Star Trek Serie Classica 60°: recensione del box 2K da collezione
Rinnovata veste grafica, effetti video potenziati e un collezionabile da urlo

L'8 settembre 1966 la USS Enterprise entrava per la prima volta nelle case americane con l'episodio The Man Trap – Trappola umana. Sessant'anni dopo la visione di Gene Roddenberry conserva intatta la sua forza: immaginare un futuro in cui le differenze non siano più un pretesto per alimentare conflitti, ma occasione per ripensare l'umanità stessa.
Nata nell'America attraversata dalle tensioni per i diritti civili e dalla Guerra fredda, Star Trek affidava alla fantascienza una libertà narrativa rara per la televisione dell'epoca. Pianeti sconosciuti e civiltà aliene diventavano lo specchio di una società incapace di liberarsi da pregiudizi e discriminazioni. Il futuro della Federazione non era un paradiso già conquistato, ma un ideale da mettere continuamente alla prova.

Al centro di questa visione si muove il triangolo formato da Kirk, Spock e McCoy, una delle intuizioni più felici della serie. Kirk decide e si assume il rischio, Spock sottopone ogni scelta al vaglio della fredda logica, McCoy difende l'imprevedibilità dei sentimenti e il valore della vita individuale. Le loro schermaglie non sono semplici parentesi ironiche: fanno emergere fratture morali che nessuna formula può risolvere. È in questo equilibrio instabile che la Serie Classica supera i confini dell'avventura televisiva, perché non promette un'umanità perfetta: immagina una civiltà capace di riconoscere i propri limiti senza smettere di superarli.
Star Trek 60° prima stagione: il coraggio di esplorare
La stagione d'esordio definisce il linguaggio della serie attraverso avventure indipendenti, capaci di affrontare situazioni molto diverse. The Corbomite Maneuver - L'espediente della carbonite mette Kirk di fronte a una minaccia apparentemente insuperabile, risolta senza affidarsi alla potenza delle armi. Space Seed – Spazio profondo introduce Khan Noonien Singh (Ricardo Montalban), destinato a diventare uno degli avversari più celebri della saga, fulcro del secondo film della saga, Star Trek II – L'ira di Khan.

Il vertice narrativo arriva con The City on the Edge of Forever - Uccidere per amore. Kirk e Spock raggiungono l'America della Grande Depressione dopo un incidente che altera la linea temporale. Qui il capitano incontra Edith Keeler, donna il cui destino è legato al futuro dell'umanità. La vicenda trasforma il viaggio nel tempo in un dramma sulle conseguenze delle scelte personali, lasciando emergere un lato particolarmente maturo della scrittura televisiva dell'epoca.
Star Trek 60° seconda stagione: un universo più grande
Con l'arrivo di Pavel Chekov (interpretato da Walter Koenig, recentemente scomparso) l'equipaggio assume una nuova fisionomia. La serie approfondisce inoltre la cultura vulcaniana con Amok Time - Il duello, episodio fondamentale per comprendere la natura di Spock. Mirror, Mirror - Specchio, specchio introduce invece una realtà parallela nella quale la Federazione è sostituita da un impero militare. L'idea avrà una lunga fortuna nelle produzioni successive.

Journey to Babel - Viaggio a Babel porta a bordo dell'Enterprise Sarek, il padre di Spock, e trasforma una missione diplomatica in un'indagine che coinvolge direttamente la famiglia del vulcaniano. Con The Trouble with Tribbles - Animaletti pericolosi, la serie dimostra infine di saper alleggerire i toni senza perdere personalità: le minuscole creature protagoniste dell'episodio diventano una presenza irresistibile e uno dei simboli più riconoscibili del franchise.
Star Trek 60° ultima stagione: eredità più forte dei limiti
L'ultimo ciclo presenta una qualità discontinua. Spock's Brain - Operazione cervello è uno degli episodi meno convincenti dell'intera produzione, mentre altre storie conservano un notevole interesse. The Enterprise Incident - Incidente all'Enterprise introduce una missione segreta in territorio romulano, mentre Day of the Dove - La forza dell'odio riflette sulla facilità con cui l'odio può alimentare uno scontro senza fine.
In Let That Be Your Last Battlefield - Sia questa l'ultima battaglia, il conflitto fra due individui dalle sembianze quasi identiche diventa una denuncia esplicita del razzismo. La semplicità del concetto rende ancora più evidente l'assurdità di una rivalità fondata su differenze fisiche. È uno degli esempi più chiari di come Star Trek utilizzi mondi immaginari per parlare dei problemi della propria epoca.

L'edizione comprende anche The Cage - Lo zoo di Talos, primo pilota respinto dal network televisivo NBC. Jeffrey Hunter interpreta il capitano Christopher Pike in una versione dell'Enterprise ancora lontana da quella che il pubblico avrebbe imparato a conoscere. Il recupero dell'episodio permette di osservare le origini del progetto e la sua graduale evoluzione.
A sessant'anni dal debutto la serie classica mostra inevitabilmente i segni del proprio tempo. Alcuni episodi risentono dei limiti produttivi e delle scelte narrative degli anni Sessanta, ma diverse avventure non hanno perso la loro capacità di coinvolgere. La loro forza non dipende dagli effetti speciali, bensì dalle domande che pongono sceneggiature spesso taglienti e perspicaci.

