LG UltraGear 27GX700A: in prova l'OLED che cambia gioco
Gestione estesa di luci, contrasto e colore per un pannello nativo 10 bit da sballo

Con l'UltraGear 27GX700A siamo in presenza di uno dei primi pannelli WOLED di quarta generazione con struttura RGB Tandem, che sulla carta significa più luminosità e colori ancora più fedeli. Ricondurre tutto a un miglioramento tecnico assoluto sarebbe però limitante, perché piuttosto che inseguire la precisione a tutti i costi, questo progetto spinge anche sull’impatto. Pannello a risoluzione 2560 x 1440 (110 ppi), 10 bit nativo.
Sin dal primo utilizzo quello che colpisce non sono solo nitidezza o contrasto — che restano quelli eccellenti e tipici dell’OLED — quanto il modo in cui la luce viene gestita. Le scene non sono più “corrette” ma più vive e presenti, addirittura aggressive. Si tratta di una scelta precisa volta a rendere tutto ancora più entusiasmante, a partire dai videogiochi.

Il pannello mantiene l’estetica tipica della serie UltraGear, senza rivoluzioni: linee tese, divertente retro illuminato, costruzione solida. L’unico elemento che potrebbe lasciare qualche dubbio è la base: 2x elementi tra colonna e piano in metallo pesante che sembrano renderla sproporzionata. Quando però si inizia a usarla se ne comprende l'importanza, perché lo schermo è ancora più solidamente ancorato, e in un contesto competitivo anche questo conta.
Notevole il trattamento del pannello: non completamente opaco o lucido. Sorta di via di mezzo che riesce a gestire la luce ambientale senza togliere profondità all’immagine. Potrà anche sembrare un dettaglio minore, quando invece contribuisce a migliorare concretamente l’esperienza d'uso.

27GX700A - Connettività: c'è quasi tutto
Siamo in fascia premium dove l’aspettativa non è solo quella di un'unità eccellente, ma anche un ecosistema completo e pronto a coprire ogni scenario d’uso. Posteriormente la dotazione vede 2x HDMI 2.1, 1x DisplayPort 1.4 e un piccolo hub USB con porte USB-A, oltre al classico jack audio. È una configurazione pulita, pensata chiaramente per il gaming puro – console e PC collegati in modo diretto.

L’assenza dell'USB-C potrebbe pesare più di quanto sembri sulla carta. Non è solo una questione di “una porta in meno” ma rinunciare a un collegamento unico per laptop capace di gestire video, dati e alimentazione con singolo cavo. In un contesto sempre più orientato a configurazioni ibride – tra lavoro e gaming, desktop e notebook – questa mancanza si traduce in una scrivania più caotica e in una minore immediatezza d’uso.
Evidente anche l’assenza dello switch KVM, funzione che sta diventando sempre più rilevante proprio in questa fascia di mercato. Chi utilizza un doppio sistema – magari un PC fisso e un portatile da lavoro – è costretto a trovare soluzioni esterne per condividere tastiera e mouse. Non si tratta ovviamente di un ostacolo insormontabile, ma di un passaggio in più evitabile con monitor concorrenti.

Per chi punta a un uso esclusivamente per giocare queste lacune possono risultare marginali. Chi invece cerca un prodotto “totale” che accompagni senza compromessi sia il tempo libero che il lavoro, diventano dettagli che possono incidere.
27GX700A - Pochi limiti, tante virtù tecniche
In HDR il 27GX700A costruisce la propria identità, all'interno di un progetto che non si limita al rispetto delle specifiche ma inizia a interpretarle. La luminosità non viene semplicemente spinta verso l’alto ma gestita, distribuita, modellata per rendere ogni elemento più leggibile. I mezzi toni si aprono, le ombre sacrificano una parte della loro profondità cinematografica per guadagnare visibilità. È una scelta precisa, quasi ideologica, che nel gaming competitivo si traduce in un vantaggio concreto.

Ed è proprio nel gaming che questa filosofia trova piena espressione. I 280 Hz non sono un numero sulla carta: si percepiscono chiaramente. Il movimento è netto, immediato, privo di trascinamenti. L’OLED continua a muovere in un’altra categoria rispetto agli LCD, eliminando alla radice ghosting e scie. Anche nelle situazioni più caotiche l’immagine resta sempre leggibile, mai impastata.
A ciò si aggiunge l'HDR-10 che segna un ulteriore salto generazionale. Luci, riflessi ed effetti particellari acquistano presenza e incisività, per una superiore illuminazione e un impatto visivo più deciso. Anche le scene diurne, spesso punto debole degli OLED, qui trovano nuova solidità.

Dal PC alle console
Su PC l’esperienza rasenta la perfezione. Il supporto al VRR è notevole ((G-Sync Compatible/FreeSync Premium Pro), la fluidità totale e l’input lag estremamente contenuto restituisce una sensazione di controllo immediata. La risposta dei pixel è praticamente istantanea, con una nitidezza del movimento che pochi altri pannelli possono avvicinare. Restano però alcuni limiti intrinseci: il flickering con VRR attivo nelle scene scure e, in alcuni casi, la presenza di banding visibile nei contenuti più critici. Sono difetti noti che non compromettono l’esperienza ma che vale la pena considerare.
Su console il comportamento cambia sensibilmente. Con PS5 tutto funziona in modo sorprendentemente efficace: il monitor viene riconosciuto come display 4K/120 Hz, pur essendo un 1440p. Ciò consente di beneficiare di un segnale più ricco, poi adattato internamente, con un risultato visivo più pulito e definito di quanto ci si aspetterebbe.

