Operation Epic Furious: la satira videoludica su Trump e la guerra in Iran
Sottofoma di videogioco 8-bit, un JRPG giocabile direttamente dal browser, un'amarissima parodia del complesso periodo storico che stiamo vivendo.

Il 6 marzo 2025 l'account ufficiale della Casa Bianca pubblicava sui propri canali social un video che mescolava immagini reali dei bombardamenti in Iran con sequenze di gameplay tratte dal popolare videogioco Grand Theft Auto: San Andreas. La conferma di una strategia comunicativa che ha tragicamente trasformato la guerra in videogioco e dove le armi possono venire usate a distanza come se si impugnasse un joypad dal divano di casa.
Quel video è diventato la premessa non dichiarata di Operation Epic Furious: Strait to Hell, il videogioco satirico creato dal collettivo artistico anonimo Secret Handshake, installato l'11 maggio 2026 al DC War Memorial di Washington sotto forma di tre cabinati arcade pienamente funzionanti e reso disponibile in contemporanea, gratuitamente, in versione browser sul sito epicfurious.com. Quattordicimila partite nelle prime ore di lancio, stando a quanto riferisce il Washington Post, un numero che è sicuramente destinato ad aumentare nei prossimi giorni anche per via degli articoli, come il nostro, che hanno deciso di parlarne.

Da dove cominciare
Il nome scimmiotta ovviamente l'Operation Epic Fury, il nome dell'offensiva militare congiunta statunitense-israeliana contro l'Iran, annunciata dal presidente Trump il 28 febbraio 2025 con l'obiettivo di neutralizzare le infrastrutture missilistiche e navali iraniane e da tempo in stallo nel tentativo di riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale.

L'estetica scelta è quella di un JRPG giapponese 8-bit t: sprite pixelati, mappe esplorabili che aprono a nuove location, dialoghi in finestre di testo, musichette mono, missioni secondarie a go-go. Il giocatore assume il controllo dello chief-in-commander in persona, con il viaggio che inizia niente meno che dalla Casa Bianca, dove la prima scelta disponibile non lascia spazio a interpretazioni di sorta. Si deve infatti scegliere se ordinare una Diet Coke oppure cominciare l'invasione dell'Iran. Da lì il gioco si apre verso un'architettura di obiettivi che costituisce, nel suo insieme, una mappa abbastanza precisa delle priorità geopolitiche e comunicative dell'attuale amministrazione americana, della quale non mancano naturalmente i principali esponenti.
Ridere per non piangere
I vari obiettivi disseminati nei livelli vedranno Trump intento a raccogliere barili di petrolio, accumulare post su Truth, riaprire lo Stretto di Hormuz. Il tutto dialogando qua e là con figure chiave nel circolo del presidente come il ministro della guerra Pete Hegseth e il vice J. D. Vance, e molti altri ancora, dando il via anche a combattimenti sempre in stile GDR. In uno dei primi, tragicomico contraltare di una realtà più drammatica, ci si trova ad affrontare delle studentesse iraniane, a ricordare il brutale bombardamento sulla scuola che è costato la vita a oltre 150 bambine.

Facile pensare che Operation Epic Furious: Strait to Hell sia una semplice parodia, per alcuni anche di cattivo gusto, ma in realtà ci troviamo di fronte a un qualcosa di molto più lucido e inquietante. Le decisioni che prende il giocatore sono infatti quelle che hanno poi trovato effettivo riscontro nella realtà, per quanto paradossale questo possa apparire. Quella stessa realtà che ha ormai ampiamente superato la satira stessa, trasformando il destino di milioni di persone in un videogioco su larga scala, dove la vita e la morte si decidono con un click o con un post sul web.
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Operation Epic Furious: la satira videoludica su Trump e la guerra in Iran
Operation Epic Furious: Strait to Hell è un oggetto culturale da non trattare con sufficienza nel panorama della satira contemporanea: non si limita infatti a denunciare una deriva geopolitica, ma la rende direttamente giocabile, esponendo con disarmante lucidità il pericolo di una guerra ormai sempre più simile a un videogioco. Secret Handshake ha costruito qualcosa che è insieme un intrattenimento tanto divertente quanto amaro, un documento politico e uno specchio deformante dell'epoca contemporanea, facendolo circolare liberamente sul web. Tra frecciate surreali che sembrano partorite da una mente comica ma provengono invece dall'uomo più potente del mondo e quell'anima da JRPG che apre continuamente a dinamiche tragicomiche, nasce un esperimento sorprendentemente riuscito, questo sì a differenza di quanto si intende mettere alla berlina.










