Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

La recensione dello sportivo di Camelot. Gameplay ottimo e variegato, ideale per chi ama sfidare altri giocatori e ha spesso amici per casa, ma afflitto da un’offerta in singolo mediocre 

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine - Recensione Switch 2

Quella di Mario Tennis è una delle saghe spin-off più prolifiche dell’idraulico Nintendo, eppure è dai tempi di Power Tennis per GameCube e GBA (ormai più di venti anni fa) che Camelot non sforna un capitolo davvero degno di nota. Sarà la volta buona con questo Mario Tennis Fever, in uscita tra qualche giorno su Switch 2?

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

L’elemento che caratterizza questa nuova avventura sui campi da tennis del Regno dei Funghi è l’introduzione delle “racchette frenesia”, che sostituiscono gli attacchi speciali dei personaggi. Ce ne sono a dozzine, e ognuna, una volta caricata l’apposita barra, consente di sparare un colpo potenziato che piazza delle trappole nella metà campo opposta oppure fornisce bonus temporanei al giocatore.

Palle di fuoco, cloni ombra, bucce di banana, superfici ghiacciate, palline che si trasformano in Pallottoli Bill e racchette in padelle, la varietà non manca di certo e il caos che si genera è indescrivibile, specie nelle partite in coppia. Il bello è che molte delle proprietà hanno luogo solo quando la pallina rimbalza, quindi l’avversario può rispondere in tempo per provare a rubarle, generando scambi accesi e resi ancora più snervanti dall'inedita barra vita che si riduce inesorabilmente, con k.o. immediato in singolo e breve ritiro in doppio.

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

Una meccanica efficace, ma non ho apprezzato alcuni aspetti della sua implementazione. Attivare un “colpo frenesia” prevede posizionarsi perfettamente davanti alla palla in arrivo, pertanto il nostro personaggio correrà rapidamente per mettersi in posa e attaccare. Il problema è che se la pallina è molto distante, o peggio ancora non perfettamente allineata e più veloce di lui, lo vedremo sprintare a vuoto e mancare colpi facili, e questo scoccia negli attimi decisivi. Sono sicuro che si poteva trovare un compromesso, magari sulla scia dei Super Colpi di una volta. Ci sta non essere in grado di utilizzarli a cuor leggero, ma lasciare punti sul tavolo per via di collisioni barbine non è affatto divertente.

Le racchette frenesia rivestono un ruolo importante nei match, ma non sono sempre al centro dell’attenzione (e si possono disattivare). In momenti così ci si affida ai rudimenti dello sport, e da questo punto di vista Mario Tennis Fever propone una delle sue migliori interpretazioni. La formula di gioco arcade è come sempre intuitiva e semplice da metabolizzare, ma offre un sacco di opzioni ai giocatori più smaliziati. I tre colpi base, top spin, slice e colpi piatti, si presentano in versione standard e potenziata (a seconda se si preme una o due volte il tasto adibito), per un totale di otto possibili risposte assieme ai classici pallonetti e smorzate.

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

Il roster poi è immenso, con ben 38 personaggi, ognuno con un set di statistiche cucito ad hoc e abilità peculiari per costruirci attorno il proprio stile di gioco. Idraulici, principesse, neonati e i soliti sospetti occupano buona parte del catalogo, ma non mancano graditi ritorni e new entry che faranno piacere a chi cerca approcci meno ortodossi. E c’è ancora spazio per qualche aggiunta.

Passiamo alla modalità Storia. Le prime battute di questa nuova avventura sono una giostra di emozioni, e non proprio di quelle buone. Tutto si apre con un antefatto narrato tramite immagini statiche, e già temevo un compitino senza impegno. Ma poi parte un lungo e coloratissimo filmato che avvia gli eventi, con Mario e Luigi che provano a salvare la situazione, mentre Wario e Waluigi fanno bordello e invocano maledizioni ancestrali. L’hype sale ancora, non appena veniamo portati all’accademia di tennis e introdotti alla componente GDR, pregustando un’esperienza analoga ai vecchi episodi portatili... ed è solo un tutorial. Un lungo e verboso tutorial.

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

Per quella che sembra un’eternità (che tra l’altro ruba quasi metà campagna), il buon Toad ci spiega a cosa servono i vari colpi, buttandoci in improbabili minigiochi per aiutare Baby Mario a recuperare le sue forze e sconfiggere i cattivi a racchettate. Il giocatore non ha un singolo input sulla sua crescita, livello e statistiche del poppante saliranno in modo arbitrario e noi saremo guidati per l’intera procedura. Possiamo in realtà ripetere le prove per sbloccare versioni più “difficili” e potenziare ulteriormente Baby Mario, ma non ce n’è davvero bisogno (e a essere onesto me ne sono accorto solo dopo i titoli di coda).

