A Milano è scoppiata la pin mania: storia, tradizione e consigli pratici su come trovare scambiare le spillette olimpiche
Tra le tante iniziative gratuite realizzate a Milano per le Olimpiadi, c'è uno spazio dedicato agli amanti dei Looney Tunes e ai collezionisti di cimeli olimpici
Negli Stati Uniti il pin trading olimpico è una pratica molto diffusa. È esplosa soprattutto a partire dai Giochi di Atlanta 1996, anche se – come mi spiegano sorridendo alcuni giovani collezionisti – loro all’epoca non erano ancora nati. Oggi, con l’avvicinarsi dei Los Angeles 2028, l’interesse è tornato fortissimo. Dopo la spilletta-mania esplosa sui social durante le Olimpiadi di Parigi, anche Milano Cortina 2026 è finita al centro di un fenomeno che in realtà è antico quasi quanto le Olimpiadi moderne stesse: una tradizione che intreccia passione per il collezionismo, una precisa etichetta non scritta e la possibilità concreta di fare amicizie e conoscere persone da tutto il mondo.
SPILLA DA COLLEZIONE pin San Siro Olimpiadi Milano Cortina 2026
Come è quando è nato il collezionismo delle spille olimpiche
Il pin trading, lo scambio di spillette, è diventato da molti anni una sorta di sport alternativo per spettatori e addetti ai lavori dei Giochi Olimpici, con appassionati che, Olimpiade dopo Olimpiade, girano il mondo con le loro valigie piene di pin, pronti a scambiarle con chiunque condivida la stessa passione. La tradizione affonda le radici già nelle Olimpiadi di Atene 1896, le prime dell’era moderna. All’epoca, però, le spillette erano soprattutto strumenti di riconoscimento per atleti e addetti ai lavori, non oggetti da collezione. È ai Giochi di Parigi del 1924 che qualcosa cambia: alle delegazioni vengono consegnate spille ufficiali e, vivendo insieme nel villaggio olimpico, gli atleti iniziano a scambiarsele nei momenti di ritrovo informale.
Da lì lo scambio diventa una tradizione non codificata ma sempre più consolidata: ogni atleta riceve spille della propria nazionale e le baratta con quelle di altri Paesi. Edizione dopo edizione, il numero di pin aumenta in modo esponenziale. Accanto agli oggetti ufficiali dell’edizione – spesso legati alle mascotte, come Milo e Tina a Milano Cortina – sponsor e aziende iniziano a produrre piccole tirature legate al proprio marchio, affiancandosi alle spillette destinate ad atleti, delegazioni, staff sportivo e membri del CIO.
Parallelamente allo scambio tra sportivi nasce una vera comunità di appassionati, che va letteralmente a caccia di spillette per la città e nei pressi del villaggio olimpico, interagendo con atleti, partecipando a feste, eventi e iniziative collaterali. Non esistendo un catalogo ufficiale, non esiste nemmeno una “collezione perfetta”: come mi spiegano diversi collezionisti arrivati a Milano per animare il Pin Trading Center, il punto non è mai avere la raccolta più grande o più costosa. Anzi, per etichetta, i collezionisti non comprano e non pagano le spille tra loro: le scambiano. È per questo che molti arrivano con pin di edizioni precedenti, così da poterle barattare con chi possiede collezioni diverse.
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Storie di collezionismo ed "etica dello scambio" dal Pin Trading Center di Milano Cortina
Oltre al Pin Center ufficiale, ai Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 esiste anche uno spazio dedicato ai Looney Tunes, che ospita tavolini e aree di scambio frequentate da collezionisti e curiosi. Dal 6 al 22 febbraio, in via Carlo De Cristoforis 1, è visitabile l’Official Olympic Pin Trading Center, uno dei luoghi simbolo della cultura olimpica, dedicato allo scambio e alla vendita delle spille ufficiali, con un’area specificamente attrezzata per i collezionisti.
