Half Man: un primo sguardo alla nuova serie di Richard Gadd
L'autore di Baby Reindeer scrive e interpreta una serie che ci trasporta nella Scozia degli anni Ottanta, tra un presente tutto da scrivere e un passato con cui fare i conti. Su HBO Max

Richard Gadd era atteso al varco. Baby Reindeer (2024), la miniserie in sette episodi dalla genesi autobiografica sulla sua esperienza con una stalker, era un'opera affilata e in possesso di precisione emotiva e una gestione del dettaglio biografico che sembravano impossibili da replicare. Vincitrice dell'Emmy, è stata un fenomeno globale che ha spinto gli addetti ai lavori a farsi inevitabilmente la domanda: e adesso?
Half Man, presentata in anteprima mondiale come serie d'apertura di Canneseries 2026 e sbarcata il 23 aprile su HBOMax, è la risposta. Non si tratta più di raccontare qualcosa che è accaduto davvero all'autore, bensì di inventare, di costruire personaggi senza la rete di potenziale sicurezza e di scoprire se lo sguardo di Gadd è in grado di sorprendere anche quando si ritrova a indagare dentro mondi che non ha abitato direttamente in prima persona, ritrovandosi nuovamente nel doppio ruolo di creatore e attore co-protagonista.

Half Man: essere o non essere
Il primo episodio ha inizio con una festa di matrimonio e con una scena di violenza in divenire. Niall Kennedy (Jamie Bell) è lo sposo, ma lo conosciamo lontano dai festeggiamenti contro la propria volontà, trascinato nel fienile di un agriturismo da Ruben Pallister (lo stesso Gadd). Un incipit che non fa concessioni di sorta: non spiega inizialmente, lasciando il compito di introdurre le dinamiche tra i suddetti personaggi al lungo flashback che caratterizza la quasi totalità di questo pilot.
Il salto temporale ci porta negli anni Ottanta, in una scuola di Glasgow dove Ruben (interpretato nella versione adolescente da Stuart Campbell) è appena uscito da un istituto di detenzione minorile e si è reiscritto a scuola. Il giovane Niall (Mitchell Robertson) è vittima di bullismo tra i banchi dell'istituto, ma l'arrivo di Ruben, che diventa suo convivente, cambia la situazione. Le madri dei due ragazzi sono amiche - e forse qualcosa di più - e così si ritrovano a condividere le mura domestiche giorno e notte, dando inizio a un legame che dall'iniziale e reciproca diffidenza si trasforma in qualcosa di assai più complesso e ambiguo.

Ruben e Niall stringono un patto di mutua convenienza, lo scambio di favori che cementifica le amicizie apparentemente impossibili. Ruben picchia un bullo che perseguitava Niall; Niall aiuta Ruben per superare un esame decisivo per il suo futuro accademico. Ma la sceneggiatura di Gadd, che gestisce i tempi con una sicurezza notevole, lasciando respirare le scene nel momento giusto e stringendole quando la tensione lo richiede, non si accontenta di questo schema.
I semi di un futuro da scrivere
In ciascuno degli scambi tra i due ragazzi si deposita qualcosa di più oscuro: la manipolazione che si maschera da protezione, il controllo che si camuffa da affetto, la dipendenza che nasce dove la solitudine è abbastanza profonda da far sembrare qualsiasi legame meglio del nulla. È il territorio che Gadd conosce meglio di chiunque altro, ovvero il modo in cui una relazione tossica si applica nella vita di una persona, non necessariamente attraverso l'evidenza del male ma attraverso la gradualità del bisogno, della dipendenza.

Un primo episodio che non concede nulla di superfluo e non cerca di rassicurare nessuno. Half Man si apre con la stessa franchezza scomoda che aveva reso Baby Reindeer un'esperienza forse irripetibile. Personaggi costruiti e stabiliti su registri opposti ma complementari, in un viaggio a ritroso nel tempo e nei ricordi, dove la Scozia degli anni Ottanta viene riportata in vita con efficacia, senza orpelli nostalgici di sorta. Resta da vedere come le cinque puntate rimanenti reggeranno il peso della struttura e se il Gadd autore riuscirà a costruire una complessità narrativa cruda e credibile senza la fonte autobiografica a disposizione.










