È l’Ultima Battuta?, recensione: fare stand-up comedy per ritrovare sé stessi

Il nuovo film di Bradley Cooper è sorprendente nei suoi risvolti dolce-amari e in come racconta le relazioni come tramite e ostacolo alla realizzazione personale.

E l'Ultima Battuta?, recensione: fare stand-up comedy per ritrovare se stessi

Una volta il comico John Bishop raccontò di aver trovato nella stand-up comedy una sorta di aiuto terapeutico contro la depressione post divorzio: salire su un palco e fare battute lo aiutò a sdrammatizzare una separazione dolorosa. È da questo aneddoto che trae ispirazione È l’Ultima Battuta?, il cui infelice titolo italiano restituisce poco del potenziale espresso dalla terza, sorprendente regia di Bradley Cooper. Meglio dunque rivolgersi all’originale inglese, Is This Thing On?, funziona questo microfono?: una facile battuta per un comico scarso che ironizza sulla risposta poco partecipe del suo pubblico ma anche una frase che qualcuno alle prime armi si lascia facilmente sfuggire quando sale su un palco. Entrambe le interpretazioni ben si adattano ad Alex (Will Arnett), che sul palco ci sale per la prima volta dopo aver mangiato un biscotto alla cannabis con la moglie da cui si sta separando. Indispettito dal prezzo d’ingresso di quindici dollari in un locale di cabaret dove vorrebbe bere un drink, alticcio e strafatto, Alex si iscrive alla serata a microfono aperto pur di entrare senza pagare.

La stand-up comedy non è il vero cuore di È l’Ultima Battuta?

Una decisione d’impulso che apre un mondo a lui sconosciuto, fatto di regole, routine e logiche che ignora, perché a differenza dei colleghi non è un appassionato né intende fare della comicità la sua professione. Quello che prova davanti al microfono aperto è un senso di profonda chiarezza, la capacità di vedere la sua relazione e la sua vita da una prospettiva esteriore e, nel mettersi a fuoco, riuscire a strappare qualche risata al pubblico. È l’Ultima Battuta? è un film sul cabaret ma fino a un certo punto, perché mantiene lo stesso punto di vista del suo protagonista, per cui rimane un hobby e una valvola di sfogo grazie a cui capirsi, sentirsi più realizzato.

È l’Ultima Battuta?, recensione: fare stand-up comedy per ritrovare sé stessi

È un risvolto che accomuna tutti i personaggi del film, a partire dalla moglie di lui Tess (Laura Dern), ex pallavolista professionista che non ha saputo trovare nella sua vita qualcosa di altrettanto importante e personale una volta smessa l’attività agonistica. Il matrimonio con Alex va in crisi proprio perché Tess si dedica alla famiglia e ai suoi due figli senza rendersi conto che non le basta per sentirsi realizzata come persona. È il rapporto matrimoniale agli sgoccioli e rivoluzionato dall’incombente separazione a costituire il vero cuore del film: viene fotografato in quello strano momento che, dopo la prima rottura, vede talvolta la coppia ritrovare una certa intesa proprio grazie alla maggiore distanza da cui i due componenti tornano a guardarsi davvero. Su questo tornare a parlarsi con più franchezza, anche di cose che fanno male, si concentra la seconda parte del film, che ha praticamente un decollo verticale a livello qualitativo: il consiglio per chi approccerà questo bel film è di lasciarsi guidare in un primo tempo in cui non s’intravede né la destinazione né il senso, perché Cooper ha in serbo per lo spettatore paziente una storia quotidiana compiuta e dal finale davvero emozionante e catartico.

Nel suo nocciolo infatti il film è un racconto a più voci di come la consuetudine quotidiana e di coppia possa portare all’infelicità, perché si sottovaluta quanto sia necessaria una forma di realizzazione personale, per quanto piccola e collaterale al proprio lavoro, alla propria famiglia. È una dramamedy che non manca di una punta di amarezza quella di Bradley Cooper, che sceglie un attore comico come Will Artnett (qui in gran forma nell’interpretare un uomo fuori forma in molti sensi) per un ruolo drammatico di un uomo che scopre di amare far ridere. L’aspetto più affascinante è che, appunto, non c’è smisurata ambizione né rivoluzione nella vita di Alex, per cui la stand-up rimane, tra alcuni alti e molti bassi, qualcosa di catartico e terapeutico.

È l’Ultima Battuta?, recensione: fare stand-up comedy per ritrovare sé stessi

Cooper sa fare emozionare, stavolta senza stucchevolezze

Cooper segue lui, i litigi con Tess e le serate a microfono aperto da vicinissimo, con una camera a spalla e continui primi piani molto dinamici che non lasciano scampo al protagonista e che creano quasi una sorta d’intimità con lo spettatore, in primissima fila per coglierne i cambiamenti più volatili del saliscendi emotivo che gli provoca raccontarsi sul palco. Il film riesce anche a trovare un barlume di speranza contagioso nel suo realismo: l’obiettivo non è la felicità perfetta, così come Alex non sarà probabilmente mai uno stand-up comedian di vero talento, Tess non tornerà mai al livello di forma di quando giocava alle Olimpiadi e i loro due figli possono aspirare al massimo a fare una cover riconoscibile ma comunque stonata di Under Pressure dei Queen. Il punto del film di Cooper è quasi contrario rispetto alla consueta performatività, alla derivante competizione come metri di giudizio con cui spesso l’arte viene valutata: arte che diventa degna di essere trattata e raccontata solo se chi la pratica è eccezionalmente bravo. No, in È l’Ultima Battuta? il punto è come funziona sul nostro cervello la performance artistica o sportiva, come doni momenti di chiarezza rispetto a chi si è e in che direzione si sta andando.

La regia di Cooper fa molto in questo senso per far funzionare il film, facendoci ritrovare il suo cinema colmo di sentimento e tenerezza ma stavolta privo di certe stucchevolezze del passato. Da attore invece si regala il ruolo forse più ingrato: quello di un attore squattrinato che si rifiuta di affrontare la realtà, che vive sulle spalle della moglie molto assertiva, caustica, con cui crea una coppia fatta apparentemente di conflitti e passivo-aggressività. Eppure è proprio Balls (non si capisce se sia un soprannome, un cognome, un tragico nome) con tutto il suo pressapochismo e qualunquismo a regalare la scena più bella del film, quel piccolo momento di verità che si porta fuori dalla sala.

È l’Ultima Battuta?, recensione: fare stand-up comedy per ritrovare sé stessi

È l’Ultima Battuta?

Durata: 121'

Nazione: Stati Uniti

7

Voto

Redazione

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È l’Ultima Battuta?

Dopo Maestro e A Star is Born, Cooper si conferma un regista per cui il racconto del lato emotivo dei suoi personaggi - specie quando fanno ciò che amano - è il filo conduttore della storia. Stavolta la dimensione produttiva e narrativa è molto più contenuta, ma forse proprio per questo ne evidenzia la maturità di narratore attraverso le immagini. È l’ultima battuta è davvero una chicca che meriterebbe più visibilità di quanta ne stia ricevendo.

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