Diablo II: Resurrected – Reign of the Warlock: uno stregone "Broken" in un’espansione un po' pigra

Abbiamo provato la Patch 3.0 su Xbox Series X. Tra l'estasi di una nuova classe e la rabbia per le mancanze tecniche, Sanctuarium non è più la stessa.

Diablo II: Resurrected - Reign of the Warlock: uno stregone "Broken" in un'espansione un po' pigra

Il franchise di Diablo non ha semplicemente inventato l'Action RPG, ma ne ha codificato le leggi fondamentali attraverso standard di itemizzazione e progressione che resistono da decenni nonostante l'evoluzione frenetica del mercato. Tuttavia, parlare di Diablo II nel 2026 significa confrontarsi con un mostro sacro che la community hardcore ha protetto con un fervore quasi religioso contro ogni tentativo di modernizzazione che potesse scalfirne l'integrità originale. L’operazione Resurrected era nata sotto il segno della fedeltà filologica assoluta, ma lo "shadow drop" di Reign of the Warlock segna un punto di rottura senza ritorno poiché Blizzard ha deciso di lanciare la sua prima espansione a pagamento dopo un quarto di secolo. Se dal punto di vista commerciale la mossa appare geniale per la capacità di integrare il titolo nel catalogo Xbox Game Pass e su Steam, dal punto di vista tecnico ci troviamo davanti a un'operazione che oscilla pericolosamente tra l'intuizione brillante e la sciattezza produttiva. Blizzard stessa ha ammesso che la sfida era quella di far progredire il gioco senza ucciderne l'identità, ma il risultato finale lascia intendere che la volontà di monetizzare il trentesimo anniversario del franchise abbia prevalso sulla cura certosina dei dettagli.

Diablo II: Resurrected – Reign of the Warlock: uno stregone "Broken" in un’espansione un po

Lo Stregone e il Sapere Proibito: Analisi tecnica della nuova classe

Il fulcro narrativo e ludico dell'espansione risiede nello Stregone (Warlock), l'ottava classe che emerge dalle ombre dopo venticinque anni di staticità del roster originale. Il background lo dipinge come un oscuro studioso che ha trascorso decenni nell'isolamento per padroneggiare arti considerate tabù dalle gerarchie magiche di Sanctuary, distaccandosi nettamente dalla purezza del Paladino o dalla sacralità del Druido. Questa natura ribelle si riflette in un'architettura dello skill-tree composta da trenta nuove abilità distribuite in tre rami distinti che permettono una personalizzazione senza precedenti. Il ramo Demonic Binding abilita l'invocazione di Goatmen, Tainted e Defiler, mentre Eldritch Weapons trasforma l'arsenale fisico in condotti di distruzione magica e Arts of Chaos scatena il potere puro delle fiamme infernali e del vuoto. La vera rivoluzione meccanica che distingue lo Stregone da ogni altra classe è la sua capacità passiva di impugnare armi a due mani con una sola mano, lasciando lo slot off-hand libero per i Grimoire, nuovi oggetti esclusivi che fungono da catalizzatori per potenziare drasticamente il danno magico.

Pad alla mano, lo Stregone si rivela però una variabile dirompente che rischia di polverizzare il bilanciamento faticosamente mantenuto per anni. Grazie alla Demonic Mastery, i giocatori hanno già teorizzato build capaci di infliggere la mostruosa cifra di 79.000 danni, un valore che consente di dominare le Terror Zones e abbattere Uber Diablo con un investimento in equipaggiamento quasi nullo. Sebbene il feeling dei combattimenti risulti moderno grazie ad animazioni fluide e a una reattività ipercinetica, questa onnipotenza solleva dubbi sulla longevità della sfida. Gli status effect e le abilità di controllo sono visivamente spettacolari, ma la loro reale incidenza strategica appare ridotta rispetto alla bruta potenza di fuoco che caratterizza la classe. Blizzard sembra aver puntato sull'hype immediato generato da una classe "broken" piuttosto che sulla ricerca di un inserimento armonico che rispettasse la filosofia del min-maxing tipica dei veterani di Sanctuarium.

