Yoshi’s Story, la prima del sauro verde è più complessa di quanto ricordavamo 

In vista della sua prossima avventura, riproponiamo l’originale platform in solitaria di Yoshi. Breve, facile, ma con più di un asso nella manica 

Yoshi's Story, la prima del sauro verde e piu complessa di quanto ricordavamo

Yoshi è una delle mascotte più “antiche” del firmamento Nintendo. Il suo ruolo come partner dell’idraulico in rosso non è mai stato messo in discussione, e la sua presenza nelle scorribande sportive e festaiole del Regno dei Funghi è pressoché garantita, tuttavia la sua carriera solista non è mai davvero decollata. Sin dal suo debutto su NES con Yoshi, da noi Mario & Yoshi, il buon sauro verde è stato quasi sempre relegato a spin-off e titoli sperimentali, tra improbabili sistemi di controllo e imitazioni senza carattere di quel mostro sacro di Yoshi’s Island.

Yoshi’s Story, la prima del sauro verde è più complessa di quanto ricordavamo 

Una nicchia che si è ritagliato negli anni, merito anche dei recenti Woolly World e Crafted World, è quella dei platform 2D caratterizzati da un peculiare stile grafico fai-da-te, con oggetti e personaggi fatti di cartone, tessuto e altri materiali di uso quotidiano, e una particolare enfasi sui collezionabili. Yoshi and the Mysterious Book, in arrivo su Switch 2, non sembra essere da meno, almeno da quanto visto finora. Sarà “per bambini”, come molti considerano la serie? Probabile, ma non si sa mai. Per l’occasione, torniamo indietro di quasi trent’anni, alla prima sortita di Yoshi come unico protagonista, da cui nacque questo adorabile filone. Stiamo parlando di Yoshi’s Story per Nintendo 64

Yoshi’s Story venne concepito per girare su 64DD, la fallimentare periferica che avrebbe garantito alla console a 64-bit della casa di Kyoto più potenza di calcolo e, soprattutto, maggiore capacità di memoria. È il motivo per cui i primi frammenti di gameplay e gli screenshot del periodo, quando ancora si chiamava Yoshi’s Island 64, appaiono decisamente più dettagliati rispetto al prodotto finale, che comunque si difende egregiamente. Modelli e fondali pre-renderizzati forse non destavano scalpore all’epoca, in quanto applicati a un platform 2D, ma a differenza di molti suoi coetanei oggi sono ancora splendidi. L’estetica da libro illustrato, le atmosfere sognanti, i tanti colori ed effetti speciali lo rendono un gioiellino senza tempo.

Yoshi’s Story, la prima del sauro verde è più complessa di quanto ricordavamo 

Yoshi’s Story ha inoltre definito numerosi aspetti del personaggio di Yoshi, che tuttora lo accompagnano: dal tono delle sue avventure al suo tema principale, ripreso dalla dinamica colonna sonora di Kazumi Totaka, senza contare la sua iconica voce, fornita dallo stesso Totaka. Un titolo insomma piuttosto importante, pieno tra l’altro di design inusuali e soluzioni di gameplay interessanti. Eppure, in pochi lo apprezzarono al day one, lamentando una scarsa longevità e poca sfida. 

Le prime recensioni in madrepatria avevano evidenziato sin da subito la carenza di difficoltà e ricompense, tant’è che Nintendo of America lo rinviò di un paio di mesi pretendendo degli aggiustamenti. Il team di sviluppo sfruttò il tempo extra per aggiungere dettagli, decorazioni, ulteriori segreti e la possibilità di salvare tra un livello e l’altro, oltre a riposizionare alcuni elementi a schermo. No, la complessità non venne ritoccata e questo lo penalizzò, di nuovo. Non a caso su Metacritic si ritrova una poco lusinghiera media di 65. Avevano ragione? Ni.

Yoshi’s Story, la prima del sauro verde è più complessa di quanto ricordavamo 

È vero, Yoshi’s Story non offre granché, ma solo se giocato in modo “casual”. In tutto ci sono 24 livelli, tuttavia ne bastano sei per finire la campagna, uno per "pagina" del libro in cui è ambientata la storia. Per completare un capitolo non è neanche necessario raggiungere la fine del livello, ma è sufficiente mangiare 30 frutti, di cui l’area è piena. I boss sono una barzelletta, e anche se abbiamo solo sei vite ci si deve impegnare per morire (con lo Yoshi di turno fisicamente portato via dagli sgherri di Bowser). Quanto ci vuole per i titoli di coda? Un paio d’ore al massimo, molto meno di solito. Per vedere tutti i livelli servono quindi quattro run, a patto che li abbiate sbloccati scovando tutti i cuori giganti nascosti in giro, ma non è questo il motivo per insistere. 

Ogni cibo inglobato, nemico sconfitto e oggetto raccolto vi garantirà dei punti, con tanto di bonus e moltiplicatori per la stessa frutta mangiata di fila (possibilmente quella preferita da Yoshi) e più nemici fatti fuori con un solo uovo. Non c’è timer, e i livelli hanno una struttura circolare, con tanto di teletrasporti intermedi, consentendo quindi di tornare più volte sui propri passi ed esplorare con calma i vari percorsi per abbattere il proprio record.

Yoshi’s Story, la prima del sauro verde è più complessa di quanto ricordavamo 

E poi ci sono i meloni, frutti speciali che regalano una vagonata di punti. Ce ne sono precisamente 30 in ogni livello e raccoglierli tutti in una volta è l’obiettivo ultimo di ciascuno, figuriamoci portare a termine un’intera run in questo modo. Il problema è che un sacco sono occultati alla vista, hanno requisiti bizzarri e spesso incomprensibili senza una guida, e tocca pure agire in fretta o li avremo persi per sempre (nulla vieta di riavviare, sia chiaro). Una semplice passeggiata nel parco si tramuta in una sfida a dir poco sadica, che esige una conoscenza certosina di ogni anfratto percorribile e del sistema di controllo. Quest’ultimo, per fortuna, funziona a meraviglia. Ne vale davvero la pena? No, ma la soddisfazione è tanta, e consente di apprezzare appieno i numerosi particolari e ghiribizzi che altrimenti passerebbero in sordina. 

Yoshi’s Story viene in genere paragonato (per ovvi motivi) a Yoshi’s Island, perdendo sonoramente il confronto, ma io credo che abbia più punti in comune con Star Fox 64 (o Lylat Wars se preferite), realizzato tra l’altro dallo stesso studio interno, Nintendo EAD. Certo, un frenetico rail shooter incentiva molte più sessioni rispetto a un platform dai ritmi lenti, però se ne abbracciate la filosofia e gli dedicate il giusto tempo l’esperienza si trasforma. Il pavimento è basso, ma il soffitto tocca le stelle, come testimonia la comunità delle speedrun, dove il titolo è piuttosto gettonato.

Yoshi’s Story, la prima del sauro verde è più complessa di quanto ricordavamo 

Capolavoro incompreso dunque? Nah. Le lacune segnalate non scompaiono nel nulla e il level design non è sempre brillante, però può divertire parecchio e si merita almeno un paio di partite. Oggi probabilmente riceverebbe un’accoglienza diversa. Se volete giocare Yoshi’s Story, la cartuccia originale (sfusa, ovviamente) si trova a prezzi onesti, ma chiaramente l’opzione migliore (legale, ci tengo a precisare) resta la versione emulata su Switch e Switch 2 tramite abbonamento. Visivamente è un ottimo showcase delle potenzialità del Nintendo 64, e potete tanto rilassarvi quanto mettervi alla prova, scoprendo quanto questo gioco “per bambini” sa essere infame

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