Il lascito più importante di Star Trek è la fiducia nella possibilità di cambiare. La conquista dello spazio rappresenta solo l'inizio: il vero progresso consiste nel superare i pregiudizi che impediscono agli esseri umani di comprendersi. È questa l'idea che ha permesso alla serie di sopravvivere a sei decenni di trasformazioni televisive e culturali, mantenendo intatto il significato del viaggio dell'Enterprise.
Star Trek 60° - Qualità video e audio
Questa nuova pubblicazione include Blu-ray con le medesime presentazioni video e audio: immagini 2K (1920 x 1080/23.97p) con aspect ratio originale 1.33:1, codifica VC-1 su dischi BD-50. La grana della pellicola rimane visibile, talvolta più marcata nelle sequenze ricche di effetti, ma la pulizia del materiale è generalmente buona. A colpire sono soprattutto la resa cromatica delle uniformi della Flotta Stellare e la definizione dei dettagli: dalle texture dei costumi agli strumenti sul ponte dell'Enterprise.

L'alta definizione mette inevitabilmente in evidenza i limiti scenografici della produzione, comprese le finiture approssimative dei set e gli elementi artificiali utilizzati per ricreare i pianeti. Caratteristiche vintage legate all'epoca della serie e certo non difetti del trasferimento. La terza stagione mantiene gli stessi standard, con qualche impurità in più nelle sequenze con effetti speciali; The Cage presenta differenze fra il materiale in bianco e nero, più segnato dall'usura e le sequenze a colori, più pulite. Consigliabile scegliere la visione con effetti video potenziati.
Sul fronte audio tutte e tre le stagioni sono ascoltabili in italiano in Dolby Digital 2.0 (192 kbps) per un ascolto dignitoso di registrazioni con circa 60 anni sulle spalle, a partire dal parlato. Meglio va per la traccia originale DTS-HD Master Audio 7.1 (24 bit). Certo il risultato non trasforma la serie in una dimostrazione spettacolare di rievocazione del passato, ma valorizza la colonna sonora di Alexander Courage mantenendo i dialoghi sempre chiari.

Gli effetti elettronici, gli allarmi e i rumori delle apparecchiature acquistano così maggiore risalto, mentre i canali posteriori contribuiscono ad ampliare l'ambiente sonoro. La seconda stagione evidenzia un miglioramento particolarmente percepibile nelle versioni rimasterizzate, con effetti più corposi e maggiore profondità; The Doomsday Machine – La macchina del giudizio universale offre alcuni dei passaggi più efficaci. Anche la terza stagione garantisce una riproduzione equilibrata, con una buona separazione degli effetti e bassi presenti senza risultare invadenti.
Nel complesso questo box Blu-ray 2K prosegue nel valorizzare al meglio il materiale originale, rispettandone l'aspetto storico e offrendo un'esperienza audiovisiva nettamente superiore a quella delle vecchie trasmissioni televisive.

Star Trek 60° - Gli extra
Questa edizione per il 60° anniversario punta soprattutto sul valore collezionistico, senza introdurre cambiamenti rispetto ai precedenti cofanetti Blu-ray. Le differenze più evidenti riguardano la veste grafica e il materiale incluso nella confezione, mentre gli appassionati possono ritrovare alcuni approfondimenti che meritano di essere riscoperti.
Come in passato il contenuto più interessante per tornare alle origini della saga è “Flotta Stellare”, modalità picture-in-picture disponibile per episodi selezionati. Una finestra secondaria mostra interventi di produttori, sceneggiatori, storici e studiosi della serie che commentano la genesi degli script, la caratterizzazione dei personaggi, gli oggetti di scena e le musiche. Le informazioni possono essere accompagnate da curiosità testuali che compaiono durante la visione.

Tra i documentari spicca Spacelift: Transporting 'Trek' Into the 21st Century, dedicato al lavoro necessario per portare la serie nell'era dell'alta definizione. Il filmato illustra il recupero delle immagini originali, la nuova registrazione della colonna sonora e la realizzazione degli effetti visivi “potenziati”. È un contenuto particolarmente utile per comprendere il lavoro dietro una rimasterizzazione che ha cercato di preservare l'identità della produzione originale, adeguandone al contempo la resa tecnica.
La seconda stagione riserva uno spazio speciale ai Triboli, le celebri creature pelose introdotte nell'episodio The Trouble with Tribbles. Il disco raccoglie anche More Tribbles, More Troubles, proveniente dalla serie animata e Trials and Tribble-ations, episodio di Deep Space Nine che celebra uno dei momenti più amati della produzione classica. Occasione per osservare come una singola intuizione narrativa abbia attraversato generazioni differenti di Star Trek.

La terza stagione comprende invece la versione alternativa del secondo pilota Where No Man Has Gone Before – Oltre la galassia, insieme a filmati dietro le quinte e testimonianze dedicate a figure fondamentali della produzione. Completano il quadro il tour interattivo dell'Enterprise e diversi documentari sulla storia della serie, i suoi interpreti e l'eredità culturale di Gene Roddenberry.
Il cofanetto si distingue infine per gli oggetti da collezione: 9 cartoline plastificate grande formato di cui 8 dedicate al cast e 1 all'astronave, che se voltate posteriormente vanno a formare la grafica “Star Trek 60”. Non è da meno il piccolo disco in vinile (33 giri) con variazioni del tema musicale e alcuni effetti sonori. Il box adotta una grafica differente rispetto al passato, con impostazione più luminosa e non di meno solida.
Rating: tutti
Nazione: Stati Uniti

Star Trek: The Original Series
Questo box 2K per il 60° anniversario non rinnova il già ottimo comparto tecnico video & audio dei Blu-ray (al netto della vecchia codifica video VC-1), incluse come in passato le versioni alternative degli episodi con effetti speciali migliorati. Chicca tra i collezionabili il mini 33 giri trasparente che farà gola ad appassionati e completisti.