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Il prezzo della pigrizia: Asset riciclati e il sacrificio della grafica Legacy

Nonostante il fascino della nuova classe, basta scavare sotto la superficie per notare come Blizzard abbia risparmiato sui costi di produzione in modo quasi irritante. Per un prezzo che sfiora i 30 euro, l'espansione non offre alcun nuovo Atto e nessuna nuova zona geografica, limitandosi a riciclare mappe esistenti attraverso l'introduzione dei Colossal Ancients. Questi nuovi boss sono versioni potenziate degli Antichi di Monte Arreat che, pur rappresentando una sfida brutale per i personaggi di alto livello, non sono altro che un reskin con statistiche gonfiate. Il fatto che questi nemici garantiscano il drop di Rainbow Facets rappresenta un colpo durissimo all’economia interna del gioco poiché svaluta istantaneamente oggetti che i collezionisti hanno farmato per anni. Anche le funzioni di qualità della vita tanto attese, come i Loot Filters personalizzabili e gli Advanced Stash Tabs per lo stacking di rune e gemme, sono state bloccate dietro il paywall del DLC invece di essere rilasciate come aggiornamento gratuito per tutta la community.

Lo scandalo maggiore rimane tuttavia la gestione della grafica Legacy, una delle funzioni più amate di Resurrected. Blizzard ha infatti deciso di disattivare il toggle per tornare alla visuale originale quando si utilizzano i contenuti del DLC, adducendo come scusa la difficoltà tecnica di ricreare le animazioni dello Stregone nello stile a 256 colori del 2000. Per una software house con risorse immense, questa scelta appare come una palese dimostrazione di pigrizia che obbliga i puristi a rinunciare all'estetica che ha reso grande il titolo originale. A completare il quadro di una produzione frettolosa ci sono bug sistematici che causano il malfunzionamento della mappa e crash improvvisi durante l'uso dei portali cittadini. Persino la localizzazione mostra segni di incuria, con nomi di oggetti storici come l'armatura "Hustle" cambiati senza una reale logica narrativa in "Husteria", un dettaglio che non è sfuggito alla critica feroce dei forum ufficiali.

Diablo II: Resurrected – Reign of the Warlock: uno stregone "Broken" in un’espansione un po

Xbox Series X: L'esperienza console tra potenza e attriti dell'interfaccia

Giocare a Reign of the Warlock su Xbox Series X mette in luce il complicato rapporto tra il rigore tecnico di Diablo II e le necessità delle console moderne. Nonostante la potenza della macchina permetta di godere di una risoluzione 4k con effetti particellari densi, la navigazione nei nuovi menu dello stash avanzato risulta incredibilmente lenta e farraginosa. L'interfaccia tradisce una natura ibrida chiaramente derivata dai sistemi PC o mobile, con uno scrolling rigido che mal si sposa con la precisione richiesta dall'uso del controller. Gestire le ricette nel Cubo Horadrico per potenziare i nuovi Sunder Charms diventa un'operazione estenuante che spezza il ritmo dell'azione, trasformando la gestione dell'inventario in un lavoro piuttosto che in un piacere.

Dal punto di vista del frame rate, il titolo punta ai 60fps stabili ma soffre di cali percettibili durante le Shadow Trials, dove la sovrapposizione degli effetti magici dello Stregone mette a dura prova la gestione del motore grafico. Un altro punto critico è la persistenza della connessione online obbligatoria anche per le sessioni in singolo, una scelta che introduce fenomeni di stuttering e micro-lag che possono risultare fatali nelle modalità Hardcore. Blizzard sembra non aver dedicato il tempo necessario all'ottimizzazione dell'input lag su console, rendendo l'esecuzione delle concatenazioni di abilità meno precisa di quanto un giocatore competitivo potrebbe desiderare. Il risultato è un'esperienza visivamente splendida ma meccanicamente gravata da frizioni che impediscono al gioco di brillare come dovrebbe su una macchina performante come la Series X.

Diablo II: Resurrected – Reign of the Warlock: uno stregone "Broken" in un’espansione un po

 

Diablo II: Resurrected

Versione Testata: Xbox Series X

Diablo II Cover.png

Diablo II: Resurrected

In conclusione, Reign of the Warlock è un'espansione profondamente divisiva che sembra rivolgersi esclusivamente ai giocatori più accaniti della Season 13. Se cercate una scusa per tornare a farmare con una classe onnipotente e desiderate finalmente organizzare il vostro bottino grazie allo stacking di gemme e rune, troverete in questo DLC un acquisto quasi obbligato. Tuttavia, se speravate in un reale ampliamento della lore o in una cura tecnica degna del nome Blizzard, l'esperienza vi lascerà un retrogusto amaro.

 

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