Le sfide sull’isola in realtà sono anche carine, ma il tutto finisce in meno di tre ore senza particolari grattacapi. Niente segreti. Zero rigiocabilità. Ok accompagnare i novizi al genere, ma c’è già un tutorial interattivo, con tanto di nozioni e regole neanche menzionate durante la storia. Considerato il contesto, un dettaglio che avrebbe impreziosito il pacchetto a mio avviso è una direzione più ironica dei dialoghi, simile ai Mario & Luigi o ai Paper Mario, anziché l’accozzaglia di frasi sterili da ufficio senza uno straccio di mordente.

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

Abbiamo poi gli immancabili tornei, sei in totale, tre in singolo e tre in doppio. Dispiace non ci siano i “personaggi stella” (la versione potenziata di quelli regolari), e che i campi speciali siano pochi e nascosti in un angolino del menù. C’era materiale per quadruplicare la mole di contenuti, incentivare l’uso di più tennisti e sfoderare le CPU di livello Asso, relegate alle partite veloci. La Torre delle Sfide è già più interessante, con tre percorsi da dieci prove random prese da un pool di 100 (volendo affrontabili singolarmente), ma si finisce troppo in fretta.

Chi punta principalmente a spassarsela in multiplayer ha l’imbarazzo della scelta, in locale fino a quattro giocatori, sulla stessa console, wireless o tramite GameShare, oppure online, competitivo o in stanze private. C’è pure una modalità Swing per giocare con i sensori di movimento dei Joy-Con come su Wii Tennis, e numerose opzioni per customizzare l’esperienza. In singolo invece ci si annoia subito. Ci ho messo meno di una decina di ore per sbloccare tutto, la difficoltà latita e gli stimoli scarseggiano. Nintendo ha in serbo una serie di aggiornamenti postumi per salvare la baracca? Con Aces aveva più o meno funzionato, ma il primo impatto ne risente...

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

Dal punto di vista tecnico, beniamini e campi da gioco sono piuttosto dettagliati e gli effetti speciali abbondano. In generale la presentazione risulta molto gradevole alla vista, con animazioni fluide e texture curate, in particolar modo abiti, gusci e scaglie. La qualità dei modelli però è altalenante, come nel caso di Donkey Kong, la cui pelliccia ha uno strano effetto “laccato” simile alle chiome dei personaggi umani. Curiosamente Diddy Kong non sembra avere questo problema. Solide le prestazioni, brevi i tempi di caricamento, sottotono gli scenari della storia.

Le musiche rispecchiano lo spirito agonistico della saga e si lasciano ascoltare volentieri. Nel clangore dei match passano spesso in secondo piano, specie con le racchette frenesia in giro, ma c’era da aspettarselo. Quello che vorrei si ammutolisse è quel dannato fiore parlante. I suoi commenti in Super Mario Bros. Wonder non davano fastidio; erano occasionali e specifici di quel momento. Qui non chiude mai il becco. Lo si può spegnere, ma per qualche motivo non nei tornei (lo scuso nella campagna, dove ci fa da “chaperon”). C’è da diventare matti.

Mario Tennis Fever, un animale da festa che soffre la solitudine – Recensione Switch 2

Vorrei chiudere con un appunto personale. Per annunciare i vincitori di giochi e partite è stato deciso di riutilizzare il cronista di Power Tennis (almeno nella versione italiana, non saprei altrove). Lo stesso di due decenni fa. Contento del suo ritorno, tuttavia non sono state registrate nuove linee di dialogo, quindi per ovviare all’assenza dei nomi assenti su GameCube si è preferito tagliare ogni riferimento al cast, sia al cambio del campo che in fase di battuta, e la cosa si nota (o almeno ci faccio caso io che all’epoca c’ero). Non c’era una soluzione più elegante? Se solo ci fosse un’altra voce pronta all’uso. Aspetta...

Mario Tennis Fever

Versione Testata: Switch 2

7

Voto

Redazione

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Mario Tennis Fever

Mario Tennis Fever si fa bello con una selezione impressionante di tennisti e un comparto multigiocatore ben fornito, ma i contenuti in singolo sono risicati e la modalità Storia è uno specchietto per le allodole. Pad alla mano, il gameplay è uno dei migliori a cui la serie ci abbia abituato, ma non basta a giustificare l’acquisto a prezzo pieno. Switch 2 ha bisogno di pezzi da novanta, e l’ultima fatica di Camelot non riesce nell’intento.

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