Ben – Rabbia Animale: una scimmia impazzita dall'anima slasher
Johannes Roberts torna all'horror di genere con un film dove uno scimpanzé affetto dalla rabbia diventa implacabile macchina di morte. Al cinema.

La storia è ambientata in una villetta isolata nelle colline hawaiane, a picco sul mare: un luogo da sogno pronto a trasformarsi nel teatro di un incubo. Lucy Pinborough, studentessa universitaria, fa ritorno lì dove è nata e cresciuta e ritrova la sorella minore Erin, il padre sordomuto Adam e soprattutto Ben, lo scimpanzé che la defunta madre aveva cresciuto e addestrato per anni.
Il titolo italiano Ben - Rabbia animale - liberissimo adattamento dell’originale Primate - già dice tutto. L’animale è considerato un membro della famiglia a tutti gli effetti, capace di comunicare attraverso il linguaggio dei segni e apparentemente mansueto. Ma durante una festa in piscina con gli amici di Erin, lo scimpanzé mostra i sintomi della rabbia, contratta probabilmente in seguito al morso di una mangusta. Nel giro di poche ore la sua indole cambia improvvisamente e quella che doveva essere una tranquilla vacanza in compagnia diventa una lotta disperata per la sopravvivenza.

Vendetta animale
L’inaspettato successo del dittico di 47 metri, laddove la minaccia era rappresentata dagli squali, aveva catapultato il regista inglese Johannes Roberts all’attenzione degli appassionati di cinema horror, al punto da vedersi affidare un franchise di punta con Resident Evil: Welcome to Raccoon City (2021), rivelatosi purtroppo l’ennesimo fallimentare reboot della saga videoludica su grande schermo.

Ecco perciò che il ritorno a un film più piccolo come Ben – Rabbia animale fa ben sperare per il rilancio della sua carriera, giacché ci troviamo senza dubbio di fronte a un’operazione perfettibile ma non priva di un godibile intrattenimento di genere, che va a recuperare il topos degli animali impazziti che aveva già fatto la fortuna di cult come Cujo (1983). Roberts innesta su quella base elementi tipici dello slasher, trasformando lo scimpanzé in una sorta di serial killer a quattro zampe, implacabile e brutale nei suoi impeti di furia cieca. Una verve dichiaratamente old-school pervade l’ora e mezza, scarsa, di visione, guardando con nostalgia al cinema horror anni Ottanta e ai suoi codici consolidati.
Un’impressione ulteriormente confermata dalla scelta, per nulla scontata nell’epoca odierna, di utilizzare un attore in costume per vestire i panni della scimmia, piuttosto che affidarsi alla performance capture digitale o a improbabili effetti speciali. Il design di questo atipico villain è inquietante al punto giusto, con occhi iniettati di sangue e movimenti frenetici che trasmettono efficacemente il senso di una creatura completamente fuori controllo.

Certamente in alcune inquadrature la presenza umana sotto il costume si fa palese e la gestione stessa della maschera è a tratti discutibile, ma si tratta di un compromesso accettabile che permette al film di mantenere un’istintività fisica e viscerale nelle scene d’azione. Il trucco per le sequenze gore è notevole, tra volti dilaniati e arti maciullati in primo piano che non lasciano nulla all’immaginazione. Per chi ha lo stomaco sensibile, Ben – Rabbia animale in alcuni passaggi può dare filo da torcere.
Che il massacro abbia inizio
Come in gran parte delle produzioni omologhe, i personaggi sono abbozzati in maniera sommaria, ridotti agli archetipi più banali: le sorelle profondamente legate l’una all’altra, il padre protettivo ma incapace di comunicare con le figlie - e non per via della sua disabilità, tutt’altro - gli amici usa e getta destinati a fare da carne da macello. La presenza di Troy Kotsur - premio Oscar per CODA (2021), primo attore sordomuto a ricevere tale riconoscimento - aggiunge un discreto peso drammatico, soprattutto nelle scene in cui comunica con Ben e con le ragazze attraverso il linguaggio dei segni, ma anche il suo personaggio resta monodimensionale, più sullo sfondo e funzionale unicamente al proprio ruolo narrativo.
Roberts, anche coautore della sceneggiatura scritta a quattro mani con Ernest Riera, trova una soluzione ingegnosa per intrappolare i protagonisti nella piscina a strapiombo della villa, creando una zona di sicurezza temporanea che ricorda parzialmente il terrore, ben più spaventoso, di It Follows (2014). È un’idea che permette di realizzare alcune sequenze ad alta tensione, con Ben che gira intorno al bordo vasca ma non può entrarvi per via della sua paura dell’acqua.

La narrazione ha il merito di non dilungarsi e procede spedita verso la carneficina, risparmiando allo spettatore lungaggini inutili. La prima mezz’ora serve a stabilire le dinamiche familiari e a presentare i vari personaggi, dopodiché il film non rallenta più fino ai titoli di coda e si scatena in un crescendo di sana violenza di genere. Un approccio diretto che ha il suo perché, anche se inevitabilmente impedisce di approfondire personaggi e storia oltre la mattanza promessa.
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Rating: V.M. 14
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Redazione

Ben - Rabbia animale (Primate)
Una scimmia impazzita e fuori controllo che diventa una macchina di morte, in un “animal slasher” che convince quando si dedica alla sua pura anima di genere, lasciando più a desiderare nello scavo e nella cura dei personaggi. Ben – Rabbia animale può contare su una manciata di sequenze gore realizzate con tutte le emoglobiniche dovizie del caso e sulla presenza fisica di un attore a vestire i panni dello scimpanzé impazzito. In questo contesto di godibile intrattenimento a tema, diventa più facile perdonare la gestione dei personaggi bidimensionali e le scelte spesso illogiche che questi compiono per dar vita alla mattanza tanto attesa, vero fulcro dell’interesse per gli appassionati.