Con Xbox Series X emergono invece alcune limitazioni. Il mancato riconoscimento costante del segnale 4K impedisce di sfruttare il supersampling, così come l’assenza del Dolby Vision pesa, considerando la diffusione di questo formato sulla piattaforma Microsoft. L’immagine resta comunque di alto livello ma meno incisiva rispetto a quanto visto su Playstation. Inoltre il monitor non offre un controllo completo dei range RGB, rendendo la configurazione meno immediata. Un’impostazione errata può portare a neri sollevati o perdita di dettaglio, il che allontana l’esperienza da un vero plug & play.
Titoli come Cyberpunk 2077 beneficiano enormemente delle doti tecniche, con un HDR che esalta luci e riflessi. In egual misura le cupe atmosfere di The Last of Us mettono in evidenza la qualità delle basse luci con ombre precise, assenza di rumore e una gestione del contrasto davvero convincente. Anche tornando indietro nel tempo caricando su PC versioni rimasterizzate di Doom I&II, e le innumerevoli varianti con mappe alternative create dopo il 1993, il divertimento è totale, basta impostare il preset “Gamer 2” (più scuro “Gamer 1”, poi ci sono “FPS” ed “RTS” con minime differenze) per spaziare con tutto un altro colpo d'occhio negli ambienti più scuri.

La risposta istantanea elimina qualsiasi problema di scie, mentre il contrasto elevatissimo restituisce un’immagine incisiva. Il leggero motion blur percepito, legato alla natura sample-and-hold, resta soggettivo e comunque poco invasivo su una diagonale da 27” pollici.
27GX700A - Spazio a colori e luci
Il contrasto elevatissimo e la copertura quasi completa dello spazio DCI-P3 permettono colori vivi e brillanti. Tuttavia la scelta di privilegiare la luminosità porta talvolta a immagini leggermente sovraesposte, mentre il banding nelle scene scure può risultare visibile.
La calibrazione di fabbrica è complessivamente molto buona, ma richiede attenzione soprattutto per gli utenti console. Il preset sRGB si distingue per valori di deltaE contenuti e una buona fedeltà cromatica, ma impone vincoli sulla gestione del range RGB.

Gli altri preset sfruttano il gamut nativo P3 del pannello, aumentando la saturazione rispetto al riferimento. Il profilo DCI-P3, pensato per il cinema, presenta un gamma elevato e un punto di bianco differente dal D65, risultando poco adatto al gaming.
In HDR il preset Gamer 1 (DisplayHDR 500) è il più accurato. Il tracking della curva PQ è generalmente corretto, anche se influenzato dal parametro Black Stabilizer. Intervenendo su quest’ultimo si può ottenere una scala di grigi più precisa. Il picco di luminanza raggiunge circa 560 cd/m² al 10% di finestra, con valori che possono superare le 1300 cd/m² sui dettagli più piccoli attivando il Peak Brightness, sacrificando però la precisione del tone mapping.

27GX700A - Oltre i videogiochi
In SDR il monitor si comporta molto bene. La modalità sRGB rappresenta già un punto di partenza equilibrato, pur senza raggiungere la perfezione assoluta. Nell’uso quotidiano tra navigazione, office, gestione relativamente impegnativa di foto e video non emergono criticità, ma quando si entra in ambiti più esigenti una calibrazione mirata può fare la differenza. È intervenendo sul bilanciamento del bianco che il pannello cambia davvero volto, restituendo un’immagine estremamente precisa, quasi chirurgica.
LG è riuscita a mitigare uno dei limiti storici degli OLED: la gestione di contenuti statici e testo. Il nuovo trattamento antiriflesso e una luminosità più stabile migliorano sensibilmente l’esperienza d’uso. Il bianco appare più neutro rispetto al passato, con benefici diretti sulla leggibilità. Documenti, fogli di calcolo e navigazione web risultano meno stancanti per la vista anche dopo lunghe sessioni.

Anche se presente il fringing cambia natura: non scompare ma diventa meno invasivo, relegato a situazioni specifiche ad alto contrasto. Chi lavora intensivamente con il testo continuerà probabilmente a preferire un IPS di fascia alta, ma la distanza si è ridotta in modo significativo.
Conclusioni
Gli iniziali 899 euro richiesti in fase di lancio posizionavano questo monitor in una fascia difficile da difendere. Troppo alto per quello che offre in termini di versatilità, troppo vicino a soluzioni più complete per chi va oltre il gaming. Attualmente il prezzo più interessante si aggira intorno ai 600 euro, cambiando lo scenario in modo netto. Non più una scelta da giustificare a fatica ma una proposta sensata, soprattutto se l’obiettivo è principalmente quello di giocare al massimo livello possibile.
LG UltraGear 27GX700A
A conti fatti un monitor che non cerca di essere neutrale a tutti i costi, pensato per spingere forte su un aspetto preciso: i videogiochi in un ambiente veloce, reattivo, visivamente d’impatto. Capace concretamente di accendere lo spettacolo.


