Diablo II: Resurrected sbarca su Steam e su Game Pass, e porta lo Stregone con Reign of the Warlock

Nel trentesimo anniversario della serie, Blizzard introduce una nuova classe in Diablo II: Resurrected e aggiorna l’endgame, mentre l’archetipo dello Stregone viene esteso anche a Diablo IV e Diablo Immortal.

Diablo II: Resurrected sbarca su Steam e su Game Pass, e porta lo Stregone con Reign of the Warlock

Diablo II: Resurrected torna a fare notizia con un’operazione doppia e molto pratica: debutta su Steam e approda su Xbox Game Pass con il gioco base, mentre Blizzard pubblica il DLC Reign of the Warlock che aggiunge lo Stregone, prima nuova classe inserita nel perimetro di Diablo II dopo oltre 25 anni. La scelta ha un peso perché interviene su un titolo che vive di equilibri, quindi anche un’aggiunta “singola” tende a riflettersi su progressione, rotte di farming e priorità endgame.

Qui conviene distinguere subito accesso e contenuto, senza ambiguità. Su Game Pass è disponibile solo la versione base e Blizzard lo dice in modo esplicito, mentre Reign of the Warlock è separato e, per chi entra ora, viene proposto anche tramite Infernal Edition, che include base game e DLC. Nello stesso pacchetto Blizzard aggancia ricompense cross game, come contenuti per Diablo IV e un oggetto di housing per World of Warcraft, più bonus funzionali a Diablo II: Resurrected come 2 schede del forziere e 2 slot personaggio.

Sul merito, lo Stregone è descritto come classe costruita attorno a tre percorsi distinti: Demon per comandare demoni come alleati, Eldritch per canalizzare magie che trasformano le armi in veicoli di distruzione, Chaos per proiettare “inferno, fuoco e ombra” a distanza. È un’impostazione che punta alla leggibilità, ma anche alla differenziazione interna, e Blizzard la presenta come estensione del lessico di Diablo II più che come “reinterpretazione” moderna.

L’espansione non si limita alla classe. Blizzard mette sul tavolo nuove leve per il lungo periodo: da un lato nuovi oggetti, set e parole runiche, dall’altro un sistema chiamato Chronicle o Cronache che registra in modo account wide gli oggetti raccolti, inclusi unici, set e runeword, arrivando anche a indicare dove e quando sono stati trovati, e legando il completamento a ricompense. È un tipo di intervento che parla direttamente ai giocatori che misurano il valore di Diablo II sulla tenuta della caccia e sulla memoria degli oggetti, più che sul contenuto “una tantum”.

Il capitolo endgame è quello più sensibile, e qui i materiali ufficiali sono più ricchi di quanto sembri a prima lettura. Le Terror Zones diventano più controllabili: si possono ottenere consumabili per scegliere quale Atto diventa “terrorized”, e in difficoltà Inferno compaiono i Heralds of Terror, cacciatori che inseguono il giocatore e che, per design, diventano progressivamente più pericolosi. A valle delle run nelle Terror Zones entra anche un nuovo incontro di punta, i Colossal Ancients, sbloccabile combinando statue nel Cubo Horadrico dopo boss terrorizzati, con ricompense specifiche come Unique Jewels vincolati al livello 75 e con un limite di equipaggiamento “uno alla volta”, dichiaratamente simile a quello di Gheed’s Fortune.

Chiude il blocco qualità della vita, che qui non è contorno ma scelta di direzione. Blizzard introduce un loot filter integrato che incide su ciò che appare usando il tasto Alt, con possibilità di creare filtri, condividerli e usare preset della community su PC, e aggiorna il forziere con schede dedicate e stacking per categorie come gemme, materiali e rune, oltre alle schede e agli slot extra legati all’acquisto del DLC. L’effetto complessivo è chiaro: meno attrito logistico, più controllo, ma senza spostare il baricentro su comodità che cambiano la natura del gioco.



 

 

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