Perché Verity sta avendo più successo di Digger?
Verity è riuscito a battere Digger, un risultato pronosticato da pochi, perché sottovalutiamo sempre la portata dei thriller con donne protagoniste.

Non è stato un buon fine settimana per il botteghino internazionale, dato che nessun film tra le nuove uscite di richiamo si è rivelato davvero attrattivo. In questa sfida tra poveri - in cui a sorpresa il box office nostrano viene trascinato da oltre una settimana dall'ottima performance del documentario Naza - a uscirne vincitore, anche se di misura, è Verity di Michael Showalter. Il merito, va detto, sta soprattutto nel modo in cui Digger ha sottoperformato anche rispetto alle previsioni più pessimistiche sul film di Alejandro González Iñárritu, raccogliendo appena 8 milioni di dollari negli Stati Uniti e poco più di mezzo milione in Italia. Verity invece ha avuto una partenza solida in patria (32 milioni di euro) e ha comunque superato l'incasso del concorrente di Warner Bros., raccogliendo più di 600mila euro in Italia.
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Verity non è un bel film, ma funziona
Va sgombrato il campo da equivoci. Verity non è un film eccellente né tantomeno buono: si attesta più vicino alla soglia del vedibile che del godibile, ma tutto sommato una serata non sprecata davanti al grande schermo la regala. Tra gli adattamenti finora visti sul grande schermo tratti dalla sterminata produzione della prolifica autrice di best seller Colleen Hoover - una specialista del romance che si ibrida col thriller - è probabilmente il migliore, anche per merito dell'impegno della sua co-protagonista e produttrice Anne Hathaway, che si è spesa moltissimo per promuovere e realizzare il film, sapientemente ingentilito di alcune componenti molto reazionarie della fonte originaria. Anzi, a irritare di Verity è proprio quanto sprechi l'enorme potenziale di base che il progetto vanta, a partire dalla storia. Colleen Hoover infatti non è una penna particolarmente ricercata in termini di stile e ritmo, ma ha dalla sua un innegabile istinto da creatrice di storie, capace di tirar fuori dal cappello twist inaspettati che rendono le trame stuzzicanti almeno nelle premesse.

