Tra storia e leggenda: il Progetto Montauk e le radici oscure di Stranger Things

A serie ufficialmente conclusa, scopriamo insieme cosa ha ispirato le (dis)avventure di Eleven, tra realtà e cospirazioni.

di Maurizio Encari

Stranger Things è finito e come ogni volta alla fine di un lungo viaggio prevale un senso di profonda nostalgia per quei personaggi che probabilmente non rivedremo più sullo schermo, ma che continueranno a vivere nella nostra immaginazione. Per anni la creatura dei fratelli Duffer ci ha accompagnato ad Hawkins e nel Sottosopra, regalando personaggi indimenticabili e colpi di scena incredibili, anche in quest'ultima stagione pur non priva di imperfezioni. In questo speciale abbiamo deciso di accompagnarvi alla scoperta del progetto Montauk, che ha ispirato la genesi stessa della serie e che si trova immerso in quel limbo tra realtà e cospirazione.

Quando Matt e Ross Duffer presentarono per la prima volta il loro progetto, il titolo non era quello che conosciamo oggi. Si chiamava infatti proprio Montauk, come la cittadina sulla punta orientale di Long Island, New York, teatro di una delle teorie del complotto più affascinanti della cultura americana post-bellica. La finzione qui non nasce dal nulla ma da un cocktail imprevedibile di verità storiche verificabili, esperimenti governativi declassificati soltanto dopo molti anni, testimonianze dubbie e quella particolare paranoia che permeava la società a stelle e strisce fin dai tempi della Guerra Fredda.

Stranger Things: cose vere e cose dubbie

Prima di addentrarci nelle nebbie del Progetto Montauk, è necessario stabilire come il cosiddetto Progetto MKUltra sia esistito davvero. Non è soltanto teoria del complotto, ma bensì un programma della CIA documentato e parzialmente declassificato, operativo tra il 1953 e il 1973 sotto la supervisione dello scienziato Sidney Gottlieb, figura che diventerà l'ispirazione non dichiarata per il Dottor Martin Brenner di Stranger Things, interpretato da Matthew Modine con quella particolare combinazione di ambiguo paternalismo e cinismo scientifico caratterizzante il personaggio.

L'obiettivo dichiarato di MKUltra era sviluppare tecniche di controllo mentale utilizzabili nell'interrogatorio di agenti nemici durante la Guerra Fredda, in un'epoca in cui gli USA e l'Unione Sovietica si fronteggiavano non solo militarmente ma anche sul piano dell'intelligence mentale. La CIA temeva che i russi avessero sviluppato metodologie avanzate di lavaggio del cervello e rispose con una ricerca senza scrupoli etici che oggi risulterebbe impensabile, almeno ufficialmente.

Centinaia di esperimenti vennero condotti su soggetti inconsapevoli, da pazienti psichiatrici a detenuti, da studenti universitari a militari di basso rango. Le metodologie includevano somministrazione forzata di LSD e altre sostanze allucinogene, privazione sensoriale prolungata, elettroshock, ipnosi, radiazioni. Particolare attenzione venne dedicata all'acido lisergico, sostanza che Gottlieb considerava potenzialmente rivoluzionaria per spezzare le resistenze psicologiche e rendere i soggetti completamente malleabili.

Le menti dietro e davanti al progetto

Quando negli anni Settanta il programma venne pian piano alla luce, principalmente grazie alle indagini parlamentari della Commissione Church e alle rivelazioni del New York Times, emerse un quadro devastante: vite infrante, suicidi, traumi permanenti. E soprattutto un'enorme quantità di documentazione deliberatamente distrutta nel 1973 dal direttore della CIA Richard Helms, nel disperato tentativo di cancellare le prove prima che le inchieste potessero accedervi. Dei circa 150 sottoprogetti di MKUltra, solo una frazione ha lasciato tracce documentali, rendendo impossibile ricostruire l'esatta portata degli orrori commessi.

È da questi eventi storicamente accertati, ma rimasti in gran parte ignoti, che nascono gli esperimenti su Undici/Eleven e gli altri giovanissimi pazienti di Stranger Things. La serie prende la struttura base di MKUltra e la amplifica attraverso l'elemento fantascientifico, trasformando il controllo mentale in telecinesi degna dei film sugli X-Men, le allucinazioni in portali interdimensionali e molto altro ancora. Ma la violenza psicologica e l'utilizzo di bambini come cavie ha radici nella realtà documentata.

Tutto avrebbe avuto origine dall’Esperimento di Philadelphia, leggenda secondo cui nel 1943 la USS Eldridge sarebbe diventata invisibile e teletrasportata, causando effetti devastanti sull’equipaggio - qualcuno potrà esserne già a conoscenza dai film omonimi ispirati alla vicenda. Nonostante le smentite ufficiali della Marina americana, la storia si rafforzò negli anni Ottanta, con ipotesi che a Camp Hero si siano svolti esperimenti segreti sulla psiche umana: controllo mentale, potenziamento psichico, viaggi nel tempo e apertura di portali dimensionali. Figura centrale del racconto era Duncan Cameron, capace di materializzare oggetti con il pensiero, elemento che influenzerà direttamente l’immaginario di Stranger Things e il personaggio di Eleven.

E sappiamo tutti come quest'iconica ragazzina, diventata donna dalla bambina che era, abbia influenzato l'immaginario del grande pubblico e della serialità contemporanea. Pensare che dietro alla sua ispirazione vi siano delle fonti potenzialmente vere fa rabbrividire, ma d'altronde la verità non la sapremo probabilmente mai, anche se qualcuno - citando un altro caposaldo delle fantascienza televisiva - potrebbe sempre dire che "the truth is out there", basta solo crederci. Qui trovi la recensione del finale.