che teme anche per le sorti della moglie e dei figli. I due agenti dovranno decidere come comportarsi, anche di fronti agli innumerevoli tentativi del gangster di comprare la loro complicità.
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Una partita a scacchi
Raccontare la figura di El Chapo senza raccontare affrontarne la relativa fascinazione del Male. È questa la scelta più interessante del regista Chava Cartas - lo ricordiamo per la gradevole commedia sci-fi Nuestros tiempos: Il futuro è ora (2025) - che prende una delle vicende più note della storia criminale messicana recente e decide di osservare il tutto dal punto di vista della coppia di agenti che hanno contribuito in prima persona alla cattura.
Il film racconta per l'appunto quelle fasi concitate dove tutto si è compiuto, cercando di insistere sull'anima tensiva di questa spericolata fuga da parte dei protagonisti, che non possono fidarsi di niente e nessuno dovendo gestire quella "patata bollente" che scotta ben più del dovuto. Ci troviamo così davanti ad un thriller concentrato in un arco temporale limitato, affidato a due personaggi ben lontani dal classico stereotipo dell'eroe d'azione: di colpi qua se ne sparano pochi ed è tutto giocato su una partita psicologica, tra camere di motel quali improvvisati nascondigli e tentativi di corruzione che potrebbero far vacillare anche l'uomo più retto.

Questione di fiducia
Carmona e Rosales, interpretato con il giusto cipiglio da Alfonso Herrera e Noé Hernández, sono due agenti costretti a lavorare insieme, che manifestano una reciproca diffidenza iniziale pronta a farsi ancora più ambigua quando capiscono entrambi chi si trovano a dover gestire. Possono realmente fidarsi del proprio partner, in un contesto dove già chiunque può diventare il loro assassino o tradirli alla prima occasione? Non servono grandi giri di parole per spiegare il guaio nel quale si sono ritrovati, resta solo da comprendere se saranno pronti e determinati a fare la cosa giusta nonostante tutto remi in direzione avversa.

Nel corso dell'ora e mezzo de La captura, durata forse troppo breve ma al contempo adatta a come la sceneggiatura ha orchestrato il racconto, la violenza rimane spesso potenziale e proprio per questo appare ancora più minacciosa, dando modo al racconto di abbandonarsi poi sui titoli di coda alle canoniche scritte esplicative che ci informano sul destino dei reali protagonisti della vicenda.
Non c'è il bisogno di trasformare ogni incontro in una sparatoria, perché basta ricordare a chi guarda come la capacità del cartello possa arrivare davvero ovunque e che nessun luogo possa ritenersi completamente sicuro. Un controllo stradale, una telefonata, un mezzo sospetto o una persona che lancia uno sguardo di troppo: oggi cosa può assumere improvvisamente il significato di un pericolo imminente. È un meccanismo semplice ma efficace, che forse viene reiterato anche troppo nel corso della visione ma che riesce comunque a mantenere su buoni livelli il picco della suspense senza particolari tempi morti di sorta.
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Rating: TBA
Durata: 92'
Nazione: Messico
Voto
Redazione

La captura
Un thriller criminale rapido ed efficace, che possiede nella tensione latente e nella coppia Herrera-Hernández le sue armi migliori. La captura paga invece dazio a un'introduzione troppo dilatata, a flashback poco ispirati e a una struttura narrativa che, per quanto avvincente, non offre particolare varietà nell'ora e mezza di visione, senza osare davvero per andare oltre la dimensione del racconto d'azione. La cattura di El Chapo è quindi un film che funziona quando lascia spazio al dubbio e all'ambiguità, a quella necessità di sopravvivere e proteggere i propri cari che rischia di andare contro le logiche di una legge soggiogata al crimine, in un Paese come il Messico dove droga e corruzione segnano il confine tra inferno e paradiso.