Si tratta di thriller che guardano ai capisaldi degli anni Novanta e al genere psicosessuale, dove il thrill è alimentato dalla tensione tra la fantasia erotica extraconiugale e la certezza della domesticità del proprio matrimonio, solitamente messo alla prova dal brivido di un'avventura. Contrariamente a quanto possa suggerire il suo roboante nome e i contenuti talvolta molto espliciti, è un filone che tende a essere fortemente conservatore e reazionario: l'uomo che tradisce la moglie dovrà vedersela con un'amante ossessiva, folle, venendo di fatto punito per la sua trasgressione (vedi per esempio Attrazione fatale). Nel suo momento di massimo splendore, era un genere scritto e diretto da uomini, in cui a risultare alieno era puntualmente il desiderio sessuale femminile. La grande intuizione avuta dal mondo editoriale negli ultimi anni è stata quella di lanciare autrici che facessero proprie queste storie e la loro componente reazionaria, ma svolgendole dal punto di vista femminile e "dark": donne, mogli e madri alle prese con uomini sinistri, manipolatori, giovani amanti punite dall'aver insidiato un matrimonio proprio dalla scoperta che il pazzo, stavolta, è lui, che magari riescono a rialzare la testa grazie a un'inedita alleanza con la moglie tradita (vedi il successo di Una di famiglia).
Con Verity Hoover sa di poter giocare con le aspettative del lettore nel gestire il suo triangolo: c'è Anne Hathaway, moglie, madre e scrittrice di successo che rimane paralizzata dopo un incidente stradale, al fianco del marito fedele (un redivivo Josh Hartnett) che assolda una scrittrice single, depressa, in lutto e di scarso successo interpretata da Dakota Johnson per andare a vivere nella loro sontuosa casa immersa nel verde in Vermont e scrivere da ghostwriter i libri mancanti della serie di romanzi della donna ormai paralizzata. Avendo già visto o letto altre opere dell'autrice, lo spettatore è immediatamente sospettoso verso il personaggio di Hartnett, mentre il caratteristico flashback al centro di tutte le opere di Hoover racconta di come ha conosciuto la moglie, che ha lasciato una misteriosa autobiografia che la protagonista scopre per caso in una chiavetta USB nel suo studio.
Il destino di film come Verity sta tutto nei suoi colpi di mano
Dakota Johnson è il volto giusto per questo tipo di film, credibile forse ancor più di Sydney Sweeney nei panni della giovane donna la cui vita ha preso una piega sinistra ancor prima di venire coinvolta in un matrimonio dai tanti segreti. Anne Hathaway poi, nei panni della femme fatale pericolosa, si diverte moltissimo e stavolta è abbastanza credibile, a differenza di altri progetti "dark" come Mother Mary, in cui non era riuscita a scrollarsi di dosso la sua eterna aura da giovane donna disneyana dai grandi occhi scintillanti.
A fronte di un avvio davvero riuscito - con un colpo di mano che lascia spiazzato lo spettatore quanto i protagonisti - il film però finisce puntualmente per perdere di mordente e credibilità.
Alla fine i destini di film come Verity si giocano tutti attorno alla capacità di far funzionare o meno i colpi di scena, le svolte e le rivelazioni riguardo ai protagonisti. Raramente si tratta di colpi di mano realistici, fateci caso: spiegate ad alta voce a un amico, le trame di questo genere di film finiscono puntualmente per sembrare delle sciocchezze ridicole. Sta tutto nella capacità di chi li scrive, di chi li dirige e di chi ci recita di portare a casa il risultato, di tenere lo spettatore avvinto senza farlo uscire dalla storia per la sua inverosimilità. Con la sua regia sciatta e davvero impacciata nelle cruciali scene hot, Michael Showalter non si rivela né un Paul Verhoeven in Basic Instinct né un Roman Polanski in L'uomo nell'ombra, bensì un po' meno di un onesto mestierante, lontano dall'essere in grado di portare a casa la scena in cui Hathaway, travolta dalla passione, morde così forte la testiera in legno del letto da lasciare il segno dei suoi denti.

Ancora una volta insomma ci si ritrova di fronte a un prodotto che esiste più grazie alla buona volontà delle interpreti e produttrici che hanno creduto nel progetto - Hathaway segue l'esempio di Blake Lively con It Ends with Us - Siamo noi a dire basta - che per la capacità di Hollywood di mettere in piedi un'operazione davvero curata, di accettare il rischio e spendere nomi importanti, elevando il progetto a più di segnaposto in sala da lanciare poi con successo sulle piattaforme streaming. La qualità tecnica del film è tale che, appunto, ricorda i vecchi film TV o i nuovi titoli direct to streaming.
Eppure Verity, così come i suoi predecessori, si sta dimostrando più che in grado di ripagare il suo investimento iniziale, in un momento peraltro difficilissimo per le pellicole destinate a un pubblico maturo e nella fascia mediana in termini di budget.
A costo di ricadere un po' nello stereotipo, ormai si ha più di una sensazione di déjà-vu nel sottolineare come ancora una volta, quando c'è di mezzo un pubblico (inizialmente privilegiato, ma non certo esclusivamente) femminile si punti sempre a fare il minimo indispensabile, condannando film come Verity a poter essere appena passabili quando, prendendosi qualche rischio e qualche attenzione in più, potrebbero sorprendere in positivo. Chissà quante altre pellicole tratte da romanzi di Hoover raffazzonate in questo modo ma comunque capaci di diventare dei discreti successi dovremo vedere per provare questa teoria.
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Redazione

Perché Verity sta avendo più successo di Digger?
A costo di ricadere un po' nello stereotipo, ormai si ha più di una sensazione di déjà-vu nel sottolineare come ancora una volta, quando c'è di mezzo un pubblico (inizialmente privilegiato, ma non certo esclusivamente) femminile si punti sempre a fare il minimo indispensabile, condannando film come Verity a poter essere appena passabili quando, prendendosi qualche rischio e qualche attenzione in più, potrebbero sorprendere in positivo. Chissà quante altre pellicole tratte da romanzi di Hoover raffazzonate in questo modo ma comunque capaci di diventare dei discreti successi dovremo vedere per provare questa teoria.