In Italia questa tradizione non è particolarmente diffusa, tanto che l’host ufficiale incaricato di organizzare lo spazio e coordinare i colleghi più esperti è un appassionato tedesco. È Yorick Spieker a spiegarmi, a grandi linee, come funziona il pin trading: Questo è il cuore pulsante del pin trading a Milano Cortina 2026. Qui si incontrano collezionisti, atleti, delegati, media: è il posto giusto per scambiare pin e fare amicizie. Gli chiedo se esistano delle vere e proprie “specializzazioni” tra i collezionisti: C’è chi colleziona solo pin delle nazionali, chi quelli dei media, degli sponsor o delle mascotte. C’è un grande “ombrello olimpico” e poi tante nicchie-
E cosa rende speciale questa comunità?
Il fatto che unisce le persone. È puro divertimento e condivisione. Proprio come sta succedendo ora tra noi»
Per un principiante, entrare in questo mondo può sembrare intimidatorio?
Questo è il posto ideale per iniziare. Qui succede la magia: incontri persone da tutto il mondo, puoi anche acquistare pin ufficiali e impari l’etichetta del pin trading. Bisogna essere gentili, corretti, portare qualcosa da scambiare.
Poco dopo scambio due chiacchiere con un altro appassionato tedesco, che mi mostra orgoglioso il suo set delle Olimpiadi di Sochi: una spilletta-matrioska che si apre rivelando una bambolina più piccola al suo interno. Pierre Wessel mi racconta che la sua prima Olimpiade è stata Atene 2004: All’epoca Coca-Cola gestiva il Pin Trading Center. Molti sponsor distribuivano pin gratuitamente, e tantissime persone hanno iniziato così. Gli chiedo se abbia un pin a cui è particolarmente legato e mi mostra un set del Canada di Sochi 2014. È raro, difficile da ottenere, ed è un ottimo pezzo anche per gli scambi.
E il “pin dei sogni”?
Più che il pin in sé, conta la storia. A Rio ero volontario e ho ricevuto un pin direttamente dal presidente del CIO. Non è raro, solo i cerchi olimpici, ma il valore simbolico è enorme.
Scambio due chiacchiere anche con una fan arrivata dalla Cina. Mi spiega di non parlare molto bene inglese, ma riusciamo comunque a capirci. Mi mostra la sua collezione di pin raccolte durante le Olimpiadi di Pechino: il suo pezzo forte è una serie che, affiancata, compone il profilo iconico della bottiglietta Coca-Cola, realizzata appositamente per i Giochi cinesi.
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Tutti mi confermano che il grosso degli appassionati arriva dagli Stati Uniti. Riesco così a intercettare due giovanissimi americani, Molly e Alex, cugini provenienti dal Wisconsin. Sono loro a spiegarmi perché il pin trading è così popolare negli States: Negli Stati Uniti è molto diffuso. È esploso soprattutto con Atlanta ’96. Ora, con Los Angeles 2028, l’interesse è tornato fortissimo.
Hanno ereditato questa passione in famiglia: È una tradizione. Nostro zio colleziona pin da anni, e crescendo abbiamo iniziato anche noi, racconta Alex. Molly aggiunge: Mio padre purtroppo è venuto a mancare qualche anno fa, ma aveva partecipato a sei Olimpiadi. Parigi sono state le mie prime, e ho deciso di creare un pin personale: rappresenta tutte le Olimpiadi a cui è stato lui, con le bandiere – compresa Torino – più quella di Parigi. Sopra c’è scritto 'tale padre, tale figlia'.
Sono proprio loro a donarmi la prima spilletta della mia collezione improvvisata: un cimelio realizzato da Kodak per le Olimpiadi di Albertville 1992. La Kodak nemmeno esiste più, scherza Alex, mentre io contraccambio lo scambio con un piccolo gadget ricevuto a un evento cinematografico, giusto per rispettare lo spirito e l’etichetta di questa tradizione olimpica.
Per chi ha la fortuna di trovarsi a Milano in questi giorni, la caccia alle spillette è aperta: pop-up store, edicole e spazi promozionali disseminati per la città offrono occasioni continue per imbattersi in nuove spillette. Per lo scambio vero e proprio, però, uno dei punti di ritrovo più frequentati resta lo spazio dei Looney Tunes allestito da Warner Bros. Discovery. All’angolo dedicato ai collezionisti si affianca un’area esperienziale con zone relax per famiglie, punti fotografici con i Looney Tunes in versione invernale e una selezione di spille ufficiali dedicate alla collaborazione tra personaggi animati e Olimpiadi.


