Star Trek: l'episodio del podcast Ma sei serial? e il linguaggio narrativo

Ricordiamo insieme altre peculiarità di Star Trek: la serie classica e scopriamo cosa ci aspetta nel podcast

di Chiara Poli

Abbiamo ricordato insieme le ragioni del successo di Star Trek: la serie classica. 

La riscrittura della visione della società a venire, il messaggio innovativo, la speranza per un futuro in cui l’umanità è diventata un popolo unico e unito, senza più guerre e distinzioni.

Un futuro in cui le malattie sono state superate, la medicina ha fatto progressi inimmaginabili e le persone si spostano con il teletrasporto.

Star Trek, con la serie classica, ha scritto la storia della TV e del mondo, dando nuovi impulsi alla ricerca scientifica e tecnologica.

E dopo un momento per ricordare i moltissimi motivi che hanno fatto della serie classica un cult, vi avevamo promesso una sorpresa.

Eccola qui: un episodio di Ma sei serial? dedicato proprio alla serie classica di Star Trek.

Un viaggio più approfondito fra le date che hanno fatto la storia di Star Trek, della TV e del mondo.

Una panoramica di alcuni degli episodi più amati dal pubblico, sugli effetti speciali di fronte ai quali oggi sorridiamo, ma che all’epoca avevano impressionato i telespettatori.

Le frasi iconiche, le fonti letterarie, il successo che ha portato alle parodie, il mondo futuro che ogni essere umano sogna per la Terra mentre la tecnologia ci porta nello spazio, alla scoperta di strani, nuovi mondi.

Gli scontri all’ultimo sangue, il primo bacio inter-razziale, l’arrivo in Italia oltre 10 anni dopo la conclusione e l’immediata esplosione del fenomeno trek anche qui, come in tutto il resto del mondo…

La storia di Star Trek ci ha regalato tanti ricordi per quella memoria collettiva che come fan condividiamo. A prescindere da età, provenienza, formazione culturale.

Star Trek e l’innovazione dalla fantascienza classica degli anni ‘50


Sul ponte dell’Enterprise ci siamo sentiti tutti a casa, e tutti abbiamo riconosciuto il valore oggettivo di un’opera che ha dato vita a un franchise che si sta avvicinando al sessantesimo anniversario.

Oltre mezzo secolo di personaggi, storie e avventure che hanno lasciato un’impronta indelebile nel modo in cui la fantascienza ha continuato a svolgere il proprio compito: raccontarci la nostra società, le sue contraddizioni, i suoi difetti.

Se dagli anni ’50 il cinema ha scritto la storia della fantascienza classica usandolo come metafora per la paura dell’invasore comunista - vedi L’invasione degli ultracorpi, tanto per citare un titolo - la rivoluzione di Star Trek ha raccontato sì i nemici sotto mentite spoglie, ma ha saputo trasformare i confitti in conoscenza.

Un arricchimento culturale in molte occasioni, un inevitabile scontro in altre. Perché se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che non si può ragionare con tutti.

Un linguaggio televisivo oggi lento, ma all’epoca perfetto per il pubblico


Spaventosamente attuale, la serie classica oggi ci presenta un ritmo narrativo totalmente inadatto alla modernità del linguaggio televisivo. Lunghi momenti di pausa mentre il “beep!” scandisce l’attesa che accada qualcosa, la comparsa di un contatto sullo schermo o la rilevazione di un vascello tramite i sofisticati strumenti nella nave stellare più celebre di tutti i tempi.

Le inquadrature indugiano sui primi piani e sulle gocce di sudore che imperlano la fronte del capitano Kirk (William Shatner) poco prima di prendere una decisione difficile.

Mostrando le sequenze della serie classica ai ragazzi durante i corsi nelle scuole, l’effetto è sempre lo stesso: la scoperta di tematiche interessanti inserite in una confezione che per loro non è per nulla attraente proprio per la presenza di tempi morti e lungaggini narrative che oggi paiono inutili.

All’epoca dell’uscita di Star Trek, però, il pubblico televisivo aveva bisogno di essere accompagnato alla scoperta di situazioni e ambientazioni inedite.

Bisognava indugiare sul “beep!” per dare a tutti il tempo di guardarsi intorno, entrare nelle emozioni dei personaggi per imparare a condividerle, osservare i dettagli dell’aspetto degli alieni, o delle uniformi, o delle postazioni che controllano la nave.

Oggi non abbiamo bisogno di dettagli e tempo extra: identifichiamo immediatamente personaggi, ambientazioni e strumentazioni grazie all’abitudine, all’esperienza e all’adattamento al linguaggio televisivo contemporaneo. Esattamente il contrario di ciò che accadeva quando era Star Trek a doversi adattare alle capacità degli spettatori.

Per racchiudere in un unico podcast tutto ciò che c’è da ricordare sulla serie classica, avrei dovuto parlare per due ore. Così vi ho raccontato qualcosa anche qui, a supporto di un episodio di Ma sei serial? che spero ricordi anche a voi, come ha fatto con me, quanto una “semplice” serie TV ha contato nella storia della televisione e nelle nostre storie personali.