Divorzio all'italiana – In 4K la satira più cattiva di Germi
Restauro del Laboratorio L'immagine Ritrovata di Bologna per il cult del grande regista

Ci sono film che col passare degli anni, diventano ancora più scomodi perché ciò che raccontavano come satira finisce per assomigliare fin troppo alla realtà. È il caso di Sedotta e abbandonata, dove Pietro Germi prende quella parte di società ossessionata dall'onore, dalla reputazione e dal giudizio degli altri e la spinge progressivamente verso il grottesco.
Al centro c'è Agnese Ascalone, ragazza giovanissima sedotta da Peppino Califano, fidanzato della sorella Matilde. Quando la gravidanza viene scoperta, la questione privata diventa immediatamente un affare di famiglia. Per don Vincenzo Ascalone non conta ciò che è realmente accaduto, ma come la vicenda potrà apparire agli occhi del paese.
L'onore e la follia, Germi colpisce duro
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Saro Urzì costruisce don Vincenzo come una figura continuamente sopraffatta dagli eventi. Per salvare il nome della famiglia, il padre pretende che Peppino rinunci a Matilde e sposi Agnese. Ma Peppino rifiuta, trasformando l'assurdità della situazione in qualcosa di ancora più paradossale: l'uomo che ha sedotto Agnese finisce per considerarsi la vittima dello scandalo.
Da quel momento Germi fa precipitare tutto verso il tragicomico. La logica dell'onore arriva a giustificare persino l'idea del delitto, mentre Agnese è prigioniera di un sistema nel quale tutti decidono per lei. La satira diventa così feroce perché la mostruosità non appartiene a un singolo personaggio, ma alle regole che tutti accettano. Famiglia, paese, matrimonio e reputazione finiscono dentro lo stesso ingranaggio. E più si ride, più cresce il disagio. Sedotta e abbandonata è una commedia nerissima che mette a nudo l'assurdità di una società capace di sacrificare la verità pur di salvare le apparenze.

Restaurato 4K nel 2019 da Cineteca di Bologna, in collaborazione con Cristaldifilm e con il sostegno di Ministero della cultura, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Opera bianco e nero su BD-66 (3840 x 2160/24p) che consente di rivivere a pieno la cinematografia di Aiace Parolin. Formato originale 1.85:1, neri più profondi delle passate edizioni, ricchezza dettagli anche in secondo piano, lasciando intendere di aver preservato al massimo l'originale grana della pellicola. Favorita anche la luce e la relativa compressione dinamica in virtù dell'HDR-10. Doppia traccia audio DTS-HD MA 2.0 (16 bit) e Dolby Digital 2.0 (224 kbps) dove al solito è da privilegiarsi la prima, capace di mettere ulteriormente in risalto il parlato, gli effetti minori e non ultime le musiche di Rustichelli.
Nessun extra.



