Patrice Leconte racconta Maigret: “Gerard Depardieu ha bevuto champagne con me e mi ha ringraziato”

A tu per tu con il regista di Maigret

Patrice Leconte racconta Maigret Gerard Depardieu ha bevuto champagne con me e mi ha ringraziato
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Patrice Leconte racconta Maigret: “Gerard Depardieu ha bevuto champagne con me e mi ha ringraziato”

Classe 1947, attore, sceneggiatore, illustratore e persino regista: Leconte è davvero un uomo dal multiforme ingegno, ma che in certi contesti sembra **mal adattarsi ai ritmi e ai gusti del cinema e dello spettacolo contemporaneo.** Poco male, perché il suo Maigret sembra proprio pensato per fare la gioia di quanti dalle detective story vogliono non tanto polizia scientifica e investigatori simili a supereroi, ma **un’indagine dell’animo umano** e un perenne dubbio di un poliziotto innanzitutto umano. 

È così il Maigret che ha appena realizzato chiedendo all’amico e collega Gerard Depardieu di impersonare il commissario. Un film crepuscolare, d’atmosfera, che non punta tanto a sbalordire con mirabolanti colpi di scena ma a restituire in maniera fedele, autentica le atmosfere rarefatte e malinconiche dei romanzi di Georges Simenon. Lo vedremo nelle sale a partire dal 15 settembre 2022. 

Oltralpe questo nuovo adattamento del più celebre detective francese non è stato un successo, nonostante i tanti biglietti staccati nei cinema francesi. Da noi questa nuova incarnazione promette di soddisfare anche i nostalgici del vecchio sceneggiato RAI con Gino Cervi nei panni di Jules Maigret. Un ruolo fisicamente impegnativo per la salute non stellare di Depardieu, in grado di restituire la fatica e la tristezza di un uomo che fa i conti con il suo passato. Così ci ha raccontato il regista che lo ha diretto e che spera di lavorare ancora con lui in futuro.

Perché ha deciso di far esordire il suo Maigret adattando il quarantacinquesimo romanzo dedicato al personaggio, Maigret e la giovane morta?

Perché quando sognavo di fare un film su questo personaggio, ho sempre voluto ritrarlo in questo punto specifico della sua carriera. In questo romanzo Maigret non sta bene fisicamente ed è un po’ depresso, deve momentaneamente separarsi dall’alcol e dall’adorata pipa. Volevo una storia crepuscolare che introducesse un Maigret  sul finire della sua carriera, che già tanto ha vissuto e patito: stanco, molto umano.

Perché ha scelto di portare proprio Maigret al cinema, proprio nel 2022?

A differenza di altri detective infatti Maigret è un uomo e un investigatore pieno di dubbi, non risolve un caso in quattro e quattr’otto trovando un capello per terra. Amo questo suo lato estremamente umano.

Le televisioni e le serie francesi, italiane e anglofone sono piene di commissari. Secondo lei Maigret ha esercitato un’influenza su questi poliziotti e investigatori?

Non saprei onestamente, ma sarei portato a dire di no. Maigret è un personaggio a parte, fuori dal tempo. Tutti questi personaggi che vediamo in TV non sono supereroi ma sono persone molto sicure di sé, che sanno il fatto suo, molto scientifiche, in grado di raggiungere risultati straordinari no? Maigret invece è atipico, non ha certezze, è lontano da questo trend. Nelle serie poliziesche attuali non vedo traccia di questa sua unicità.

Lei è uno spettatore di serie televisive?

Ho guardato delle serie che mi sono state suggerite e consigliate. Alcune mi sono piaciute, perché ci sono ottime regie e grandi attori, ma ammetto che un po’ mi fanno paura perché mi rendono cronofagico: vedi un episodio, poi vuoi vedere quello dopo, la stagione dopo, la serie dopo. Non fa per me, ci vuole troppo tempo. Me le hanno proposte spesso, mi hanno detto: “fanne una no? Avrai quindici ore per esprimerti e dire quello che vuoi.” Io ho sempre detto no, non so che dire per così tante ore, per esprimermi penso basti un’ora e mezza o poco più.

Come ha organizzato il suo lavoro su set? Questo film vive molto di scorci, inquadrature, atmosfere…

A me piace molto costruire l’inquadratura: in Francia è un ruolo che i registi ricoprono abbastanza raramente, forse è così anche in altri paesi, non so. Per me è stato un privilegio lavorare con Gerard (Depardieu), è davvero toccante girare con un attore di questa stazza, fisica e emotiva. Costruivo l’inquadratura per tentare di far trasparire le emozioni che suscita la sua presenza. 

Anche luce e la fotografia svolgono un ruolo importantissimo in questo film.

La fotografia del film è stata molto curata per creare la giusta atmosfera. Con il mio direttore della fotografia Yves Angelo abbiamo stabilito che ci sarebbero state poche luci artificiali, qualche rifrazione sul volto degli attori, un raggio di luce che tocca il volto di Maigret, cose così. Mi piace questo Maigret tutt’altro che solare e mi è piaciuto lavorare con Yves Angelo. Lui appena arriva sul set si chiede “in questa scena da dove arriva la luce?” e da lì procede. Io costruivo la scena, lui me la illuminava. Ci siamo trovati molto bene.

Com’è stato lavorare con lui? Si dice non abbia un carattere facile.

Ti racconto un aneddoto dall’ultimo giorno di riprese. Abbiamo girato l’ultima scena e poi abbiamo festeggiato brindando tutti insieme con una coppa di champagne. Lui ha detto di fronte a tutti una cosa bellissima: “ti ringrazio: in questi ultimi anni ho fatto molti film, su questo set invece ho fatto del cinema”.

Le piacerebbe lavorare di nuovo con Depardieu?

Sto già lavorando a un nuovo progetto con lui, quindi direi proprio di sì. Io davvero non riesco a rimanere inattivo, non riesco a immaginarmi ad andare in pensione, a giocare a dama o ad andare a pescare. Ho un progetto in stato avanzato con Gerard nel cast. Pensa, lui mi telefona e mi dice: “Patrice, non mi mollare eh, non dimenticarti di me” e io gli dico “ma come potrei?”.

Altri progetti che vorrebbe portare al cinema?

Ho un secondo progetto in lavorazione, ti dico anche su cosa: un film su un ragazzo quindicenne di nome Braille che si è inventato da solo un linguaggio dedicato ai non vedenti, l’alfabeto Braille appunto. Non è un biografico, sia chiaro, sarà un film poetico. Se tutto va bene dovrei girarlo la prossima primavera, dico idealmente perché il cinema è diventato un inferno un po’ incerto. Uno pensa che i finanziatori siano sempre lì col portafoglio pronto, invece può sempre saltare tutto all’ultimo.